Janine Antoni’s

Le incarnazioni dell’intimità

di Doron Beuns

Janine Antoni, artista originaria delle Bahamas è stata una dei giovani artisti emergenti che hanno mostrato il proprio lavoro nella sezione “Aperto” della 45esima Biennale di Venezia, esibizione che ha  ha segnato un cambiamento storico nell’ambito della realizzazione dell’impianto espositivo con non meno di tredici curatori e centoventi artisti partecipanti. Circa sedici anni più tardi, la maggior parte dei curatori e degli artisti che vi parteciparono ha ottenuto il riconoscimento della critica e fra questi possiamo sicuramente annoverare Janine Antoni. Già dopo aver completato gli studi accademici alla Rhode Island School of Design, l’artista ha spinto e sfidato l’eredità dell’arte minimalista, della performance art, e del surrealismo. Le opere di Janine Antoni potrebbero essere considerate una reazione contrapposta agli artisti che escludono il loro corpo o il loro “tocco artistico” dalla produzione delle loro opere. Tuttavia, invece di rifugiarsi nell’idea romantica della creazione di un marchio singolare da parte del genio individuale, come nelle opere dell’espressionismo astratto, Janine Antoni si esprime in attività più triviali in modo da aggiungere o togliere qualcosa dai suoi lavori. Un simile approccio è riscontrabile nell’opera “Lick and Lather” del 1993. Qui l’artista realizza un calco di sé stessa con l’intento di produrre sculture a busto realizzate poi con cioccolato e sapone. Le versioni al cioccolato dei busti furono ampiamente leccate dall’artista mentre quelle al sapone si unirono a lei per un bagno. Questa pratica ha comportato la rivelazione di un’immagine di sé deturpata e vulnerabile concepita nel modo più intimo possibile. La pratica artistica di Janine Antoni sembra esplorare come l’intimità personale e l’intimità interpersonale possono trascendere attraverso immagini, oggetti e materiali. I suoi familiari stretti e i suoi partner sentimentali diventano spesso parte del suo lavoro.

 

Janine Antoni, Lick and Lather, 1993

Janine Antoni, INGROWN, 1998

Nonostante questo aspetto molto personale, Antoni descrive le sue relazioni con un senso di intercambiabilità. Questa intercambiabilità ci permette successivamente di immaginarci all’interno delle opere mentre riconosciamo le tracce archetipiche del legame umano. L’occhio e la lingua in “Mortar and pestle” riescono a diventare la lingua e l’occhio di ogni profonda relazione intima. I calchi della bocca dell’artista e della mano di sua madre nell’opera “Umbilical” potrebbero appartenere a chiunque e potrebbero inoltre applicarsi a molteplici forme di “assistenza” come quella ricevuta da un genitore o da un fratello maggiore. Le opere di Antoni ammettono l’espressione di molteplici significati e pertanto riescono sempre a mantenere la propria rilevanza. Oggi potremmo facilmente collegare il suo lavoro alla sostituzione dell’agire umano con l’intelligenza artificiale. Forse non in senso strettamente letterale, ma si potrebbe sostenere che un’opera come “Wean” del 1989 è vagamente profetica e si illustra come precursore del paradigmo caratterizzato dalle AI. Da sinistra a destra questa composizione visiva mostra un calco del seno dell’artista, del suo capezzolo, dei tre capezzoli in lattice usati per dei biberon e della confezione acquistata in negozio in cui sono stati imballati. 

Le fasi della separazione del bambino dalla madre in questo caso diventano una metafora del presente e del prossimo futuro. Un tema opposto a quello della separazione appare invece nelle sculture più recenti di Antoni in cui calchi vuoti, varie parti dello scheletro e oggetti domestici si uniscono in composizioni impossibili. Lo straniamento in questo caso emerge dalle cose morte che acquisiscono un senso di vitalità umana a causa del loro significato metaforico. Un’opera come “To twine” del 2015 è completamente priva di vita e se da una prospettiva biologica appare durissima allo stesso tempo si rivela in senso metaforico incredibilmente dolce e vitale. Ciò vale anche per il modo in cui le due colonne vertebrali si uniscono indissolubilmente alla loro fine. Questo non è ciò che realmente accade durante un rapporto intimo con il nostro partner sentimentale, ma è esattamente ciò che “sentiamo”. Antoni sembra suggerire che non c’è modo di tornare indietro dall’innamorarsi. Qui non c’è posto per locuzioni come “Finché morte non ci separi”.

Janine Antoni, to long, 2015

Janine Antoni, Wean, 1989


PUBLICATION LISTED IN THE ITALIAN PRESS REGISTER BY THE SASSARI COURT OF LAW WITH REGISTRATION NUMBER 447/2017.
EDITOR IN CHIEF: ALICE ZUCCA

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