ALBERTO DI FABIO

PULVERE REVERTERIS

INTERVISTATO DA ALICE ZUCCA

La matrice primaria della creatività di Alberto Di Fabio è l’infinito invisibile, da cui trae ispirazione per mostrare con chiarezza, a se stesso ed a chi osserva, ciò che normalmente non potrebbe vedere. In estrema sintesi l’artista ci fornisce una sorta di strumento ottico virtuale con cui investigare oltre il mondo reale e concreto, oltre ciò che normalmente i nostri sensi ci consentono di percepire. 

Egli non dipinge il mondo cosi come appare ma lo distorce con una prospettiva al tempo stesso interiore e cosmica, esecrando ogni banale omologazione. Del resto ogni categorizzazione non è altro che un biasimevole espediente di semplificazione analitica che la mente elabora per agevolare la comprensione di realtà troppo complesse. La materia suggestiona e domina la nostra comprensione dell’esistenza. Consapevole di questa ineludibile condizione Alberto di Fabio non la contesta, ma testimonia e sostiene con vigore l’importanza dell’invisibile nel processo di conoscenza. Noi disponiamo di sensi che ci consentono di percepire la materia, il suono, la luce. Ma non disponiamo di organi sensoriali che ci consentano di cogliere l’energia in movimento che ci circonda. 

Alberto di Fabio 2015 – Photo Giorgio Benni, Courtesy Alberto di Fabio ©

Le opere di Alberto Di Fabio possiedono il suggestivo potere di traghettare la nostra anima in una immensità parallela, oltre il tempo e oltre lo spazio, dove diventa possibile abbracciare l’essenza quantica dell’Universo, che sublima in Di Fabio il concetto divino di danza cosmica. 

Insaziabile consultatore di testi scientifici di varia natura, dalla fisica alla chimica, dall’astronomia alla biologia, Alberto di Fabio trasfigura il suo interesse per la scienza in relazione con lo spirito, in visioni di sistemi astrali, strutture cellulari, creature viventi del regno vegetale e animale, catene di DNA, stelle, ammassi globulari, creando vibranti  intrecci cromatici che incastonano complesse entità astratte ascrivibili alla geometria non euclidea. L’intento è quello di raccogliere ed esplicitare l’energia dei soggetti rappresentati che si muovono in una realtà priva di coordinate spazio temporali, in un percorso meditativo e sensoriale nella volontà di raggiungimento di un’incomparabile elevazione dello spirito. 

Alberto di Fabio, Photo Alessandra Morelli, Courtesy Alberto di Fabio ©

Partito da Roma alla fine degli anni 80 con una collettiva alla galleria di Alessandra Bonomo entra in contatto con artisti del calibro di Sol LeWitt, Alighiero Boetti, Cy Twombly dai quali apprende e riceve supporto ed incoraggiamento. Negli anni 90, conosce a New York vari esponenti dell’espressionismo astratto Americano. Sempre a NYC entra in contatto con Larry Gagosian, che acquista quattro suoi dipinti. Da allora inizia una proficua collaborazione con il gallerista americano, dal quale è tuttora rappresentato (personali da Gagosian – Beverly Hills, 2004; Londra, 2002, 2007; New York, 2010; Atene, 2011; Ginevra, 2014 ). Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo, musei, istituzioni pubbliche e collezioni private, alla Biennale di Pechino nel 2005 e alla mostra Dublin Contemporary, ospitata dalla Galleria Nazionale di Dublino nel 2011 e personali presso Galerie Vedovi, Bruxelles, 1996 e 2003; Galerie Jan Wagner, Berlino, 2001; Briggs Robinson Gallery, New York, 2002; Galerie Steinle, Monaco 2005 e 2008; Mambo, Bologna, 2012; Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, 2013; Macro di Roma, 2015.

 

AZ:

Tu affronti il processo creativo in maniera catartica, a partire da un movimento orizzontale, in grado però di avviare una serie di moti in senso verticale. Un’evoluzione meditativa che attraverso un minuzioso e metodico impegno d’impostazione Cartesiana (dall’ordine del posizionamento delle tessere di un mosaico, al ricamo, al segno pittorico) principia quasi un rituale che, dall’indagine di quanto ordinato non è – l’“ignoto”, il “kaos”, il “cosmo” – ha funzione chiarificatrice, portando la mente ad elevarsi. Un innalzamento attraverso il percorso, di connessioni in armonie con lo spazio ed il tempo. Metodico, tu scali quella montagna (elemento presente sin da principio nella tua produzione), ne analizzi la composizione, studi le sporgenze sulle quali poggi in scalata cercando di comprendere le leggi fisiche e non grazie alle quali potrebbero reggerti fino ad arrivare alla vetta, dalla quale puoi finalmente intuire il mistero aldilà dell’orizzonte, scoprendo di farne parte. In un procedimento di sapore Novalissiano che guarda al progresso scientifico, non più la terra sotto ai nostri piedi sulla quale camminare e quel cielo sulla testa sotto al quale stazionare, ma noi nel divenire parte della terra, noi come parte del cielo. Così forme naturali, strutture biologiche, molecole, sistemi ecologici e astrali fino ad arrivare alla struttura genetica del DNA convivono nei tuoi micromondi, che, racchiudendo mondi più grandi dall’oggetto “opera” proseguono al di là di essa e dal supporto emanano un senso di armonia e connessione, di relazione totalizzante tra spirito e realtà scientifica. Com’è che la mente ci mente e l’anima ci connette con l’universo quantico? Mi parli del processo creativo?

Alberto di Fabio’s studio 2015 – Photo Giorgio Benni, Courtesy Alberto di Fabio ©

Alberto di Fabio, Spazio Luce #2, 2010, Courtesy Alberto di Fabio ©

AZ:  

Qualche anno fa al CERN, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, dove gli scienziati servendosi degli acceleratori di particelle conducono esperimenti di ricerca in fisica delle alte energie , sei riuscito a riscuotere unanime apprezzamento per le tue idee e per la tua ricerca artistica da parte dei più insigni scienziati del mondo. 

Mi parli di questa gratificante esperienza? 

ADF:  

Ho cominciato a disegnare e dipingere paesaggi fin da bambino. Essendo nato e cresciuto in Abruzzo, la montagna rappresenta per me l’elevazione dal mondo terreno, un’immagine di purezza, una divinità integra necessaria per l’elevazione dello spirito. 

In seguito mi sono dedicato alla lettura di libri scientifici, quelli di mia madre Delia, Insegnante di scienza e matematica, e di mia sorella Simona che studiava medicina. Da essi copiavo le cellule e altre illustrazioni di biologia, chimica, fisica. Attraverso le visioni paesaggistiche e del macrocosmo sono entrato nel “magma”. 

Mi sono interessato alle fusioni minerarie, alla composizione dei silici, dei quarzi, dei gas. Da questo insieme di cose e’ nato il mio l’amore per la scienza in relazione con lo spirito. 

Nel 2010 L’astrofisico Remo Ruffini ha trovato molte similitudini tra i miei lavori e il mondo della fisica quantistica contemporanea centrata molto sulla scoperta dell’antimateria del bosone di Higgs, della particella di Dio, molti dei miei lavori cosmologici sulle galassie sono simili  alle ultime fotografie scattate dal telescopio della NASA, Hubble. Mi ha messo in contatto con molti astrofisici fino al momento in cui ho ricevuto il prestigioso invito del CERN di Ginevra per una mostra e una conferenza. 

E’ stato un appuntamento che non ha fatto altro che materializzare il dialogo virtuale che ho idealmente stabilito col centro studi internazionale da molti anni prima. Al CERN ci sono i più grandi matematici, astrofisici… del mondo. 

A loro interessa molto il mio lavoro sulla nostra mente, sull’emisfero della fantasia della spiritualità fino alla percezione dell’invisibile. La fantasia, la creatività non è un esercizio semplice, infatti non sviluppiamo mai abbastanza la parte onirica del nostro cervello. Einstein diceva sempre che quando ci si avvicina alla verità di una formula la si trova sempre velata da un nuovo enigma. L’emisfero razionale non può risolvere la formula da solo. 

Un grande ed importante astrofisico mi ha detto: “ti abbiamo invitato qui, per sentire cose che noi matematici non riusciamo a vedere”. E stata una esperienza molto affascinante.

 Alberto di Fabio, Realtà Paralle, 2012 installation view at Galleria Nazionale D’Arte Moderna e contemporanea, Roma 

Alberto di Fabio in NYC – Photo Skino Ricci, Courtesy Alberto di Fabio ©

AZ:  

A cosa stai lavorando al momento? Novità? Progetti Futuri?

ADF:  

Sto sognando di descrivere l’esistenza di Dio con una formula matematica…naturalmente dipinta. Per gli anni futuri vorrei riuscire a dipingere a rappresentare l’antimateria. Ma purtroppo sono solo sogni…

ADF:

Dici bene che la mente ci mente e l’anima ci connette con l’universo quantico. Come percepire e descrivere l’invisibile? 

Attraverso l’Elevazione e Permutazione dello spirito. 

Le mie opere sono come dei veicoli di coscienza che ci introducono in un mondo parallelo, onirico, descrivono il momento di quando la nostra mente diviene anima. Noi esseri umani non siamo fatti di sola materia, non siamo solo fisicità, siamo energia in movimento. Siamo corpi di luce composti da diversi strati che compenetrano e ruotano attorno al corpo fisico. Dipingo spesso in posizione orizzontale, come se fosse un mandala. In questa posizione cerco di raccogliere tutte le emozioni della spiritualità, della scienza e dell’arte, tre elementi di preghiera. Sono come esercizi di elevazione e permutazione per la conoscenza e la rivelazione del dogma assoluto che cerco di trasmettere all’osservatore. 

Il mio sogno è appunto attraverso le mie forme, le mille velature cromatiche dei colori e le sottili dinamiche geometriche tra i singoli elementi, di coinvolgere lo spettatore in visioni cinetiche extrasensoriali per una progressiva perdita della coscienza di sé, una sorta di trance visiva, in viaggio verso un mondo onirico verso mondi paralleli lontani nello spazio e nel tempo, più vicini all’essenza quantica dell’Universo, La percezione di sentire e vedere la danza cosmica dell’universo. La materia diventa evanescente e la mente ritrova una possibile congiunzione con la sostanza astrale. Si assiste ad un passaggio di stato dell’uomo da quello fisico allo stato etereo, una sorta di permutazione ed elevazione dell’anima. I miei lavori sono come preghiere, dei mantra ripetuti all’infinito. Spesso ripeto le stesse formule per arrivare attraverso il concetto di danza cosmica ad uno stato meditativo assoluto al cui interno siamo atomi e allo stesso tempo dei.

Alberto di Fabio, Alba della Materia, 2018, Courtesy Alberto di Fabio ©

“20 minerali blu” 2000, installation view at Universita’  Bocconi , Milan 2012, Photo Paolo Tonato 

AZ:  

L’apparentemente inconciliabile contrapposizione formale tra una matrice astratta e gestuale e il sostanziale pragmatismo ispirato alla concretezza scientifica rappresenta la più intrigante e suggestiva peculiarità della tua produzione artistica, che spazia dall’astronomia alla biologia, dal macro al micro cosmo, esplorando le varie realtà scrutabili con improvvisi e temerari ribaltamenti prospettici. 

Esiste un’evidente similitudine tra la connotazione utopistica e visionaria che alimenta la tua ricerca artistica e la curiosità e la sete di conoscenza che caratterizzano la stessa indagine scientifica. Ed è proprio tra l’incessante desiderio di comprendere le leggi del cosmo e la consapevolezza dell’ineluttabile epilogo di ritornare polvere di stelle, che cerchi di esplicitare il concetto di eternità.  Ma come rendere l’eterno visibile?

“Credo in un tutto cosmico. Credo in un tutto che si rigenera. Torneremmo ad essere atomi, torneremmo in orbita”. 

Grazie alla biologia, tramite la riproduzione, che è una delle cose più importanti della vita, noi attestiamo la nostra esistenza nel mondo. E se lo scopo della vita è sopravvivere in eterno, è proprio attraverso quanto di simile biologicamente condividiamo con il creato che riusciamo a far vivere per sempre una traccia di noi stessi, in un ciclo infinito di rigenerazioni tanto ampio da includere tutta la creazione. 

Questo mi fa pensare ad alcuni esperimenti di De Dominicis, pensa al tentativo di Volo, ancor più a Dennis Oppenheim che riproducendo per intuito sul muro lo stesso disegno che suo figlio stava disegnando sulla sua schiena spiegava che la condivisione di elementi biologici era connessione e contatto di uno stato passato e di uno stato futuro. “Mentre Erik fa scorrere un pennarello lungo la mia schiena, provo a duplicare il movimento sul muro. La sua attività stimola una risposta cinetica dal mio sistema sensoriale. Lui è, dunque, disegnando attraverso me. Poiché Erik è la mia progenie e condividiamo ingredienti biologici simili, la mia schiena (come superficie) può essere vista come una versione matura della sua … in un certo senso, contatta il proprio stato futuro.“ e viceversa lui che disegna sulla schiena del figlio “Io sono, dunque, disegnando attraverso lui. Poiché Erik è la mia progenie e condividiamo ingredienti biologici simili, la sua schiena (come superficie) può essere vista come una versione immatura della mia … in un certo senso, contatto con uno stato passato”. Alla luce di questo cos’è per te questa ciclicità di connessioni? Come vedi questo stato futuro? 

Quale il concetto di polvere di stelle? Mi parli del tuo approccio con la scienza, la biologia, in relazione alla tua filosofia? 

ADF:

“Pulverem Reverteris” .

Sono affascinato da mondi e materie parallele che ancora non vediamo. Di come percepirli e di come rappresentarli. Sogno di diventare materia altra. Sogno che l’anima si possa avvicinare ai Magnetar, ai Buchi Neri. Ritorneremo polvere, polvere di stelle siamo atomi. Sogno di ridiventare polvere. Quando saremo polvere di atomi forse potremo riconoscere il dio quantico ed entrare in queste forze magnetiche in dimensioni di spazio e di tempo completamente diverse da quello che percepiamo ora. Le tre forze maggiori dell’universo sono la gravità, l’elettromagnetismo e la forza nucleare. Cosa sapremo dei buchi neri se non li attraverseremo? E’ un viaggio mentale nell’infinito, il sogno di ritornare atomo. Tutto e’ creato da processi, fusioni che spaziano tra l’ordine e il disordine, le forze della gravita del magnetismo e dell’indeterminazione sono sempre presenti nelle mie opere cosmo-logiche, dove il termine cosmo deve essere inteso nel suo senso etimologico di kosmos, ossia nella doppia accezione di ordine e ornamento. Una sintesi formale, dove eleganza e armonia devono paradossalmente riconciliarsi con l’istinto e l’intuito del portatore di pennello, che è per definizione qualcosa di indeterminato e indefinibile, è una cosmologia osservativa e al tempo stesso visionaria. La dimensione onirica, rappresenta il mezzo concettuale per comprendere leggi che altrimenti rimarrebbero celate, mentre il mezzo fisico e concreto è da individuare in una gestualità pittorica. La visione onirica, sovrapposta alla realtà concreta, è lo specchio di un personale inconscio volto a una liberazione estetica e individuale dell’essere. Il gesto pittorico è un gesto spirituale necessario per cogliere quel respiro cosmico, quel soffio divino che è alla base dell’incessante origine della vita. La pittura come medium espressivo per narrare un sogno, e il sogno come stato ideale per scrutare da un altro punto di vista l’universo ignoto, un filo rosso che collega arte scienza e spiritualità.


PUBLICATION LISTED IN THE ITALIAN PRESS REGISTER BY THE SASSARI COURT OF LAW WITH REGISTRATION NUMBER 447/2017.
EDITOR IN CHIEF: ALICE ZUCCA

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