I SURROGATI QUASI COSCIENTI DI

ED ATKINS

DI DORON BEUNS

Quando corpi virtuali e  ragni sembrano avere una coscienza umana e iniziano a confrontarsi con i loro problemi esistenziali, probabilmente siamo davanti a un’opera di Ed Atkins. L’artista di base a Berlino è uno dei partecipanti britannici all’ultima edizione della 58esima Biennale d’Arte di Venezia. All’interno del Padiglione Centrale, Atkins ha esposto una nuova serie di dieci disegni intitolati “Bloom” affiancandoli a una precedente installazione video intitolata “Old Food” e realizzata nel 2017. I disegni di “Bloom” raffigurano tarantole posizionate su mani e piedi umani con il volto rimpicciolito dell’artista riportato nell’addome dei ragni. L’installazione “Old Food” mostra invece figure maschili piangenti, in varie fasi della loro vita, a completare l’opera vi sono diverse rastrelliere di costumi teatrali. Le opere scelte per la Biennale sembrano avere poco in comune in termini di tematiche ma condividono un approccio simile. Entrambi dimostrano la capacità di Atkins di incanalare angoscia, vuoto, desideri e espressioni letterarie attraverso altri corpi.

Nell’opera di Atkins, i corpi servono da surrogati delle sue sceneggiature malinconiche e poetiche. Secondo Atkins, la malinconia è definita come “qualcosa di cui sentiamo la mancanza ma che rimane sconosciuto e quindi irrecuperabile”. I personaggi virtuali di Atkins alla fine sono bloccati in questa condizione malinconica perché mancano del potenziale trasformativo dei corpi reali in tempo reale. In un’opera di Ed Atkins un corpo che è stato concepito per essere infelice rimarrà per sempre infelice. I personaggi dei suoi lavori attirano tuttavia empatia attraverso il loro aspetto iperreale e i loro monologhi eloquenti. I monologhi verbosi spesso sfuggono le apparenze dei personaggi rappresentati e la confusione diventa ancora più profonda quando le loro azioni contraddicono o traviano il loro linguaggio. Questo ad esempio è ciò che si verifica nell’opera video intitolata “Ribbon” del 2014, in cui un autolesionista ma poetico, combattente e rissaiolo da pub di nome “Dave” urina nel proprio bicchiere prima di cantare: “la gentilezza umana trabocca e penso che oggi pioverà”. Arguto,  per non dire altro.

Ed Atkins Old Food, 2017-19 58th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, May You Live In Interesting Times, Photo by: Avezzù, Rondinella, Galli, Salvi – Courtesy: La Biennale di Venezia

Il modo in cui Ed Atkins collega sequenze poetiche e dirompenti assurdità potrebbe essere meglio descritto come un esercizio in “Bathos”, un termine coniato dal poeta Alexander Pope per descrivere un fallito tentativo di sublimità. L’uso di “bathos” gioca molto sull’idea dell’artista visto come una persona che si riduce tra l’essere poetico e l’assurdo e questa doppia qualità possa coesistere in un’unione felice. La perturbazione del sublime viene inoltre applicata alla manipolazione presente nei video di Atkins. Apparenze e istanze iperreali sono alternate a spezzoni che rivelano il loro processo di montaggio. Queste tracce funzionano come piccoli suggerimenti che indicano la natura artificiale delle immagini, ma in quantità particolarmente sottile in modo da sostenere la natura di ambiguità. Ciò è ancora più evidente nella rappresentazione di Atkins del corpo maschile.

Atkins ci fa guardare a corpi abietti che “sembrano molto vivi e umani ma che non dovrebbero essere in vita”. Questa caratteristica è rilevabile soprattutto in un’opera come “Condotta sicura” del 2016 in cui il protagonista ripone le proprie parti del corpo e organi in un portaoggetti ai controlli di sicurezza dell’aeroporto, espletando la routine in modo calmo e composto. O il video “Untitled” in cui più corpi umani, vengono frantumati in un unico sandwich con vari oggetti e cibi come se fossero dei manichini da crash test. I corpi nei video sopracitati hanno un aspetto con cui possiamo identificarci ma essi sono sottoposti a forme surreali di crudeltà. Questa tensione, tra ciò che sembra essere reale e ciò che non dovrebbe essere reale, si confronta direttamente con la tensione tra il nostro stato fisico e mentale. Atkins ci mette quindi davanti al divario sempre più stretto tra aspetti virtuali, fisici e psicologici della nostra vita quotidiana. Ciò è qualcosa che può provocarci ansia sia che si intenda questa proprietà come una caratteristica positiva o negativa.

Ed Atkins Old Food, 2017-19 58th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, May You Live In Interesting Times, Photo by: Avezzù, Rondinella, Galli, Salvi – Courtesy: La Biennale di Venezia


PUBLICATION LISTED IN THE ITALIAN PRESS REGISTER BY THE SASSARI COURT OF LAW WITH REGISTRATION NUMBER 447/2017.
EDITOR IN CHIEF: ALICE ZUCCA

ULTIMO ARTICOLO



ULTIMO POST SU INSTAGRAM @XIBTMAG
NON PERDERE GLI
E NON DIMENTICARE DI SEGUIRCI SUI SOCIAL

PER ESSERE SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOSTRE NEWS

Privacy Settings
We use cookies to enhance your experience while using our website. If you are using our Services via a browser you can restrict, block or remove cookies through your web browser settings. We also use content and scripts from third parties that may use tracking technologies. You can selectively provide your consent below to allow such third party embeds. For complete information about the cookies we use, data we collect and how we process them, please check our Privacy Policy
Youtube
Consent to display content from Youtube
Vimeo
Consent to display content from Vimeo
Google Maps
Consent to display content from Google
X