ANTONELLO DA MESSINA a Palazzo Reale, Milano

ANTONELLO DA MESSINA

Milano, Palazzo Reale
21 febbraio – 2 giugno 2019

Di Antonello da Messina (1430-1479), al pari di altri immensi artisti, restano purtroppo poche straordinarie opere, scampate a tragici avvenimenti naturali come alluvioni, terremoti, maremoti e all’incuria e ignoranza degli uomini; quelle rimaste sono disperse in varie raccolte e musei fra Tirreno e Adriatico, oltre la Manica, al di là dell’Atlantico; molte hanno subito in più occasioni pesanti restauri che hanno alterato per sempre la stesura originaria, altre sono arrivate sino a noi miracolosamente intatte. La mostra, aperta dal 21 febbraio al 2 giugno 2019 a Palazzo Reale di Milano – frutto della collaborazione fra la Regione Siciliana e il Comune di Milano-Cultura con la produzione di Palazzo Reale e MondoMostre Skira, curata da Giovanni Carlo Federico Villa – è da considerarsi come uno degli eventi culturali più rilevanti, all’interno del panorama nazionale e internazionale, per l’anno 2019. Una occasione unica e speciale per entrare nel mondo di un artista eccelso e inconfondibile, considerato il più grande ritrattista del Quattrocento, autore di una traccia indelebile nella storia della pittura italiana.

Antonello da Messina Annunciata (1475-1476) tempera e olio su tavola; 45 x 34,5 cm Palermo , Galleria Regionale di Palazzo Abatellis (inv. 47)

“Questa mostra storica, la cui realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazionecon molte diverse istituzioni, italiane e internazionali, vede riuniti per la prima volta a Milano ben diciannove opere di Antonello da Messina, proponendo al pubblico il racconto affascinante di un artista innovatore dei suoi tempi, il cui carisma è giunto intatto sino a noi”, dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno. Sono esposte diciannove opere del grande Maestro, su 35 che ne conta la sua autografia: a cominciare dall’Annunciata (1475 circa), autentica icona, sintesi dell’arte di Antonello, con lo sguardo e il gesto della Vergine rivolti alla presenza misteriosa che si è manifestata, uno dei più alti capolavori del Quattrocento italiano in grado di sollecitare in ogni spettatore emozioni e sentimenti; e le eleganti figure di Sant’Agostino (1472-1473), San Girolamo (1472-1473) e San Gregorio Magno (1470-1475) forse appartenenti al Polittico dei Dottori della Chiesa, tutti provenienti da Palazzo Abatellis di Palermo; ma anche il celeberrimo Ritratto d’uomo (1465-1476) dall’enigmatico sorriso proveniente dalla Fondazione Culturale Mandralisca di Cefalù, utilizzato originariamente come sportello di un mobiletto da farmacia, oggetto di vari restauri e conosciuto nella tradizione locale come “ignoto marinaio”.

Antonello da Messina Madonna col Bambino (Madonna Benson) (1475 circa) olio e tempera su tavola trasportata su compensato; 58,1 x 43,2 cm Washington, National Gallery of Art (inv. 1937.1.30)

Dalla National Gallery di Londra giunge a Milano un altro capolavoro, il San Girolamo nello studio (1474- 1475) in cui si armonizzano ispirazioni classiche e dettagli fiamminghi, ma ricordiamo anche la Crocifissione(1460 circa) proveniente dal Museo nazionale Brukenthal di Sibiu in Romania e attribuita ad Antonello, prima da Karl Voll nel 1902 e successivamente da Bernard Berenson nel 1932; il Ritratto di giovane (1474) dal Philadelphia Museum of Art, l’incantevole Madonna col Bambino (1475 circa) dalla National Gallery di Washington, Ritratto di giovane uomo (1478) dal Museo statale di Berlino.

Antonello da Messina San Girolamo nello studio (1475 circa) olio su tavola di tiglio; 45,7 x 36,2 cm London, The National Gallery (inv. 1418)

Dagli Uffizi arriva l’importantissimo trittico con la Madonna con Bambino, il San Giovanni Battista – acquistati nel 1996 dal Ministero dei Beni Culturali – e il San Benedetto di straordinaria qualità pittorica; dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia giunge il ritratto di giovane gentiluomo (Ritratto d’uomo 1468-1470, a lungo considerato il vero volto dell’artista), già pienamente antonelliano per inquadramento, sfondo, postura e soprattutto attitudine leggermente ironica del personaggio: trafugato dal museo nella notte fra il 10 e l’11 maggio 1970 fu recuperato sette anni dopo dal nucleo di Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri; dal Collegio degli Alberoni di Piacenza il celebre Ecce Homo (Cristo alla colonna) (1473-76). E ancora il Ritratto d’uomo (Michele Vianello?) (1475-1476) dalla Galleria Borghese di Roma, il poetico Cristo in pietà sorretto da tre angeli (1474-1476 circa) dal Museo Correr di Venezia, Ritratto d’uomo (anche detto Ritratto Trivulzio (1476) dal Museo Civico d’Arte Antica, Palazzo Madama di Torino.

Antonello da Messina Ritratto d’uomo (anche detto Ritratto Trivulzio) (1476) olio su tavola di pioppo; 37,4 x 29,5 cm Torino, Museo Civico d’Arte Antica, Palazzo Madama (inv. 437/D, già 353)

Chiude la parte relativa al grande Maestro, la dolcissima Madonna con il Bambino (1480) dall’Accademia Carrara di Bergamo, opera del figlio Jacobello di Antonello, eseguita l’anno seguente la morte del padre: nella inusuale firma indica, come struggente offerta di devozione filiale, di essere il figlio di “pittore non umano” quindi divino. Jacobello faceva parte della bottega del padre e si fece carico di completare quanto la morte aveva impedito di terminare. Viene poi dedicata una sezione a ricostruire le vicende della pala di San Cassiano, testo capitale per la storia dell’arte italiana. Mentre consacrata al mito di Antonello nell’Ottocento viene esposta la tela diRoberto Venturi Giovanni Bellini apprende i segreti della pittura a olio spiando Antonello (1870) dalla Pinacoteca di Brera: la tela, conservata al tribunale di Milano, è stata restaurata in onore dell’esposizione.

Antonello da Messina Ritratto di giovane (1474) olio su tavola di noce; 31,5 x 26,7 cm Philadelphia, Philadelphia Museum of Art, The John G. Johnson Collection (inv. 159)

Una mostra che ha una guida d’eccezione: Giovan Battista Cavalcaselle. E’ il grande storico dell’arte, attraverso i suoi taccuini e disegni, a condurre il visitatore alla scoperta di Antonello da Messina. Così che ciascuno possa, passo passo, comprendere appieno i meriti di questa eccezionale figura, uno dei padri della storia dell’arte occidentale, e insieme a lui capire come Antonello, da mito, è divenuto realtà. Grazie alla straordinaria collaborazione attivata negli anni con la Biblioteca Marciana di Venezia sono dunque presentati in mostra 19 meravigliosi disegni di cui 7 taccuini e 12 fogli, dei quali alcuni su doppia pagina, di Giovan Battista Cavalcaselle con la sua amorevole ricostruzione del primo catalogo di Antonello.


Antonello da Messina Ritratto di giovane (1478) olio su tavola di noce; 20,4 x 14,5 cm Berlin, Staatliche Museen zu Berlin (inv. 18)

Un focus della mostra è dedicato al rapporto dell’artista con la sua città natale e ai pochi referti rimasti sulla sua vita, a causa dei numerosi tragici eventi naturali, in particolare i terremoti, che ne hanno causato in gran parte la sparizione e distruzione, referti che ci consentono di conoscere aspetti della vita del grande pittore siciliano. Cavalcaselle seguì un formidabile erudito messinese, Gaetano La Corte Cailler, che trovò e trascrisse documenti notarili che testimoniavano gli eventi minuti della famiglia del pittore: il testamento della nonna, il ritorno in brigantino dalla Calabria della famigliola del pittore, la dote della figlia; il testamento infine di Antonello, datato febbraio 1479. Altro di lui non c’era: un’alluvione aveva disperso le ossa in un antico cimitero, più terremoti avevano distrutto prove documentarie a Noto e in altri paesi siciliani. L’antica Messina era già stata distrutta e poi ricostruita nel 1783. Fu definitivamente distrutta alle ore 5,21 del lunedì 28 dicembre 1908: un terremoto del 10° e ultimo grado Mercalli, poi il maremoto, una catastrofe sulla città siciliana. Una mostra così speciale e importante richiede come corredo editoriale un libro altrettanto unico: Skira pubblica il catalogo della mostra con tutte le immagini delle opere esistenti e riconosciute di Antonello da Messina; una Sezione storico artistica con i saggi di Giovanni Carlo Federico Villa, Renzo Villa, Gioacchino Barbera e cinque testi letterari rispettivamente di Roberto Alajmo, Nicola Gardini, Jumpa Lahiri, Giorgio Montefoschi e Elisabetta Rasy. Concludono il volume gli Apparati con Biografia e Bibliografia Ragionata. Una mostra dunque affascinante e davvero unica, dove apprezzare la fine introspezione psicologia dei volti degli uomini e delle donne profondamente italiani dipinti dal grande artista e la maestria tecnica fatta di misture e infinite stesure dei colori che Antonello prese dai contemporanei fiamminghi e rielaborò, mescolandola alle influenze venete, nella sua maniera mediterranea, inconfondibile e di assoluta bellezza.

DAN GRAHAM, FASHION AND ARCHITECTURE / Francesca Minini, Milano

DAN GRAHAM, FASHION AND ARCHITECTURE

Francesca Minini, Milano
fino al 4 maggio 2019
Da una fascinazione per la moda e l’architettura, di cui Milano è capitale riconosciuta a livello internazionale, nasce il progetto espositivo di Dan Graham, che per la seconda mostra da Francesca Minini mette in dialogo opere video, testi e disegni affiancati dai suoi over-sized model pavilion.

DAN GRAHAM Installation view at Francesca Minini, Milan

Pioniere dell’arte concettuale, Dan Graham esordisce negli anni Sessanta con atti performativi, accompagnati da opere site-specific, film e video installazioni. La sua ricerca da sempre è affiancata da un’intensa pratica di scrittura, iniziata con le prime opere concettuali pubblicate su numerose riviste, fino ad arrivare ai testi di analisi sociale e culturale caratterizzati da un particolare interesse per la musica e la cultura pop.

DAN GRAHAM Installation view at Francesca Minini, Milan

Negli anni Settanta il lavoro dell’artista evolve verso un’indagine delle interazioni sociali e dei confini tra lo spazio pubblico e quello privato, attraverso padiglioni e progetti architettonici che raggiungono fama internazionale. Partendo dal concetto di intersoggettività, i padiglioni di Dan Graham creano degli spazi dialettici in cui il fruitore è contemporaneamente attore e spettatore, in un continuo gioco di riflessi e trasparenze. In questa dinamica di immagini che si sovrappongono, emerge l’esigenza di volgere lo sguardo oltre, di proiettarsi verso l’esterno, sia che si tratti di un paesaggio naturale, urbano o di uno spazio espositivo.

DAN GRAHAM Installation view at Francesca Minini, Milan

Concepiti come opere scultoree, gli over-sized model pavilion dialogano con i disegni, i collage e gli scritti pensati per il progetto della boutique londinese di Liza Bruce.

DAN GRAHAM Installation view at Francesca Minini, Milan

Ulteriore importante legame con il mondo della moda è il padiglione realizzato per la sfilata di Céline a Parigi durante la settimana della moda del 2017. In mostra, il video del défilé evidenzia come il corpo in movimento delle modelle segua la sinuosità dei suoi vetri semi-specchianti e delle pareti traforate.
Nell’ultima sala della galleria, il video Don’t Trust Anyone Over 30. Il lavoro, originariamente presentato come un vero concerto rock’n’roll di marionette, è ambientato negli anni Settanta, quando il movimento hippie si spostò dalle campagne per andare a popolare le città. Per Dan Graham quest’opera rappresenta lo strumento di condivisione per tutti i nonni e i padri dell’epoca hippie che desiderano trasmettere ai loro nipoti e figli i ricordi del fermento culturale di quegli anni.

DAN GRAHAM Installation view at Francesca Minini, Milan

Waking Dream, la collettiva che indaga sulle dimensioni del sogno a cura di Maria Abramenko

Waking Dream

5-9 aprile (Miart 2019)
308 Nulla è perduto, Milano

a cura di Maria Abramenko

Passiamo buona parte della nostra vita a sognare, soprattutto quando siamo svegli.
Carlos Ruiz Zafón, Il gioco dell’angelo

Waking Dream è una mostra sperimentale a cura di Maria Abramenko che avrà luogo durante la settimana di MiArt a Milano dal 5 al 9 Aprile presso 308 Nulla è perduto (via Sartirana 3).

TADAO CERN

Waking Dream riunisce 7 artisti e 2 collettivi con talenti altamente individualistici sotto il tema del sogno lucido: i meme subconsci, i simboli e le figure antropomorfe presenti nel nostro paesaggio onirico, e il loro impatto sulla mente al risveglio. L’ispirazione per questo tema è tratto dagli scritti di Carl Gustav Jung e dalla sua convinzione che la creatività della mente nello stato di veglia è una sintesi di pensieri che turbinano attraverso l’inconscio durante le ore di sonno.

JONATHAN VIVACQUA

Questa mostra, partendo dalla dimensione onirica del soggetto come un’eclissi totale dei cinque sensi, si interroga sui dualismi esperienza-percezione. La veglia e il sonno sono due stati di coscienza opposti. Il collegamento tra questi due mondi è the Waking. Durante il sonno il sistema neuronale inibisce la vividezza dei ricordi evocati dall’inconscio. In contrasto con il mondo contemporaneo, dove ogni giorno sperimentiamo i nostri avatar, degli alter ego più o meno consapevoli, di linguaggi algoritmici e una realtà parallela creata da bit con questa mostra il sogno torna ad essere la facoltà più umana di simbolizzazione, una delle ultime vie organiche e spirituali che apre a infinite strade.

GRAPHIC SURGERY (Gysbert Zijlstra/Erris Huigens)

I sette artisti e due collettivi interpretano Waking Dream attraverso diverse sfaccettature che vanno a toccare tutti e cinque i sensi. La mostra porta lo spettatore a riflettere su come la vita subconscia influenzi il suo rapporto di percezione dell’opera d’arte.

Matteo Castiglioni presenta un’installazione audiovisiva che offre una riflessione esperienziale sulla realtà digitale.

Tadao Cern valicando la barriera tra opera, ambiente e spettatore esplora giocosamente il sogno lucido attraverso la leggerezza e la pesantezza, l’attrazione e la repulsione, la corporeità e l’immaterialità dei suoi Black Baloons.

Il collettivo DUSKMANN si ripresenta dopo l’installazione Preludio, tenutasi perManifesta12. In questa occasione il gruppo artistico, dall’animo minimal post-atomico porterà una serie di sculture le cui geometrie infinite esprimono la potente energia espressiva del sogno come simbolo.

Ignazio Mortellaro decifra con il suo lavoro il sogno come orizzonte dell’intelletto, un luogo interiorizzato di libertà.

Scerbo indaga il rapporto tra l’essere umano e la sua esistenza attraverso il medium della luce e della trasparenza.

Con la sua opera Veronica Smirnoff mostra all’osservatore la delicatezza della dimensione onirica rappresentata tramite l’utilizzo delle tecniche dei maestri antichi.

Il collettivo olandese Graphic Surgery (Gysbert Zijlstra e Erris Huigens) scardina la percezione dell’ambiente attraverso il rigore geometrico di un intervento site-specif.

Le opere di Jonathan Vivacqua distorce e deforma lo spazio fisico, tramutandolo in uno spazio del subconscio.

Infine, Giulio Alvigini, creatore di Make Italian Art Great Again, con le sue opere randomicamente disposte, propone un’ironica oggettivazione del sistema dell’arte contemporanea italiana.

DUSKMANN

Il 6 aprile alle 8:30 Waking Dream presenta un’audio performance di Edoardo Dionea Cicconi, le quali vibrazioni sonore trasporteranno il pubblico in un momento lisergico a percepire l’esperienza di un sogno lucido.

Geometria delle passioni: l’arte di Emilio Cavallini

Geometria delle passioni: l’arte di Emilio Cavallini

di Paolo L. Bernardini

Esiste una tradizione, se non squisitamente italiana, certamente legata all’Europa occidentale, dell’artista-imprenditore, dell’uomo di genio che sa essere, al contempo, produttore d’arte e di ricchezza. La Lombardia ne è esempio, la Lombardia dei comaschi Molteni, ad esempio, che fanno dell’arte della seta l’incrocio tra esigenze artistiche, appunto, e commerciali. Nella Firenze rinascimentale, la “corte” per eccellenza, non sempre il genio seppe esprimersi anche nell’economia, ma la tradizione che va da Leonardo a Leon Battista Alberti ha ben degni eredi, anche nell’Italia contemporanea. E dunque una bellissima, innovativa realtà economico-produttiva e museale, l’Interface HUB di Milano, mostra non solo come la “capitale produttiva” (e forse morale) d’Italia sappia adeguarsi alle nuove tendenze internazionali; ma anche come l’arte, rigorosamente legata al nobile ideale del no-profit, si apra spesso a dimensioni commerciali anche insolite.

Dunque per comprendere Emilio Cavallini occorre risalire al quel Rinascimento fiorentino che irradiò la propria terebrante luce oltrarno, e molto lontano. Per arrivare alla Venezia e Roma di Canova: scultore, ma soprattutto imprenditore, manager, campione ideale di una “italianità” in formazione. Interface HUB ospita una mostra di Emilio Cavallini nei propri spazi ad un passo dalla Fondazione Prada, in una zona in grande espansione della Milano del secondo millennio: “Geometric Abstraction”, visitabile fino al 31 marzo 2019, ci fa entrare nelle stanze segrete di Cavallini, toscano di San Miniato, classe 1945, e noto del mondo soprattutto per un prodotto, la calza femminile. Partendo dall’esperienza unica di Mary Quant, Cavallini ha lavorato con i grandi marchi, Dior, Gucci, Balenciaga e altri.

Ha rivoluzionato il concetto di “calza”, donandole tutti i colori e le geometrie possibili, e in qualche modo, così facendo, trasformando il corpo della donna, con una rivoluzione dei costumi paragonabile forse alla minigonna. Curata con attenzione da Greta Zuccali e Luca Timpani, la mostra ci conduce nello spazio mentale dell’artista, uno spazio rigorosamente geometrico, pannelli monocromi o bicromi o multicolore, dove il nylon, questo materiale “nuovissimo”, crea figure tridimensionali, nelle quali la mente, prima che la sensibilità, vengono rapite e avviluppate come un insetto nella tela di un ragno.

Laura Cherubini, critico d’arte di fama internazionale e docente a Brera, delinea il miglior ritratto possibile dell’arte di Cherubini, nel catalogo che accompagna la mostra. “Equazioni dal primo al quinto grado”, dunque, che sfidano appunto le leggi della geometria, dal momento che ogni spazio superiore a tre dimensioni pertiene, appunto, all’analisi avanzata, poiché, nella realtà, non è e non potrà mai essere presente. Tutta questa astrazione, tutto questa costruzione derivata dall’aritmetica dei frattali, che non a caso comincia ad emergere nel Settecento, per poi precisarsi nell’opera pionieristica di Mandelbrot del 1975 (in italiano: Gli oggetti frattali, Einaudi, 2000), sembra quanto di più lontano vi sia dalla natura, di pura ed estrema sensualità, e sessualità, della gamba femminile. Ma Cavallini sa bene che così non è: pur nell’imperfezione della natura, destinata al decadimento e non eterna (ma morta) come una figura geometrica, il frattale è innanzi tutto nella natura stessa: si pensi solo ai cristalli di quarzo, ai rami degli alberi, alle venature delle foglie, o ancora ai semplici e gustosissimi broccoli romaneschi, così simili, alla fine, proprio al cervello umano.

I “frattali” di Cavallini sono giochi spaziali che fondono il colore – ad esempio il “blu oltremare” che ora stanno riscoprendo le case automobilistiche, sull’onda lunga delle Maserati anni Ottanta – con la tessitura geometrica. Sono costruzioni anche musicali, proprio per il loro legame fondamentale col concetto di armonia. La lezione di Emilio Cavallini – le cui calze vestono le gambe femminili di tutto il mondo – è però soprattutto una. Dietro l’imprenditoria, poi sempre seriale – anche se le “serie” sono spesse limitate – esiste il genio, l’impulso creativo originario, che si concreta solo ed esclusivamente nel “pezzo unico”. E qui i problemi per la filosofia dell’arte si moltiplicano, soprattutto quando l’arte – e ne sapeva qualcosa Walter Benjamin – diventa riproducibile, e perde la sua “aura” originaria.

E’ ancora arte? Non lo è? Ma in qualche modo la riproducibilità testimonia della natura problematica, ma anche democratica, dell’arte stessa. Una calza “firmata” può essere accessibile da tutti. Non è così per un pezzo unico. Artisti, e imprenditori come Cavallini mostrano al meglio la vicenda italiana, che dal Rinascimento, ma forse anche dal Medio Evo in poi, ha fatto lezione nel mondo. La calza unisce splendidamente la natura, il corpo della donna, con l’arte. Il colore “carnacino”, beige, voleva rendere la calza in qualche modo simile al colore della pelle. Così fu per lungo tempo. Cavallini ha spezzato l’incantesimo. Al corpo della donna, finalmente, si confanno tutti i colori del mondo.

Paolo L. Bernardini

Immagini > Emilio Cavallini © Courtesy Interface HUB/ART, Milano

CARSTEN HÖLLER, MUSHROOM MATHEMATICS / Massimo De Carlo, Milano, Belgioioso

CARSTEN HÖLLER, MUSHROOM MATHEMATICS / Massimo De Carlo, Milano, Belgioioso

16 Novembre 2018 – 12 Gennaio 2019
Massimo De Carlo, Milano, Belgioioso

Massimo De Carlo presenta Mushroom Mathematics, la nuova mostra di Carsten Höller. L’artista ritorna in Italia dopo aver presentato all’inizio di quest’anno The Florence Experiment all’interno di Palazzo Strozzi a Firenze. Con un approccio scientifico simile, Carsten Höller presenta in anteprima una serie di sculture e dipinti che trasformano la galleria in una macchina del dubbio.

Entrando nella prima stanza della galleria ci troviamo di fronte a una grande vetrina che ospita 48 repliche di funghi in vari colori, dimensioni e forme, ciascuna composta da una metà di Amanita muscaria e una metà scelta tra varie specie di funghi commestibili, non commestibili o velenosi. L’Amanita muscaria (conosciuto anche col nome di “ovolo malefico”) è un elemento importante nella storia culturale: possiede proprietà velenose e psicoattive ed è ampiamente usato nei riti sciamanici. Nelle fiabe, nei primi film di Walt Disney e persino in videogiochi come Super Mario Bros, questo fungo straordinario diventa il simbolo dell’inatteso. Nell’epoca vittoriana l’Amanita ha iniziato ad apparire anche sulle cartoline per gli auguri di Natale. Per questo motivo alcuni pensano potrebbe aver influenzato la rappresentazione di Babbo Natale (prima che la Coca-Cola iniziasse a sfruttare il personaggio vestito di rosso e di bianco per fini commerciali).

La sala principale è popolata da una serie di Giant Triple Mushrooms che spuntano all’interno dello spazio storico di Palazzo Belgioioso. Queste sculture sono composte da una metà di Amanita muscaria e due quarti di altri funghi. Questi misteriosi elementi vegetali (sui quali gli scienziati hanno ancora molte domande senza risposta) sono per Carsten Höller l’icona dell’incertezza, dell’ambiguità, nonché il simbolo della tensione infinita verso la ricerca: non solo aprono la nostra mente ad effetti imprevedibili, ma lo fanno vivendo e riproducendosi con modalità per lo più incomprensibili.

Le grandi sculture sono circondate da una serie di quadri rotondi, quadrati e romboidali delle stesse dimensioni, realizzati in diversi colori: i Division Paintings. Questi si basano su un semplice principio di partizione matematica: una linea dipinta al centro della tela divide la superficie in due parti della stessa dimensione. Una sezione viene successivamente divisa in due nuove metà e, seguendo questo schema geometrico, la tela viene divisa più e più volte. Con il loro aspetto chiaro e accessibile, questi dipinti utilizzano un percorso semplice per raggiungere il più complesso dei concetti, l’infinito.

Nella piccola sala di lettura troviamo la minimalista L Platform, una piattaforma metallica accessibile con cerchi rotanti, il diametro di ognuno dei quali è calcolato in base alle dimensioni complessive della piattaforma. La disposizione dei cerchi segue un principio di linee divisorie: il centro di ciascun cerchio si trova nel punto in cui le linee si incontrano. L’assenza del cerchio finale fa sì che la successione rimanga aperta.

Popolata da funghi giganti e a grandezza naturale e da quadri lineari astratti, Mushroom Mathematicsmescola geometria e magia, codice e invenzione, razionalità e assurdo, invitandoci a esplorare nuovi metodi di comprensione.

Images > Installation views Massimo De Carlo, Milan-Belgioioso, 2018. Ph. Roberto Marossi. Courtesy Massimo De Carlo

CARAVAGGIO OLTRE LA TELA: UNA MOSTRA IMMERSIVA

CARAVAGGIO OLTRE LA TELA: UNA MOSTRA IMMERSIVA

6 ottobre 2018 – 27 gennaio 2019

Milano, Museo della Permanente

Dopo l’enorme successo della mostra Dentro Caravaggio al Palazzo Reale di Milano (ottobre 2017 – febbraio 2018) Mondo Mostre Skira ha inaugurato al Museo della Permanente una successiva mostra in collaborazione con NSPRD per Experience Exhibitions, accompagnata dalla consulenza scientifica di Rossella Vodret. Pur essendo erede della precedente, la mostra Caravaggio oltre la tela risulta immersiva, tanto da permettere ad un pubblico ancora più vasto di conoscere e di percepire appieno la grandiosità e la complessità della figura di Caravaggio e della sua ineguagliabile influenza sulle successive generazioni di artisti: il suo linguaggio multimediale facilita la comprensione di molti aspetti, incuriosisce anche lo spettatore più giovane e coinvolge un pubblico altrimenti difficile da intrattenere. Una vera chicca della mostra è la facoltà di far rivivere le opere perdute o inaccessibili perché parte delle collezioni private. Due terzi del lascito artistico è stato esaminato con grande attenzione e riprodotto integralmente con nuovissime tecnologie come la Computer Generated Imagery, cosicché hanno potuto raggiungere la mostra anche importanti opere inamovibili, come i quadri dalla Cappella Contarini in San Luigi dei Francesi, dalla Cattedrale di Malta e dalla Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo.

Presentazione Caravaggio oltre la tela, Museo della Permanente, Milano. Ph. Vlada Novikova

Le immagini sono di sorprendente qualità risolutiva grazie ad un sofisticato sistema di multi-proiezione a grandi dimensioni, che permette di indagare ogni piccolo dettaglio delle opere caravaggesche. Invece il percorso sonoro dell’audio binaurale, che permette di percepire i suoni a dinamica naturale, è di grande aiuto per trasmettere con il massimo coinvolgimentoricostruire con la massima chiarezza la vita di Caravaggio, non solo celeberrimo artista, ma anche uomo con le sue debolezze e disavventure.

Il connubio di due supporti, audio e video, crea la tridimensionalità di un`esposizione che avvolge il visitatore, lo porta come fosse in barca nel mare esperienziale (non a caso si apre con il filmato delle onde) da un porto iniziale – la nascita dell’artista a Milano e la non facile infanzia – fino al porto finale, appunto Porto Venere, dove la morte raggiunge il trentanovenne  “pellegrino”. Questo viaggio esperienziale di 45 minuti all’interno del percorso espositivo, accompagnato dalla narrazione teatralizzata, regala un’esperienza positiva e conoscitiva. Una volta usciti si ha la sensazione di aver capito tutti i perché della mitica figura di Caravaggio.

Vlada Novikova

Immagini > Caravaggio oltre la tela, Museo della Permanente, Milano. Ph. Vlada Novikova

Brera Design Days, Design Your Life 2018

Brera Design Days, Design Your Life 2018

Studiolabo presenta > Brera Design Days

Design Your Life / Terza edizione, dal 12 al 18 ottobre 2018 Distretto di Brera, Milano

7 giorni | 32 talk | 11 workshop | oltre 100 ospiti | 9 mostre

Ingresso gratuito previa registrazione su breradesigndays

Sette giorni di incontri, talk, mostre, workshop a ingresso gratuito per un festival che cresce di anno in anno e punta a radicare sempre più il ruolo di Milano di capitale del design, anche oltre al Salone del Mobile. 32 talk, 11 workshop, oltre 100 ospiti, 9 mostre nel distretto di Brera per indagare le relazioni del design con la progettazione, le politiche urbane, la grafica, l’industria 4.0, ilcoding e i trend. Per il terzo anno Studiolabo presenta Brera Design Days, festival che si rivolge non solo agli addetti ai lavori ma all’intera città e traccia le linee del presente del design esplorando le possibili direzioni future.

I TEMI

Design Your Life è il tema principale di questa edizione e prende spunto dal libro di culto degli autori americani Bill Burnett e Dave Evans, che invita ad applicare il design thinking nella vita di ognuno di noi: l’approccio progettuale, la sperimentazione e l’imprevisto possono generare crescita in qualsiasi campo e a qualsiasi età. Al tema verrà dedicata la giornata del 13 ottobre con una serie di talk nella Microsoft House, in cui si parlerà di algoritmi, processi decisionali, creative working e dell’utilità dell’inutile. 13 ottobre, Microsoft House, 10.30-18.30

Design your community e politiche urbane

Perché è importante la comunità per il futuro delle città? E’ possibile progettare una comunità? Grazie all’impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica, dovremmo essere in grado di soddisfare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni, al fine di migliorare la qualità della vita. Qual è il ruolo del design in questo processo? Un laboratorio aperto sul concetto di comunità per trovare soluzioni innovative tanto digitali quanto analogiche, suddiviso in due giornate di approfondimento. 12 ottobre, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 10.30-19.30. Dalle 18.30 The Future of Cities – powered by Domus
13 ottobre, Milano Luiss Hub for makers and students, 14.00-21.00

Coding for kids

Un’attenzione particolare alla programmazione informatica rivolta ai bambini, che con il codingpotranno cominciare subito ad imparare giocando i concetti base di informatica e del pensiero computazione. Giocando a programmare si impara ad usare la logica e a sviluppare il “pensiero computazionale”, un processo logico-creativo che consente di scomporre un problema complesso in diverse parti. Con il coding quindi anche i bambini potranno risolvere problemi “da grandi” e diventare soggetti attivi della tecnologia. Una giornata di workshop gratuiti sul coding a cura di IED, per creare giocattoli elettrici e giochi da tavolo. 14 ottobre, Microsoft House, 11.00-13.00/15.00-18.00

Service Design

Progettare nuovi servizi o rinnovare servizi esistenti per l’ideazione di nuove modalità di offerta, creare nuove forme d’interazione e comunicazione tra utenti e organizzazioni, trasformare i modelli di business attraverso la creazione di nuove idee imprenditoriali. Attraverso l’approccio del Service Design possiamo immaginare soluzioni che siano vicine ai bisogni degli utenti finali e che creino valore per chi li produce. Il service design progetta le diverse componenti di un servizio, siano queste digitali, materiali o relazionali, per creare contenuti ad hoc, tecnologicamente avanzati e sostenibili economicamente, socialmente e ambientalmente. Il progetto è promosso dalla Service Innovation Academy di POLI.design — Politecnico di Milano e Leftloft. 15 ottobre, Microsoft House, Rethink Service Design Stories, 18.00-20.30

Design Trends

Incontri, dialoghi, interviste con alcune delle figure più rappresentative del design italiano e non solo. Designer, giornalisti, critici, aziende e ricercatori racconteranno il mondo del design oggi, i trend futuri e le aspirazioni di Milano, capitale mondiale del design. 12-15 ottobre ore 18.30, Casa Corriere, powered by Corriere della Sera, Living e Abitare – 12-18 ottobre, sedi varie, per info www.breradesigndays.it

Brera Design Books

Sei ospiti dialogono attorno a tre libri sul design rivolti non solo agli addetti ai lavori ma ad un pubblico trasversale, perché capaci di generare un dibattito e farci riflettere sui diversi aspetti del mondo del progetto. Selezione a cura di Chiara Alessi. 14-16 ottobre, ore 18.30, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

LE MOSTRE PRINCIPALI

Beato Design

Anche il design ha i suoi santi e i suoi patroni, protettori del progetto, avvocati delle idee, invocati da studenti e professionisti in cerca di certezze. Gli oggetti che hanno creato sono reliquie che abitano le nostre case a cui rendiamo omaggio. Ai Brera Design Days verranno celebrati con la leggerezza di chi li ama profondamente, trasformandoli in rappresentazioni profane grazie all’occhio e alla mano di chi ha grande dimestichezza con le immagini sacre. Per questo motivo vedremo all’opera sei artisti di strada, sei protagonisti della pavement art italiana, grazie alla stretta collaborazione con il Museo dei Madonnari di Grazie di Curtatone (MN), dove ogni anno si celebra uno dei più importanti festival internazionali del settore. Il 13 e 14 ottobre Mariano Bottoli, Federico Pillan, Tony Cuboliquido, Fabio Fedele, Ketty Artemisia Grossi e Valentina Sforzini creeranno dal vivo per le strade di Brera la loro interpretazione dell’immagine e dei progetti di sei maestri del design. Le opere resteranno esposte fino al 16 ottobre. Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 13 e 14 ottobre live painting, opere in mostra fino al 16 ottobre

Beato Design, preview dell’opera di Ketty Artemia Grossi ispirata a Ettore Sottsass

Mostro 2 – Graphic Design Camp

Progetto di Marco Sammicheli, Maria A. Di Pierro e Marco Williams Fagioli con l’art direction di Zup Design, dedicato alla comunicazione visiva e all’arte grafica. Il festival racconta il mondo delle arti grafiche e della comunicazione visiva attraverso la voce di professionisti internazionali. Mostre, workshop, talk e un evento speciale in collaborazione con la fiera Viscom sono i format individuati per comunicare le vicende dei professionisti invitati. Gli ospiti della seconda edizione sono Agathe Singer, Gala Fernandez, Francesco Barbaro, Marco Goran Romano e Uros Mihic. Laboratorio Formentini per l’editoria, dal 12 al 18 ottobre

Tramezzino – Intermezzo amoroso a Milano

Uno sguardo insolito su Milano da parte di uno degli autori più creativi e premiati del fumetto italiano, Paolo Bacilieri, che con le sue tavole mette in mostra una dichiarazione d’amore a fumetti a Milano tra architetture straordinarie diventate icona della città e l’inventiva degli architetti che le hanno ideate, quali BBPR, Giò Ponti, Luigi Caccia Dominioni, Vico Magistretti. Mostra a cura di Matteo Stefanelli. Corriere della Sera – Sala Buzzati, dal 12 al 14 ottobre

L’utilità dell’inutile – Il design italiano snobba il design thinking?

E’ stato chiesto ad alcuni designer che lavorano in Italia di descrivere il processo creativo che ha contribuito alla realizzazione di un artefatto (fisico o virtuale). La mostra è l’incipit per una riflessione sul metodo, sulla relazione con i maestri del passato e l’attuale fenomeno del design thinking. A cura di Valentina Auricchio e Francesco Zurlo con il supporto di Serena Leonardi e Martina Rossi. Tra i designer in mostra gumdesign, Matteo Ragni, Lorenzo Palmeri, studio FM.Microsoft House, dal 12 al 16 ottobre

Adriano&Rubelli: immagini che dialogano

Lo spazio Rubelli rende omaggio con una mostra fotografica ad Adriano Brusaferri e alla sua lunga collaborazione con l’azienda veneziana. Un’occasione per ricordare il fotografo scomparso di recente con immagini oniriche e sensuali, che offrono in tutta la loro immediatezza e potenza espressiva una lettura inedita e visionaria del mondo di Rubelli, dei suoi tessuti e arredi.
Rubelli Showroom, dal 12 al 30 ottobre

I PERSONAGGI

Sono oltre 100 i volti che si alterneranno sui palchi di Brera Design Days.
Nomi che disegnano le tendenze del design, quali Giulio Iacchetti, Ferruccio Laviani, Elena Salmistraro, Matteo Ragni, Odo Fioravanti, gumdesign, icone internazionali del graphic designquali Agathe Singer o Goran e del fumetto come Paolo Bacilieri e Massimo Giacon, personaggi che portano avanti la storia del design, quali il presidente della fondazione Castiglioni Carlo Castiglioni e Margherita Pellino della Fondazione studio museo Vico Magistretti, ma ancheMilen Balbuzanov, uno dei calligrafi più interessanti dello scenario mondiale, gli sperimentatori del digitale e delle nuove tecnologie quali Jacopo Mele inserito da Forbes tra gli under 30 più influenti nella politica europea, Fabio Moioli di Microsoft Italia, Davide Andenna di Thefablab, Lorenzo Ruggieri di H-Farm. E ancora, nomi noti della letteratura contemporanea quali Franco Bolelli e della musica come La Pina e il rapper Amir Issaa.
Impossibile citarli tutti, elenco completo su www.breradesigndays.it

GLI SPAZI

Pensato come festival diffuso nel quartiere di Brera e nei suoi dintorni, Brera Design Days quest’anno vede coinvolti sei spazi principali, che sono la Microsoft House (viale Pasubio 21) e laFondazione Giangiacomo Feltrinelli (viale Pasubio 5), Brera Design Apartment (via Palermo 1), Milano Luiss Hub for makers and students (via Massimo d’Azeglio 3), Corriere della Sera – Sala Buzzati (via Balzan 3) e il Laboratorio Formentini per l’editoria (via Formentini 10). Il festival popolerà con eventi speciali anche gli spazi deputati ai grandi nomi del Brera district, quali100x100 Group, Agape 12, Ariostea, CEA, Dieffebi, eFM, Foscarini, Meet Lab, Palazzo Giureconsulti, Pedini, Refin, Rubelli, Unopiù solo per citarne alcuni. Elenco completo su www.breradesigndays.it .

IL COMITATO E I PARTNER

Brera Design Days è un evento ideato e curato da Cristian Confalonieri e Paolo Casati, fondatori di Studiolabo e Brera Design District, con l’intento di dare vita a un progetto spin-offdedicato a design e dintorni sul territorio di Brera, per generare una rete virtuosa di persone e di idee e portare il design tutto l’anno in città. Studiolabo si avvale della collaborazione del comitato organizzativo composto Chiara Alessi, giornalista e saggista, Valentina Auricchio, design manager, e Paolo Ferrarini, ricercatore e docente. Patrocinato dal Comune di Milano e daRegione Lombardia, vede l’importante partecipazione di Microsoft Italia in qualità di Main Partner ufficiale, e la importante collaborazione di realtà accademiche quali Ied, Naba ePolitecnico.

Gli appuntamenti sono gratuiti e aperti al pubblico, previa registrazione sul sito www.breradesigndays.it in costante aggiornamento e con tutte le informazioni sui relatori e sul palinsesto. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

PICASSO Metamorfosi – al Palazzo Reale di Milano

PICASSO Metamorfosi – al Palazzo Reale di Milano

PICASSO Metamorfosi

Palazzo Reale, Milano

dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019

La mostra Picasso Metamorfosi in programma dal 18 ottobre a Palazzo Reale segna la stagione autunnale milanese: dedicata al rapporto multiforme e fecondo che il genio spagnolo ha sviluppato, per tutta la sua straordinaria carriera, con il mito e l’antichità, si propone di esplorare da questa particolare prospettiva il suo intenso e complesso processo creativo. Promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale eMondoMostreSkira, la mostra è curata da Pascale Picard, direttrice dei Musei civici di Avignone. Il progetto, tappa milanese della grande rassegna europea triennalePicasso-Méditerranée, promossa dal Musée Picasso di Parigi con altre istituzioni internazionali, presenta circa 200 opere tra lavori di Picasso e opere d’arte antica cui il grande maestro si è ispirato, provenienti dal Musée National Picasso di Parigi e da altri importanti musei europei come, tra gli altri, il Musée du Louvre di Parigi,  i Musei Vaticani di Roma, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Musée Picasso di Antibes, il Musée des Beaux-Arts di Lione, il Centre Pompidou di Parigi, il Musée de l’Orangerie di Parigi, il Museu Picasso di Barcellona.

Pablo Picasso Le Baiser [Il bacio], 1969 olio su tela, 97×130 cm Paris, Musée National Picasso Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Jean-Gilles Berizzi/ dist. Alinari Copyright: © Succession Picasso, by SIAE 2018

Il progetto si innesta in un percorso di approfondimento sul grande artista intrapreso da Palazzo Reale nei decenni, un vero e proprio ciclo di mostre su Picasso che ha reso speciale il rapporto tra il maestro spagnolo e Milano. Prima fra tutte l’esposizione di Guernicanella Sala delle Cariatidi nel 1953, un avvenimento eccezionale e un autentico regalo che Picasso fece alla città; seguì, a distanza di quasi mezzo secolo, una grande antologica nel settembre 2001, quattro giorni dopo gli attentati alle Twin Towers, organizzata con la collaborazione degli eredi dell’artista; infine la rassegna monografica del 2012, che documentò in un grande excursus cronologico la varietà di tecniche e mezzi espressivi che caratterizzarono la produzione dell’artista spagnolo. Con Picasso Metamorfosi invece sarà l’antichità nelle sue diverse forme a declinarsi nelle mitologie reinventate da Picasso e presentate nelle sei sezioni della mostra con le opere del grande artista accostate a quelle di arte antica – ceramiche, vasi, statue, placche votive, rilievi, idoli, stele – che lo hanno ispirato e profondamente influenzato.

Pablo Picasso L’Étreinte [L’abbraccio], 1970 olio su tela, 146×114 cm Paris, Musée national Picasso Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Gérard Blot/ dist. Alinari Copyright: © Succession Picasso, by SIAE 2018

Pablo Picasso La Femme au jardin [La donna in giardino], 1930 ferro saldato e dipinto di bianco, 206x117x85 cm Paris, Musée National Picasso Credito fotografico:© RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Adrien Didierjean/ Mathieu Rabeau/dist. Alinari
Copyright: © Succession Picasso, by SIAE 2018

  1. Mitologia del Bacio – Ingres, Rodin, Picasso

Con l’invenzione delle Demoiselles d’Avignon(1907), riconosciuta come il manifesto di una nuova estetica, Picasso scardina i codici della pratica artistica accademica. Ma lo fa poggiando sulla propria formazione classica, nutrendosi degli archetipi della storia dell’arte, dove scopre forme adatte alla metamorfosi dei codici artistici vigenti. Prima di lui, erano stati Ingres e Rodin ad aprire la strada. L’introduzione della mostra riunisce i tre artisti attorno al tema del bacio con alcuni dipinti di Picasso cui fanno da contrappunto due opere emblematiche: Il bacio di Rodin e Paolo e Francescadi Ingres. Il confronto rivela come l’approccio di Picasso conduca ad un’interpretazione libera e profondamente innovativa dell’antichità. Ne sono testimoni le varie versioni de Il bacio presenti in mostra, diverse una dall’altra e connotate da una evidente tensione erotica che Picasso declinerà per tutta la sua carriera, dal 1899 sino al 1970. Questa pulsione evidenzia da subito come uno dei centri della sua opera sia il suo rapporto con l’universo femminile, così come molto trattato risulta anche il tema dell’artista e dei suo modelli in studio.

  1. Arianna tra Minotauro e Fauno

La ricerca estetica di Picasso sin dall’inizio si rifà alle tante raffigurazioni di esseri fantastici presenti nel repertorio mitologico. Tra i suoi punti di riferimento ricorrenti vi sono figure ibride lacerati tra umano e animale, bene e male, vita e morte. Le sue opere sono popolate da Fauni maschi e femmine – rappresentati nei disegni a penna e inchiostro Fauno, cavallo e uccello(1936) enel celebre olio Testa di uomo barbuto(1938) – ma anche da minotauri e centauri. La figura di Arianna, emblema della bellezza che incarna il rinnovamento tra tradimento e idillio amoroso, suggerisce l’idea di una rinascita perpetua e ciclica. Nell’opera di Picasso, numerose sono le odalische sprofondate nel sonno che rimandano alla celebre Arianna addormentata del Vaticano. L’artista sviluppa attorno alla sua figura temi che gli sono particolarmente cari: il Minotauro, l’arena, la guerra, la passione amorosa e la perpetua ebbrezza della vita incarnata dal corteo bacchico. La affascinante bellezza di Arianna offerta alla contemplazione è presente in una serie di raffigurazioni con tutte le espressioni dell’emozione amorosa: dall’erotismo sereno alle fantasie sul rapimento e lo stupro cui rimandano gli esseri ibridi che la affiancano. Esempi di questa trasposizione sono l’acquaforte Ragazzo pensieroso veglia su una donna dormiente al lume di candela (1934); i disegni a matita Due figure(1933); Donna con le braccia incrociate al di sopra della testa (1939) e Studi di nudo con le braccia al di sopra della testa(1946); e i vari nudi femminili: gli olii Nudo disteso (1932) Nudo in un giardino(1934),Nudo con bouquet di iris e specchio (1934); e i disegni a penna e inchiostro Lo scultore e la  modella(1931), Nudo che si pettina(1954), Baccanale (1955).

  1. Alla Fonte dell’Antico – Il Louvre

Il virtuosismo di Picasso si sviluppa sin dalla sua adolescenza a contatto con una pratica accademica di cui padroneggia perfettamente la tecnica e il repertorio, avendo assimilato le forme della scultura greca. Questo approccio si sviluppa ulteriormente in occasione del suo viaggio in Italia, a Roma e Napoli, nel 1917 e al suo incontro con Olga Khokhlova. L’ispirazione classica mitiga in questi anni l’intensa esperienza cubista. La fonte(1921), si ispira a una personificazione del fiume Nilo conservata al Campidoglio a Roma ma anche  a un dipinto di Ingres, e sfocerà – sempre nel 1921 –  nei dipinti delle TreDonne alla fonte, il cui soggetto è ispirato da una pittura di un vaso greco conservato al Louvre. Picasso visita spesso questo museo e si ispira alle figure dei bassorilievi greci per il suo dipinto Donna seduta(1920), come per il tardivo Nudo seduto su una sedia(1963), e il suo bronzo Uomo stante(1942), figure reinterpretate in una chiave originale e distante dalla ieraticità delle statue ellenistiche.

  1. Il Louvre di Picasso: tra greci, etruschi e iberici

Picasso visita regolarmente il Louvre dal 1901 e proseguirà le sue visite anche dopo la seconda guerra mondiale. Tra il 1901 e il 1912, dalle testimonianze della sua prima compagna Fernande Olivier e del pittore-scrittore Ardengo Soffici, vi tornerà numerose volte, scoprendo i periodi arcaici e la pittura dei vasi greci d’epoca geometrica, la cui estrema stilizzazione attira la sua attenzione. I motivi a contorno delle figure che osserva hanno un ruolo fondamentale nel processo di elaborazione delle Demoiselles d’Avignoncome dimostrano i vari studi di nudi a matita esposti in questa sezione, ma anche l’olio Piccolo nudo seduto(1907) e la scultura in legno Tre nudi(1907), che evolvono poi nelle sculture filiformi in legno Donna sedutae Donna stante (1930) che annunciano i lavori di Giacometti, ma si ispirano ai bronzi dell’arte etrusca. L’arte greca cicladica pervade inoltre il magnifico dipinto Nudo seduto su fondo verde(1946) o ancora la serie in bronzo I Bagnanti(1956). Picasso si è infine ispirato alla sua collezione di oltre novanta pezzi di ex voto iberici in bronzo, di cui vari esempi sono esposti per la prima volta in questa mostra. 

  1. Antropologia dell’antico

La ceramica è la protagonista di questa quinta sezione. Picasso la scopre nel dopoguerra, aprendo un nuovo capitolo delle sue declinazioni dall’antico e, sperimentando il potenziale artistico della terracotta dipinta, fa evolvere l’oggetto dalla sua funzione d’uso allo status di opera d’arte. Come nell’antichità, il ceramista e il pittore coabitano nello studio e creano insieme. Così la ceramista Suzanne Ramier incita Picasso alla ricerca di nuovi profili di vasi e stimola la consultazione dei repertori archeologici. Questa immersione nell’universo ancestrale degli studi di ceramisti evoca in Picasso il ricordo di Pompei e rivela il suo gusto per tutte le forme d’espressione decorative o artistiche provenienti dall’ambiente romano. Picasso utilizza vari materiali riciclati di studio, frammenti di contenitori culinari e di piastrelle per arrivare a esiti straordinari come nelle terrecotte: Donna con mantiglia(1949), Frammento di pignatta decorato con un viso(1950), Suonatore di flauto doppio seduto(1958); o nelle bellissime ceramiche Volti di donna(1950), Portafiori a forma d’anatra(1950-1951),Toro con banderillas gialle (1957).

  1. L’antichità delle metamorfosi

La spettacolare scultura La donna in giardino(1932) in ferro saldato utilizzato come materiale di riciclo e volutamente dipinta di bianco come un marmo apre questa sezione per introdurre le Metamorfosidi Ovidio, di cui Picasso illustra nel 1931 una celebre edizione pubblicata da Albert Skira e di cui Skira, in occasione della mostra, riediterà la copia anastatica. L’importanza della pratica dell’acquaforte nell’opera di Picasso applicata all’edizione a stampa permette qui di approdare al libro d’artista. La scarsa tiratura dell’opera e il modo in cui Picasso incide la lastra di rame con un semplice tratto crea un effetto concorrente al disegno. L’effetto grafico rinvia ugualmente ai decori antichi dei vasi dipinti. Le scene immaginate da Picasso accompagnano il testo e sottolineano l’importanza della fonte letteraria nell’interpretazione che ne propone l’artista. Le Metamorfosi di Ovidio riappaiono in qualche soggetto nella celebre suite Vollard(1933-1935), di cui saranno presenti alcuni fogli, che presenta l’artista nel ruolo dello scultore al lavoro con la modella evocando il mito di Pigmalione, senza dubbio tra i soggetti preferiti di Picasso. Questa fascinazione per l’appropriazione della femminilità può condurre a scene erotiche o di stupro ricordando così scene antiche tra fauni e baccanti.

Pablo Picasso Visages de femme [Volti di donna], 1950 terracotta, 74,5x31x31 cm Collezione privata Credito fotografico: Maurice Aeschimann, 2018

Pablo Picasso Canard pique-fleurs [Porta fiori a forma d’anatra] 1950-1951 terracotta, 39,5x40x19 cm, b. diam. 13 cm Collezione privata
Credito fotografico: Maurice Aeschimann, 2018

Pablo Picasso Joueur de diaule assis [Suonatore di flauto doppio seduto], 1958 assemblaggio di dodici lastre in argilla chamottata rosa; decorazioni a ingobbio, superfici graffite e incise, 126,5×125,5×2 cm Paris, Musée National Picasso Credito fotografico:© RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Gérard Blot/ dist. Alinari Copyright: © Succession Picasso, by SIAE 2018

Pablo Picasso Femme assise [Donna seduta], 1930 legno di abete, 15,7x3x2,9 cm Paris, Musée National Picasso Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Mathieu Rabeau/dist. Alinari Copyright: © Succession Picasso, by SIAE 2018

Pablo Picasso Femme assise [Donna seduta], 1920 olio su tela, 92×65 cm Paris, Musée National Picasso Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Mathieu Rabeau/dist. Alinari Copyright: © Succession Picasso, by SIAE 2018

Pablo Picasso Nu couché [Nudo disteso], 1932 olio su tela, 130×161,7 cm Paris, Musée National Picasso Credito fotografico:© RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Adrien Didierjean/ dist. Alinari Copyright: © Succession Picasso, by SIAE 2018

Pablo Picasso Tête d’homme barbu [Testa di uomo barbuto], 1938 olio su tela, 55×46 cm Paris, Musée National Picasso Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Jean-Gilles Berizzi/ dist. Alinari Copyright: © Succession Picasso, by SIAE 2018

La mostra Picasso Metamorfosi propone dunque di penetrare nel laboratorio intimo di un artista mondiale alla luce delle fonti antiche che ne hanno ispirato l’opera, ma anche di svelare i meccanismi di una singolare alchimia che pone l’Antichità al cuore di un modernità determinante per l’arte del XX secolo.

CARAVAGGIO Oltre la tela al Museo della Permanente a Milano

CARAVAGGIO Oltre la tela La mostra immersiva

Museo della Permanente a Milano

Dal 6 ottobre 2018 

MondoMostreSkira, dopo lo straordinario successo della mostra Dentro Caravaggio, presenta al Museo della Permanente a Milano, dal 6 ottobre 2018 al 27 gennaio 2019, Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva, una straordinaria esperienza multimediale originale e inedita che vuole essere una sorta di racconto complementare della grande esposizione che l’ha preceduta, ripercorrendo, con la consulenza scientifica di Rossella Vodret e il Patrocinio del Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo,le tappe della vita e dell’opera dell’artista. “Due sono le direttrici che ci hanno guidato in questo nuovo progetto – afferma Rossella Vodret –  una maggiore conoscenza dell’uomo Caravaggio, e un approfondimento su alcuni suoi capolavori che non è stato possibile esporre in Dentro Caravaggio. Due aspetti indagati e mostrati al pubblico attraverso una precisa chiave di lettura: il “Caravaggio nascosto”, sia attraverso episodi inediti o poco noti che appartengono allasfera intima e privata della sua travagliata esistenza, sia grazie a una particolare visione dei capolavori del grande genio lombardo.

Render Giove, Nettuno e Plutone – Gabinetto alchemico Casino Aurora

Il progetto Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva nasce infatti dall’oggettiva impossibilità di mostrare dal vivo capolavori inamovibili maindispensabiliper capire realmente il genio del Merisi. Opere fondamentali come i quadri della Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi o della Cappella Cerasia Santa Maria del Popolo, così come le opere del Louvre, estremamente fragili, come la scandalosa Morte della Vergine– dipinta per essere posizionata sull’altare di Santa Maria della Scala a Roma e rifiutata dai committenti – e ancora il dipinto murale del Gabinetto Alchemicodel casino Ludovisi o la gigantesca tela con la Decollazione del Battista conservata nella Concattedrale de La Valletta a Malta, che valse a Caravaggio la Croce di Malta, o la Medusa conservata agli Uffizi e tanti altri ancora.

Render San Giovanni Battista

Grazie all’utilizzo del video mapping, tali opere verranno presentate nella loro integralità   architettonicadando la possibilità al visitatore di fruirle così come inizialmente concepite dall’artista. La mostra, attraverso l’utilizzo di nuove e sofisticate tecnologie, accompagna il visitatore in un percorso immersivo cinematografico che, pur basato su informazioni scientifiche, emoziona e coinvolge il visitatore rendendolo parte integrante della storia umana ed artistica nella quale è egli stesso immerso. Il percorso della durata di  45 minuti è accompagnato da una narrazione che utilizza la tecnologia binaurale – tutti i visitatori saranno dotati di cuffie speciali – ed è composto da una alternanza di immagini girate appositamente per la mostra, ispirate alla storia personale dell’artista, di effetti speciali, di capolavori. Una narrazione intensa e coinvolgente che dalla gioventù milanese – segnata dal flagello della peste – porterà Caravaggio a morire, solo, sulla spiaggia della Feniglia dopo aver attraversato la straordinaria Roma del primo Seicento, protetto da potenti nobili e porporati, ed esserne fuggito a Napoli, poi a Malta, a Palermo, nuovamente a Napoli.

Render Medusa

Il percorso della mostra è fedele alla cronologia e come in una narrazione teatrale è suddiviso in quattro atti e illustra oltre cinquanta opere di Caravaggio.

Nella prima parte, dedicata alla gioventù e formazione si vede il giovane Michelangelo diventare apprendista a Milano nello studio di Simone Peterzano e successivamente a Roma: una città in profonda trasformazione ma anche la capitale artistica dell’Europa con centinaia di artisti all’opera. Qui inizia faticosamente la sua carriera: dipingerà opere straordinarie quali Riposo nella fuga in Egitto, la Buona Ventura e I Bari.

Render Martirio San Matteo

Il secondo atto e è dedicato agli anni del trionfo: viene “scoperto” dal potente Cardinal del Monte che lo prende a dimora, e proiettato in un mondo di ricchezza e cultura. Nel 1600, la svolta, con la commissione della Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi: un enorme successo. Dipingerà poi il Gabinetto Alchemico e la Cappella Cerasi, la sua fama giunge a Firenze con la Medusa commissionata dal Cardinal del Monte per Federico I de’ Medici.

Il terzo atto  guarda però ad un’altra Roma, quella deibassifondi di Caravaggio: continua a bazzicare le taverne, a giocare, a frequentare prostitute. Smette di vivere dai potenti Cardinali e affitta uno studio dove vive con Cecco del Caravaggio, forse il suo amante. Dipingerà capolavori come Giuditta e Oloferne, Amore Vincitore, la criticataMadonna dei Pellegrini, la Madonna dei Palafrenieri, la Morte della Vergine cheviene rifiutata dai Carmelitani Scalzi. Di lì a poco ucciderà in una rissa Ranuccio Tomassoni e fugge: viene sentenziato a morte in absentia.

L’ultimo atto  è dedicato agli anni della fuga. Prima a Napoli dove dipinge la Flagellazionee le Sette Opere di Misericordia, poi a Malta con capolavori come il Ritratto del Gran Maestro Alof de Wignacourt, o la Decollazione. Ma anche da Malta, dopo una lite, deve scappare in Sicilia dove lascerà opere straordinarie come il Seppellimento di Santa Lucia o laResurrezione di Lazzaro. Rientra a Napoli, ospite di Costanza Colonna e spera nell’intercessione del Cardinal Borghese presso il Papa Paolo V affinché ottenga la grazia papale. Dipingerà ilMartirio di Santo’Orsola, suo ultimo quadro e si imbarcherà per tornare verso Roma. Morirà il 18 luglio 1610 a Porto Ercole senza aver compiuto quarant’anni.

Render Bacchino malato, Ragazzo morso da ramarro e Bacco adolescente

Non solo grazie a un sofisticato sistema di multi-proiezione a grandissime dimensioni, Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva vuole entrare nelle opere inamovibilicon analisi forensi fatte anche a seguito della campagna diagnostica della mostra milanese, per scoprire cosa si nasconde dentro le più famose opere di Caravaggio. Come nel Martirio di San Matteo della Cappella Contarelli dove scopriamo due redazioni diverse, una sopra l’altra, sulla stessa tela: Caravaggio realizza una prima versione compiuta, non solo un abbozzo, ispirandosi ai maestri del passato. Ma poi, insoddisfatto, copre l’opera e ricomincia da capo. O nella Giuditta che taglia la testa a Oloferne dove Caravaggio allontana i margini della ferita e cambia posizione a tutta la testa, in origine più attaccata al corpo: forse per fedeltà ai testi sacri che riportano come Oloferne venga colpito due volte prima di essere decapitato. Giuditta ha scagliato il primo colpo e sta per scagliare il secondo, quello decisivo necessario per il completo distacco della testa.

Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva ripercorre i capolavori di Caravaggio utilizzando un approccio contemporaneo all’opera d’arte. Un percorso coinvolgente, emozionante a tratti anche sorprendente ed onirico, che  tesse un racconto dell’uomo e dell’artista, in continua sovrapposizione, del contesto storico e sociale nel quale operava. La mostra, prodotta da NSPRD per Experience Exhibitions ha coinvolto un team di giovani sceneggiatori, cineasti, video artisti, scenografi, doppiatori che con la consulenza scientifica di Rossella Vodret, hanno elaborato  un nuovo formato di mostra immersiva, che non si limita alla semplice presentazione delle opere in alta risoluzione e dei loro dettagli, ma che mira a sfruttare al massimo le ultime tecnologie per una divulgazione scientifica di ultima generazione. Con l’ausilio di sedici videoproiettori, effetti sorprendenti, immagini uniche, il visitatore potrà scoprire il Caravaggio oltre la tela. Una esperienza unica per conoscere il pittore che, grazie alla sua spietata rappresentazione della realtà,  ha rivoluzionato in pochi intensi anni la storia dell’arte in Italia e in Europa.

CONTRIBUTI AL NOVECENTO. Da Boccioni a Rotella ai contemporanei

 CONTRIBUTI AL NOVECENTO. DA BOCCIONI A ROTELLA AI CONTEMPORANEI

La collezione del MAON

a cura di Bruno Corà e Tonino Sicoli

 fino al 14 ottobre 2018

Fondazione Stelline, Milano

Dal 13 settembre al 14 ottobre, alla Fondazione Stelline, vengono esposte 35 opere del MAON, per far conoscere l’importante collezione del XX secolo del museo calabrese. Pezzo forte della raccolta un inedito di Umberto Boccioni, Paesaggio marino con alberi(1908), oltre a opere di più di 30 artisti, tra cui Mimmo Rotella e Alik Cavaliere

Umberto Boccioni Paesaggio marino con alberi, 1908 olio su tela, cm 54,5×64,5 Courtesy MAON, Rende

In occasione del palinsesto “Novecento Italiano” del Comune di Milano, che documenta la storia dell’arte a partire dalle avanguardie storiche fino al contemporaneo, la Fondazione Stelline presenta la mostra CONTRIBUTI AL NOVECENTO. DA BOCCIONI A ROTELLA AI CONTEMPORANEI, a cura di Bruno Corà e Tonino Sicoli(dal 13 settembre al 14 ottobre 2018, con inaugurazione il 12 settembre alle ore 18.30). L’obiettivo è quello di far conoscere al grande pubblico la collezione del XX secolo del MAON – Museo dell’arte dell’Otto e Novecento di Rende(CS). Trentacinque le opere esposte in un racconto cronologico dai primi anni del Novecento fino al XXI secolo. Pezzo forte della raccolta è un dipinto pre-futurista inedito di Umberto Boccioni, Paesaggio marino con alberi, ascrivibile al periodo milanese del grande artista. L’opera, scoperta in una collezione romana, è caratterizzata da una pittura sottile, rapida e filamentosa, che si collega a diversi lavori pre-futuristi della collezione Chiattone di Lugano, tutti eseguiti attorno al 1908. Altra figura di spicco protagonista della mostra è Mimmo Rotella, artista principe del Nouveau Réalisme, trait d’unionfra il Dadaismo e la Pop Art, ponte d’inventiva fra l’impiego dei ready made(i pezzi di carta strappati dalle affichesui muri urbani) e le icone della pubblicità cinematografica. Tra i lavori degli oltre 30 artisti presenti, vi sono anche gli assemblaggi di oggetti e ramoscelli bronzei di Alik Cavaliere, docente e direttore dell’Accademia di Brera a Milano, nonché tra i primi artisti ad aver esposto alla Fondazione Stelline.

Mimmo Rotella E Rosso, 1957 décollage, 37×24 cm Courtesy MAON, Rende

Luigi Magli Casa, 2014 tecnica mista, cm 110×60 Courtesy MAON, Rende

Cesare Berlingeri Colori che entrano, 1992 pigmento su tela e matita, cm 53×40 Courtesy MAON, Rende

Il percorso espositivo della mostra è suddiviso in due sezioni temporali:

1900-1945 / Le Avanguardie Storiche e il Novecento Italiano:con opere di Enzo Benedetto, Umberto Boccioni, Achille Capizzano, Domenico Colao, Michele Guerrisi, Maria Grandinetti Mancuso, Antonio Marasco;

1945-2000 / Il Dopoguerra e le Nuove Tendenze: con opere di Cesare Berlingeri, Giancarlo Cauteruccio, Alik Cavaliere, Francesco Correggia, Luigi Di Sarro, Salvatore Dominelli, Francomà, Giuseppe Gallo, Antonio Gatto, Francesco Guerrieri, Bruno La Vergata, Domenico Lo Russo, Francesco Lupinacci, Luigi Magli, Max Marra, Mario Parentela, Rocco Pangaro, Antonio Passa, Pietro Perrone, Alfredo Pirri, Antonio Pujia Veneziano, Anna Romanello, Mimmo Rotella, Angelo Savelli, Nunzio Solendo, Giulio Telarico, Aldo Turchiaro, Fiorenzo Zaffina.

Antonio Passa Chiaroscuro nero, 2016 ceramica, cm 78×36 Courtesy MAON, Rende

Alfredo Pirri
Ratto d’Europa, 1996 tecnica mista, cm 200×114 Courtesy MAON, Rende

La scelta di documentare un’area, cogliendo anche il cosiddetto genius loci, non significa volontà di fare dell’antropologia culturale, bensì prendere in considerazione i collegamenti con il clima generale, con le tendenze in atto, con le linee della ricerca e i riferimenti storico-linguistici di più ampia portata. La mostra della Fondazione Stelline ha il patrocinio di Regione Lombardia e Regione Calabria, del Comune di Milano e del Comune di Rende, ed è organizzata in collaborazione con le associazioni Centro “A. Capizzano” di Rende e “Aleph Arte” di Lamezia Terme.


PUBLICATION LISTED IN THE ITALIAN PRESS REGISTER BY THE SASSARI COURT OF LAW WITH REGISTRATION NUMBER 447/2017.
EDITOR IN CHIEF: ALICE ZUCCA

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