William Kentridge – Waiting for the Sibyl

William Kentridge – Waiting for the Sibyl

dal 03 giugno al 03 luglio 2020

Galleria Lia Rumma, Napoli

“A me un’opera di Calder ricorda sempre qualcosa che ruota e gira e se c’è una storia che a me rievoca questo movimento, è quella della Sibilla”.

William Kentridge
Untitled (Leaning on Air), 2020

Lavaggio a inchiostro su carta artigianale Phumani in canapa e sisal, montata su tela grezza
290 × 330 cm

La Galleria Lia Rumma presenta online la prima mondiale del film di William Kentridge Waiting for the Sibyl, insieme a un focus su Waiting for the Sibyl and other histories, la prossima mostra personale dell’artista sudafricano alla Galleria Lia Rumma di Milano. La galleria fotografica presenta un breve video che mostra il workshop tenutosi a Johannesburg nel 2019 e la visione integrale dell’omonima opera teatrale che è stata presentata in anteprima al Teatro dell’Opera di Roma nel settembre 2019. Altri riferimenti iconografici arricchiscono questa sezione. In mostra anche una selezione di opere che faranno parte della mostra.

William Kentridge
Drawing for Waiting for the Sibyl (Trees and Spinning Figures), 2019
Pastello su pagine di Dante Alighieri Chiose alla Commedia

Waiting for the Sibyl è il titolo del più recente progetto di Kentridge, concepito come opera compagna di Work in Progress, l’unica opera scenica concepita dallo scultore statunitense Alexander Calder per il Teatro dell’Opera di Roma nel 1968. Ispirato dal movimento e dalla rotazione delle opere di Calder, Kentridge evoca la sacerdotessa citata da Dante: la Sibilla Cumana, che scriveva le sue profezie per i destini della gente su foglie di quercia. Le foglie si spargevano al vento all’imboccatura della sua grotta, confondendo i destini di chi veniva a prenderle per conoscere la propria sorte. Questa immagine diventa simbolo dell’incertezza e del tempo che scorre, muta e ritorna.

William Kentridge
Drawing for Waiting for the Sibyl (Female Figure Dancing), 2019
Pastello su pagine di Dante Alighieri Chiose alla Commedia

Giacomo Calderoni. Neo Genesi, Roma post Quarantena

Giacomo Calderoni. Neo Genesi, Roma post Quarantena

di Giorgia Basili

Un giovane illustratore immagina una realtà distopica come evoluzione dell’Urbe nel periodo post quarantena, si abitano i piani elevati e ci si muove grazie a ponti di congiunzione che collegano i diversi palazzi e condomini.

Giacomo Calderoni, classe 1998, membro dell’atelier Ultrablu, ha condiviso in rete la prima puntata di Neo Genesi – la città al di sopra del virus, un racconto per immagini, sviluppato con i suoni di Valerio Angiolillo e l’editing testi di Tiziano Tancredi, curatore specializzato in arte urbana.

La prima puntata ambientata in una Roma “Post Pandemia” vede gli abitanti alle prese con una realtà del tutto nuova, gli appartamenti al primo piano sono abbandonati, si vive almeno a tre metri da terra perché sembra il virus sopra quel livello non si diffonda. La poetica postmodernista del grattacielo americano sembra affermarsi, una nuova tangenziale scorre in maniera labirintica sui piani elevati e chi ha l’affaccio o il balcone sulla strada può addirittura scroccare un passaggio afferrandosi ai manubri degli autobus ambulanti, inverando la fantasia fantozziana dell’autobus al volo. I cinesi si trovano a loro agio nei bassofondi e rimangono a custodire i loro negozi, immuni al virus, la carne scarseggia e una nonnina prepara polpette di pollo vendendola ad una clientela privata, come in uno spaccio illegale di sostanze stupefacenti. Un futuro distopico che non risparmia nessuno, il distanziamento sociale si respira nell’aria ma una sorta di empatia dilaga mentre alcuni cittadini si fanno cenno dalle finestre con il saluto romano. Vecchie ideologie e abitudini appena acquisite si consolidano plagiando nuovi modelli sociali.

L’idea di Giacomo consiste nel realizzare dei cicli di tre episodi ciascuno. Vorrebbe condividere un episodio ogni 10 giorni ma è un lavoro ancora lungo ed in progress, portato avanti di settimana, in settimana: una volta immaginato ed organizzato lo storytelling vengono creati tutti i disegni in seguito animati, aggiunti i suoni ed editati i dialoghi.

Giacomo Calderoni sta anche preparando un fumetto, con il supporto editing di Tiziano Tancredi, la cui pubblicazione è stata rimandata a causa della situazione d’emergenza.

Ultrablu, l’atelier che ha supportato il progetto, è stato fondato da da Virgilio Mollicone e Magda Di Renzo, entrambi soci dell’International Association for art and Psycology (IAAP), per perseguire una mission, far sì che la neuro-diversità venga riconosciuta come ricchezza da preservare e venga superata la ghettizzazione che separa ragazzi neuroatipici del disturbo dello spettro autistico (artisti diagnosticati con DPS disturbo pervasivo dello sviluppo) come Andrea Calcagno creatore del libro “La parata” e di fantastiche illustrazioni zoologiche della Tosca di Puccini, da ragazzi normo-dotati o neurotipici come Giacomo Calderoni o Valerio Angiolillo. Al contrario Ultrablu si rivela l’unico luogo al mondo dove si lavora fianco a fianco, in maniera paritetica e con un approccio professionale ineguagliato. “Il mondo ha bisogno di tutte le menti ” sembra essere il caposaldo dello statuto di questo laboratorio creativo.

In campo artistico e culturale, Ultrablu si rivela uno spazio dove esprimersi senza la paura di essere giudicato, ivi vengono messe in pratica differenti forme di scambio e condivisione mentre si propone un approccio libero, senza canoni per definire l’artisticità.

L’Atelier è anche una casa editrice, infatti le opere dei ragazzi convergono spesso in una pubblicazione editoriale.

“Si respira un clima di fratellanza, i ragazzi si spalleggiano tra di loro, sono coesi ed amici, elaborano i progetti insieme. Lo spazio è ristretto e aiuta l’aggregazione, la vicinanza e la collaborazione. Sembra facile da raccontare, ma è difficile immaginarsi lo spirito di umanità e il rispetto reciproco. Senti un affiatamento straordinario, una vicinanza bellissima, ti senti parte di un progetto comune” spiega Tiziano Tancredi, responsabile dell’editing. “Virgilio Mollicone lavora all’Accademia e ha formazione e competenze sociali, è in grado di evidenziare e far emergere il talento di ognuno”, continua Tiziano Tancredi.

Giacomo Calderoni ci regala un’anticipazione sulla seconda puntata:

“Sarà una cavalcata surreale di un rider sul suo inseparabile Honda Helix 250 all’interno del celebre Grande Raccordo Anulare in una veste però del tutto inconsueta. Un viaggio ambivalente tra necessità ed eccedenza dal retrogusto decisamente amaro”.

PALAZZO STROZZI, riapre la mostra Tomás Saraceno. Aria

PALAZZO STROZZI, riapre la mostra Tomás Saraceno. Aria

Dopo 3 mesi di sospensione, la grande mostra di Palazzo Strozzi Tomás Saraceno. Aria è pronta ad accogliere nuovamente il suo pubblico da lunedì 1° giugno fino a domenica 1° novembre 2020. In questa “fase due” della mostra, Palazzo Strozzi applicherà misure di sicurezza idonee all’attuale situazione sanitaria proponendo rinnovate modalità di fruizione e prenotazione della visita. Allo stesso tempo vengono proposti inediti eventi, attività e iniziative per continuare a sperimentare nuove forme di coinvolgimento del pubblico, confermando l’impegno per la città di Firenze e la Regione Toscana all’insegna dei valori di accessibilità, ricerca e innovazione: un luogo di eccellenza per la cultura di livello nazionale e internazionale.

© Photography by Studio Tomás Saraceno

“In questo periodo di chiusura della mostra la nostra attività non si è arrestata” – dichiara il direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino – “Abbiamo voluto tenere simbolicamente aperto il cortile con la grande installazione site specific di Tomás Saraceno come segno di speranza, e abbiamo portato avanti il progetto online IN CONTATTO per restare vicini al nostro pubblico, senza mai dimenticare la nostra missione: stimolare un dialogo vivace e contemporaneo con l’arte. Pur non dimenticando le necessarie misure di sicurezza, è importante che le persone riprendano a frequentare mostre, musei e luoghi della cultura. Il rapporto diretto con l’arte è una parte importante della vita di tutti e, in questo momento così particolare nella storia del nostro Paese, la riapertura di Palazzo Strozzi rappresenta un contributo significativo alla promozione del patrimonio e dell’offerta culturale, in primo luogo per i fiorentini e il pubblico locale e speriamo presto anche nazionale e internazionale: un atto dovuto per la vita culturale delle nostre comunità ma anche un segnale di ripartenza per la vita sociale ed economica del nostro territorio”.

UNA NUOVA IDEA DI VISITA E ATTIVITÀ

La mostra Tomás Saraceno. Aria ha riaperto al pubblico da lunedì 1° giugno e sarà prorogata fino a domenica 1° novembre 2020 osservando i seguenti orari: tutti i giorni dalle 14.00 alle 20.00 e il giovedì dalle 14.00 alle 23.00È fortemente raccomandata la prenotazione online del biglietto sul sito palazzostrozzi.org (su cui sono stati eliminati i costi di prevendita) e tutti i visitatori sono invitati a rispettare una serie di norme di tutela della salute dei visitatori che riprende e implementa le disposizioni sanitarie emanate dalle autorità nazionali e locali. Grande novità nella fruizione della mostra è la possibilità di utilizzare in forma gratuita direttamente sul proprio cellulare l’audioguida della mostra, arricchita da nuovi contenuti e dalla voce dello stesso Tomás Saraceno. Incluso nel biglietto e sempre usufruibile dal proprio smartphone è anche uno speciale Kit digitale dedicato alle famiglie: una proposta di visita con riflessioni e attività nell’esplorazione delle opere e degli spazi della mostra.

Photography © Ela Bialkowska, OKNO Studio

Nelle prossime settimane sono inoltre proposte attività digitali a distanza che permetteranno un coinvolgimento del nostro pubblico. In primo luogo è proposto un ciclo di conferenze gratuite in streaming dedicate al tema dell’ambiente, in collaborazione con Fondazione CR Firenze, che vedrà come ospiti Stefano Caserini (Politecnico di Milano), Franco Miglietta (CNR Istituto di BioEconomia), Antonello Pasini (CNR Istituto di Ricerca sull’Inquinamento Atmosferico). Sono poi attivate su prenotazione, gratuite fino a esaurimento posti, una serie di letture individuali delle Carte da Aracnomanzia di Tomás Saraceno: ogni mercoledì dalle 18.00 alle 20.00, attraverso la piattaforma Zoom, lo psicoterapeuta Gianmarco Meucci incontrerà chi vorrà confrontarsi con le trentatré carte create dall’artista come strumento di interpretazione della propria vita e delle interconnessioni con la realtà che ci circonda. Completa il programma della mostra anche la speciale offerta a distanza per persone con Alzheimer e con Parkinson, attraverso le iniziative Corpo libero A più voci già iniziate nel periodo di lockdown grazie al contatto diretto con famiglie e RSA del territorio. Questi due progetti di eccellenza della Fondazione sono stati ripensati per impedire che la necessaria distanza fisica si traduca in isolamento, contro il rischio che il distanziamento di cui parliamo quotidianamente diventi esclusione sociale.

Photography © Ela Bialkowska, OKNO Studio

Prosegue poi la collaborazione con i partner della mostraManifattura Tabacchi, IED, Publiacqua e Unicoop Firenze. Dopo il grande successo del talk online con l’artista dello scorso 13 maggio, il 18 giugno 2020 sul sito della Manifattura Tabacchi inaugurerà una mostra virtuale, organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e IED, che vede il coinvolgimento degli studenti delle accademie d’arte di Firenze che produrranno opere e contributi in dialogo con i temi e le opere di Tomás Saraceno. Il 30 giugno 2020 sarà invece lanciato il nuovo progetto dedicato al Museo Aero Solar che avrebbe dovuto in quella data far volare una grande mongolfiera di sacchetti di plastica, raccolti direttamente dal nostro pubblico, nel Parco delle Cascine. Il progetto, promosso in collaborazione con IED e Publiacqua, troverà una sua nuova forma nella creazione di una mongolfiera digitale all’interno del sito palazzostrozzi.org. Tutti i visitatori saranno invitati a contribuire attraverso propri contenuti da caricare sulla piattaforma, andando così a far volare in un modo nuovo la mongolfiera immaginata pochi mesi fa: un campo di immaginazione collettivo che riflette sulle idee di partecipazione e condivisione. Nel corso dei prossimi mesi è inoltre in programma una serie di iniziative che vede il supporto di Unicoop Firenze, tra cui il Glossario della mostra, progetto digitale realizzato in collaborazione con il dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, e La scuola dell’arte, workshop a distanza con artisti contemporanei su prenotazione, con primo appuntamento sabato 27 giugno con Leone Contini.

Photography © Ela Bialkowska, OKNO Studio

“SICURAMENTE APERTI”: SICUREZZA PER LA VISITA ALLA MOSTRA

Palazzo Strozzi riapre la mostra Tomás Saraceno. Aria nel segno della sicurezza e garantendo un protocollo di tutela della salute dei propri visitatori. Di seguito sono elencate le misure di sicurezza che regolano la visita alla mostra:

1. Indossa sempre la mascherina durante tutta la permanenza a Palazzo Strozzi.

2. Mantieni sempre la distanza interpersonale di almeno 1 metro, mentre sei in fila, all’interno del percorso espositivo e al bookshop.
3. Prima di accedere alla mostra sarà misurata la temperatura corporea. Nel caso la temperatura registrata fosse superiore o uguale a 37,5°C l’ingresso non sarà consentito.

4. Cura l’igiene delle mani utilizzando gli appositi disinfettanti a base alcolica dei distributori o il sapone igienizzante disponibile nelle toilette.
5. Evita di toccare con le mani occhi, naso, bocca e in generale il viso.
6. Non toccare le opere in mostra e limita all’indispensabile il contatto con le superfici comuni (pareti, corrimano, desk, etc.).

7. Starnutisci o tossisci in un fazzoletto usa e getta o nella piega del gomito. 8. Utilizza l’ascensore solamente in caso di necessità.

La Fondazione Palazzo Strozzi provvede a una sanificazione costante delle toilette e degli spazi di passaggio e alla sostituzione settimanale dei filtri di condizionamento. Si segnala che, fino a prossime disposizioni, non è possibile svolgere visite guidate in mostra e che il guardaroba non è utilizzabile.

Photography © Ela Bialkowska, OKNO Studio

La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e dallo Studio Tomás Saraceno. Con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze e Fondazione CR Firenze. Con il supporto di Terna. In collaborazione con Manifattura Tabacchi e con la partecipazione di Istituto Europeo di Design (IED).

Sponsor Tecnici: Trenitalia, Busitalia, Ataf gestioni, laFeltrinelli, Ufficio Turismo Città Metropolitana di Firenze, Toscana Aeroporti, Unicoop Firenze, Firenze Parcheggi, Rinascente, Mercato Centrale Firenze, Destination Florence Convention & Visitors Bureau, Publiacqua.

Henrik Håkansson. Blinded by the light.

Henrik Håkansson. Blinded by the light.

Galleria Franco Noero, Torino 

fino al 2 Maggio, 2020 

A causa dell’emergenza Covid-19, la mostra potrebbe essere chiusa al pubblico fino a nuovo avviso. Vi invitiamo a CLICCARE QUI e controllare il sito Web degli organizzatori per trovare le informazioni e gli aggiornamenti più recenti sulla situazione attuale.

La Galleria Franco Noero presenta Blinded by the Light, quinta mostra personale di Henrik Håkansson a Torino, all’interno del piano interrato della galleria di Via Mottalciata. La video installazione è stata presentata per la prima volta all’11a Biennale di Taipei Post-Nature — A Museum as an Ecosystem curata da Francesco Manacorda e Mali Wu, conclusasi a marzo 2019.

Blinded By the light è una commissione prodotta in collaborazione con la Low Altitude Experimental Station dell’Istituto di Ricerca sulle Specie Endemiche di Taiwan a Wushinkeng. Il sito è una delle tre stazioni sperimentali, a bassa, media e alta quota, i cui vasti programmi di conservazione cooperativa mirano a preservare tutti gli organismi endemici di Taiwan. Per tutta la durata del 2018, Håkansson ha studiato le falene della regione di Taiwan, che contano circa 4.000 differenti specie attualmente conosciute, tra cui la ‘Falena dell’Atlante’, la più grande al mondo e con un apertura alare che può raggiunge i 30 centimetri. A Wushinkeng, l’artista ha lavorato con l’entomologo Hsu Huan Chih per attrarre questi insetti volanti, prevalentemente notturni, utilizzando una struttura appositamente prodotta e posizionata all’aperto. Attratte dall’uso di luci a base di mercurio, le falene sono riprese su di uno sfondo bianco, come in uno spettacolo di ombre cinesi. Lo spettacolo notturno è accompagnato da un paesaggio sonoro composto da ultrasuoni emessi da pipistrelli che l’artista ha trasformato in frequenze udibili all’orecchio umano. 

Henrik Håkansson (Helsingborg, 1968) vive e lavora tra Falkenberg, Svezia e Berlino, Germania. I suoi lavori sono stati esposti in mostre personali tra cui: ‘Fragmented Realities’, Konsthallen Göteborg, Göteborg, Svezia (2019); ‘A Hundred Pieces of a Tree’ Kode Art Museum – Kode 2, Bergen, Norvegia (2018); ‘The Beetle’, Korjaamo, IHME Conemporry Art Festival, Helsinki, Finlandia (2018); ‘A Tree (Suspended)’, Kunstverein Freiburg, Friburgo, Germania (2016); Institute Suisse, Parigi, Francia (2015); ‘A Forest Divided’, Lunds Konsthall, Lund, Svezia (2011); ‘Henrik Håkansson’, Middlesbrough Institute of Modern Art – MIMA, Middlesbrough, Inghilterra (2009); Henrik Håkansson. Novelas de la selva’, Museo Tamayo Arte Contemporáneo, Cita del Messico, Messico (2008); ‘Aug.26,2003 – Aug.27,2003 (Vespa vulgaris)’, CAG, Vancouver, Canada (2007); ‘Three days of the condor’, Kettles Yard, Cambridge, Inghilterra (2007); ‘A travers bois pour trouver la forêt’, (with Allora-Calzadilla and Sergio Vega), Palais de Tokyo, Parigi, Francia (2006); ‘Henrik Håkansson’, The Dunker Culture Centre, Helsinborg, Svezia (2004); ‘An Introduction to the birds’, De Appel, Amsterdam, Olanda e The Netherlands Moderna Museet, Stoccolma, Svezia (2003); The Blackbird-Song for a New Breed’, Kunstlerhaus Bethanien, Berlino, Germania (2001); ‘Tomorrow and Tonight’, Kunsthalle Basel, Basilea, Svizzera (2001). Tra le mostre collettive internazionali e le biennali ricordiamo: 11a Biennale di Taipei, Taipei, Taiwan (2018); 19a Biennale di Sydney Sydney, Australia (2014); dOCUMENTA (13), Kassel, Germania (2012); Yokohama Triennale, Yokohama, Giappone (2011); 8a Biennale di Sharjah, Sharjah, EAU (2007); Echigo-Tsumari Art Triennial, Niigata, Giappone (2006); 8a Biennale di Lione, Lione, Francia (2005); 26a Biennale di San Paolo, San Paolo, Brasile (2004); 50a Biennale di Venezia, Venezia (2003); 47 Biennale di Venezia, Padiglione Nordico, Venezia (1997); 

Immagini > Henrik Håkansson, ‘BLINDED BY THE LIGHT’, Installation view, Galleria Franco Noero, October 29, 2019 – May 2, 2020

Anthony Corner. Lamentation, Flux and an Empty Bladder

Anthony Corner. Lamentation, Flux and an Empty Bladder

SPARC – Spazio Arte Contemporanea, Venezia

fino al 26 Aprile 2020

A causa dell’emergenza Covid-19, la mostra potrebbe essere chiusa al pubblico fino a nuovo avviso. Vi invitiamo a CLICCARE QUI e controllare il sito Web degli organizzatori per trovare le informazioni e gli aggiornamenti più recenti sulla situazione attuale.

Dopo 3 anni dalla sua prima mostra a Venezia, il pittore inglese Anthony Corner ritorna in città con un nuovo consistente corpo di lavori per la mostra Lamentation, Flux and an Empty Bladder, fino al 26 aprile 2020 presso lo spazio espositivo SPARC*- Spazio Arte Contemporanea. 
Il titolo della mostra sicuramente anticipa al visitatore un certo contesto emotivo e uno specifico modo attraverso cui Corner fa l’esperienza della vita e dell’essere pittore. La scelta di presentare questo recente e nutrito gruppo di nuovi lavori a Venezia non è certo casuale.

Nei suoi dipinti così come in laguna si può passare velocemente dall’oscurità alla luce, dal sordido alla bellezza, in un continuo e perpetuo andirivieni da un estremo all’altro. Nel fango che emerge dai canali, piuttosto che nella fitta nebbia che impedisce di orientarsi o nell’esperienza del camminare lungo le calli buie e strette, Corner ha riconosciuto sensazioni, odori e atmosfere già vissute. Ha sentito con la città una immediata affinità. 


Venezia però, illuminata dalla luce opalescente del mattino o del tramonto, vista attraverso i suoi riflessi sulla superficie calma e piatta della laguna, silenziosa in certi momenti magici della giornata, si apre a degli squarci di bellezza imprevedibili e il respiro di chi la vive si fa tranquillo armonizzandosi con tutto quanto c’è intorno. 
Così, per chi conosce il lavoro di questo artista, sa che la sofferenza, l’angoscia, il tormento si sono imposti a lungo quali motori della sua ricerca di senso. In questa mostra però, nella densa stratificazione del colore cupo che oscura tutto, sotto una spessa coltre, hanno trovato largo ampi squarci di luce: intere porzioni di tela lasciate vuote e bianche. Dal fragore linguistico dei quadri precedenti, dove colore, parole, grafismi e materiali si condensano contaminandosi l’uno con l’altro, in uno straziante lamento che emerge dalla tela, in questa serie di ultime opere si incontra uno spazio silenzioso e la pittura diventa un sollievo dal dolore e una pausa dalla battaglia quotidiana. 


Le oltre 100 opere in mostra, tra grandi dipinti e piccoli lavori, creano nello spazio espositivo un vero e proprio ambiente pittorico, in cui lo spazio stesso diventa contenuto insieme all’opera, offrendo al visitatore un’esperienza immersiva e ravvicinata con l’interiorità dell’artista. 
In occasione della mostra verrà anche presentata la pubblicazione Lamentation, Flux and an Empty Bladder, edita da Number Nine Press. 

Antony Corner: 
Anthony Corner si è laureato al Royal College of Art. È stato artista in residenza presso la Royal Opera House Covent Garden e ha progettato per l’opera. Il suo lavoro è stato ampiamente esposto, già a Venezia nel 2017 e l’anno successivo alla Royal Academy di Londra. Le sue opera sono state acquisite da numerose collezioni private. Vive e lavora a Londra e nell’Oxfordshire. 

Immagini > Installation view – Courtesy SPARC – Spazio Arte Contemporanea

AGAINandAGAINandAGAINand

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MAMbo, Sala delle Ciminiere, Bologna

fino al 3 maggio 2020

A causa dell’emergenza Covid-19, la mostra potrebbe essere chiusa al pubblico fino a nuovo avviso. Vi invitiamo a CLICCARE QUI e controllare il sito Web degli organizzatori per trovare le informazioni e gli aggiornamenti più recenti sulla situazione attuale.

Ragnar Kjartansson, Bonjour, 2015. Prima rappresentazione nell’ambito della mostra Seul celui qui connaît le désir presso Palais de Tokyo, Parigi, 21 novembre 2015 – 10 gennaio 2016, ogni giorno per 12 ore
Photo Justine Emard. Courtesy l’artista, Luhring Augustine, New York e i8 Gallery, Reykjavik

AGAINandAGAINandAGAINand è la mostra collettiva che apre la stagione espositiva 2020 del MAMbo. La Sala delle Ciminiere apparirà trasfigurata dalla presenza peculiare dei lavori di sette tra i più noti artisti contemporanei: Ed AtkinsLuca FrancesconiApostolos GeorgiouRagnar KjartanssonSusan PhilipszCally SpoonerApichatpong Weerasethakul.

La mostra, a cura di Lorenzo Balbi con l’assistenza curatoriale di Sabrina Samorì, rimarrà aperta al pubblico dal 23 gennaio al 3 maggio 2020 ed è uno dei main project di ART CITY Bologna 2020, il programma istituzionale di mostre, eventi e iniziative speciali promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
AGAINandAGAINandAGAINand è resa possibile grazie al prezioso supporto del main sponsor Gruppo Hera e dello sponsor Gruppo Unipol. L’esposizione si realizza in co-progettazione con LAMINARIE. Sponsor tecnico: Freak Andò.

Il tema della ciclicità e del superamento della rappresentazione lineare del tempo pervade il dibattito scientifico contemporaneo a tal punto da poter essere considerato dai fisici il centro di una rivoluzione del pensiero che ci sta portando a riconsiderare l’idea stessa di tempo attraverso nuove teorie come quella delle stringhe a loop e della gravità quantistica a loop.
AGAINandAGAINandAGAINand 
si pone l’obiettivo di indagare il tema del loop, della ripetizione e della ciclicità nella contemporaneità, analizzandolo da diverse angolazioni attraverso le opere di artisti che hanno posto l’argomento al centro della propria ricerca.
Il progetto espositivo si sviluppa seguendo diversi approcci: uno sociologicoche guarda all’impatto delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi di organizzazione del lavoro sulla vita psicologica e fisica dell’essere umano; uno filosofico e religioso che prende ispirazione da forme di conoscenza e di credenza basate sull’olismo, sulla reincarnazione e sulla ciclicità temporale; fino ad uno ecologico che propone nuovi modelli di produzione e consumo basati su una rinnovata coscienza della cultura rurale.

Gli autori delle opere che saranno allestite negli spazi del MAMbo provengono da differenti parti del mondo e problematizzano il tema, mostrando come nell’arte sia oggi presente una riflessione sul tempo e sulle forme di conoscenza e di potere che da esso scaturiscono.
Spaziando tra i diversi media – performancevideosculturapitturafotografia installazione – il progetto propone un percorso strutturato in ambienti immersivi, caratterizzati da intensità temporali differenti.

AGAINandAGAINandAGAINand sarà corredata da una pubblicazione Edizioni MAMbo, a cura di Caterina Molteni, che includerà un saggio critico del curatore Lorenzo Balbi, schede esplicative delle opere in mostra e una sezione di approfondimento con testi e contributi degli artisti e contenuti inediti sul tema, affidati a teorici contemporanei quali il filosofo Federico Campagna, l’antropologa Elizabeth Povinelli e la stessa Molteni.

I mondi possibili di TOMÀS SARACENO, restando a casa.

Palazzo Strozzi e L’ ARTE A CASA. Un invito ad immaginare i mondi possibili di TOMÀS SARACENO con speciali attività creative per spendere il tempo in famiglia stando a casa.

A Palazzo Strozzi è centrale il coinvolgimento attivo dei nostri pubblici attraverso attività e progetti legati alle opere d’arte esposte. In questo momento particolare dobbiamo però rimanere a casa per proteggere noi stessi e gli altri e non è possibile sfruttare quel rapporto diretto con il lavoro degli artisti presentato in occasione delle mostre. Per questo prende il via L’ ARTE A CASA, una serie di proposte e iniziative per bambini, ragazzi e famiglie attraverso attività originali da svolgere a casa in autonomia, con materiali facili da trovare.

Kit Famiglia mostra Tomás Saraceno (Foto di Giulia Del Vento)

Le mostre di Palazzo Strozzi sono sempre accompagnate da un Kit Famiglie, uno strumento pensato per condividere l’esperienza della visita in mostra in modo divertente e creativo. Per il progetto IN CONTATTO è stata ideata una speciale versione del Kit: un percorso di attività, ispirate alla mostra Tomás Saraceno. Aria, che possono essere svolte a casa da bambini e adulti insieme. Le opere di Saraceno fanno riflettere sul futuro e sulla coesistenza, due concetti ancora più importanti in un momento come questo per ripensare al mondo che ci circonda e al nostro rapporto con gli altri esseri che lo popolano. 

Tomas Saraceno ARIA, Palazzo Strozzi, Photography © Ela Bialkowska, OKNO Studio

 Il Kit contiene cinque proposte, da fare tutte d’un fiato o un po’ per volta, magari una per giorno (Scarica il Kit)
In queste settimane anche l’attività delle scuole è cambiata radicalmente e, con questa, le proposte di Palazzo Stozzi per alunni, studenti e insegnanti. Sono state sviluppate quattro attività, pensate inizialmente per le classi, e poi adattate per essere svolte a casa in autonomia o in compagnia della propria famiglia.  I materiali con le indicazioni per svolgerli, sono tuttavia una risorsa anche per quei genitori che vogliono intraprendere, in questo periodo di isolamento, un rapporto attivo di riflessione, divertimento e condivisione con i figli.


Ecco i link per scaricarli: Il filo che lega tutti noi (adatto per bambini 4-8 anni) La forma del futuro (adatto per bambini 9-11 anni) Disegno cosmico (adatto per bambini 12-14 anni) L’oracolo (adatto per bambini dai 15 anni in poi).

Cosa serve: fogli, matite o pennarelli una circonferenza (un compasso, un bicchiere o una pentola) Ricorda che siamo abituati a pensare al nostro modo di vivere con i piedi ben piantati a terra. 


Ma come potrebbe essere vivere sospesi  per aria? L’artista Tomás Saraceno ha ideato alcune opere  proprio immaginando un futuro dove ci sono Giardini volanti e Città nuvola.

Adesso potrete provare anche voi a creare  un nuovo mondo fantastico: può essere  sospeso in aria, sottoterra, in acqua  o dovunque volete.  Immaginate: ci sono alberi?  E animali?  Come ci si sposta?  Che cosa si mangia su questo mondo? 
Provate a descrivere questo pianeta  e a disegnarlo. Per creare una  circonferenza potete utilizzare  un compasso ma va bene anche  un bicchiere, o una pentola se volete  farlo più grande. 


CONDIVIDI I TUOI MONDI POSSIBILI

Quando avrete finito potrete fotografare i mondi che avete creato e condividerli  su Instagram o Facebook usando  #Tomássaraceno #mondipossibili e  taggando l’account @PalazzoStrozzi

Buon Divertimento!

EMBODIED THOUGHT il progetto online della Galleria Poggiali, condivisione al tempo della pandemia

EMBODIED THOUGHT 19 artisti per un progetto online della Galleria Poggiali raccontano la realtà contemporanea al tempo della pandemia

4 aprile – 9 maggio 2020

Da Enzo Cucchi a Luigi Ghirri, da Goldschmied & Chiari a Manfredi Beninati, da Claudio Parmiggiani a Grazia Toderi e molti altri ancora. Sono 19 gli artisti protagonisti di EMBODIED THOUGHT progetto online che coinvolge il sito web e il profilo Instagram della Galleria Poggiali

Mangredi Beninati
Senza titolo, 2019 
olio su tela
cm 120×90
Courtesy Galleria Poggiali

Un’immagine al giorno per un mese, dal 4 aprile al 9 maggio 2020, per dare forma alla nuova, sospesa realtà del vissuto umano contemporaneo.

Traendo ispirazione dal pensiero del filosofo francese Maurice Merleau – Ponty che considerava il ruolo della percezione fondamentale nella costruzione del linguaggio, della scienza e delle arti, EMBODIED THOUGHT cerca di offrire al pubblico una lettura del nostro “nuovo presente” e della valenza significativa che oggi assumono le nostre percezioni in una condizione di isolamento forzato.

In questo momento di necessaria sospensione delle attività, la Galleria Poggiali non intende fermarsi, e con questo progetto digitale ha voluto proporre al suo pubblico un momento di riflessione e di approfondimento, un percorso tra le immagini degli artisti con i quali, negli anni, ha costruito una relazione fatta di confronto e scambi di esperienze, insegnamenti e crescita reciproca.

EMBODIED THOUGHT offre una occasione di rilettura delle esperienze del passato e una analisi delle vicende del presente, per guardare al futuro con slancio e curiosità.

Gli artisti: Manfredi Beninati, Slater Bradley, Enzo Cucchi, Zhivago Duncan, Marco Fantini, Giovanni Frangi, Luigi Ghirri, Goldschmied & Chiari, J&Peg, John Isaacs, Thomas Kovachevich, Eliseo Mattiacci, Youssef Nabil, Luca Pignatelli, Claudio Parmiggiani, Roberto Barni, Grazia Toderi, Fabio Viale, Gilberto Zorio.

EMBODIED THOUGHT prosegue nella direzione intrapresa dalla Galleria Poggiali di digitalizzazione e implementazione dei propri canali online cominciate con l’apertura della pagina MEDIA sul sito che raccoglie l’archivio di contenuti multimediali relativi alle mostre.

Futurism, I Quattro Elementi, Visioni Futuriste

Futurism, I Quattro Elementi, Visioni Futuriste

Alla Galleria “Futurismo & Co” di Roma la mostra “I quattro elementi. Visioni futuriste“, a cura di Antonio Saccoccio, propone un dialogo tra i quattro elementi naturali all’interno di quattro visioni futuriste: Incendio nella città di Gerardo Dottori, Paesaggio collinare di Alessandro Bruschetti, Ritmi di rocce e di mare di Benedetta Cappa Marinetti, Dalle paludi alle città di Sibò

di Alice Zucca

Si è scritto tanto e tanto si scrive di futurismo storico insistendo sull’aspetto tecnologico/progressista, ma vi è un altro aspetto importante nella produzione futurista che forse è un po’ trascurato, si tratta del chiaro rimando all’elemento naturale. Di questo, abbiamo finalmente esauriente saggio nel brillante diaologo in scena alla galleria Futurism&CO di Roma nella mostra “I Quattro Elementi, Visioni Futuriste” a cura di Antonio Saccoccio, coordinatore tecnico scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino, che da quest’anno è inoltre nell’Organizzazione Museale della regione Lazio (OMR). Realtà che si collega al sempre vivo interesse di Saccoccio per l’opera del futurista Sibò, le opere che hanno per oggetto l’Agro Pontino, le terre bonificate e le città di fondazione (venedo inoltre lui stesso dalla campagna romana in oggetto).

Francesca Carpi Direttore della galleria Futurism&Co posa davanti all’opera “Dalle Paludi alle città” di Sibò, con la figlia dell’artista Simona Bossi

Futurism&Co e Saccoccio fanno a questo proposito qui dialogare due mondi che sono quello della letteratura e quello della pittura. “I futuristi – dovrebbe essere chiaro ormai – non negarono o rinnegarono gli elementi e le forze naturali, ma rifiutarono il modo in cui l’energia contenuta in quegli elementi era stata ingabbiata e sterilizzata dalla civiltà e dalla cultura che consideravano passatiste. L’energia degli elementi è apprezzata dai futuristi per come si può presentare in natura e per il modo in cui può essere sfruttata dall’uomo. In realtà in natura solo il fuoco mostra di essere un elemento pienamente futurista. Altri elementi, come l’acqua e l’aria, sono apprezzati a seconda dell’energia dinamica che manifestano” – fa notare il curatore. 

L’inaugurazione della mostra “I Quattro Elementi, Visioni Futuriste” /
Sibò, Dalle paludi alle città, 1936-37

Il futurismo nasce essenzialmente da Marinetti che è un poeta e partendo da questo presupposto possiamo già vedere emergere alcune cose interessanti in merito, quale una citazione fondamentale, nel sesto punto del manifesto di fondazione del movimento. E’ qui presente l’esaltazione dell’entusiastico fervore degli elementi primordiali, rimando in posizione fondamentale, risulta negli undici punti del manifesto in primis, quindi è chiaro il risalto e importanza dato a questo aspetto, non si tratta di una nota a margine nella parte narrativa dell’enunciato, ma si trova proprio nella parte programmatica, nel punto centrale del manifesto. Spesso ci si ferma su espressioni molto più altisonanti, dall’automobile da corsa, alla distruzione dei musei e delle biblioteche, l’esaltazione dell’elemento anti-passatista ed il lato naturale non è dunque facilmente catalogabile ma fa parte di quella complessità del movimento futurista che crea tanti problemi anche di decifrazione, come in passato e ancora oggi, ma è d’altra parte vero e proprio motivo di interesse nel movimento. 

L’inaugurazione della mostra “I Quattro Elementi, Visioni Futuriste

I futuristi non si opposero agli elementi ed alle forze naturali ma rifiutarono il modo in cui l’energia contenuta in quegli elementi era stata ingabbiata e sterilizzata dalla cultura e da una società considerata per l’appunto, passatista. Il problema essenziale è sempre quello di questa dicotomia presente all’interno del pensiero futurista, loro partono sempre da questa contrapposizione tra l’elemento e la cultura che loro definiscono passatista e la loro, appunto futurista. Tutto quello che, anche per quanto riguarda gli elementi naturali, rappresenta la stasi, la lentezza, e di conseguenza un aspetto della cultura che loro definiscono morto son tutti elementi negativi, quindi da combattere. Dall’altra parte c’è l’elemento dinamico, di velocità che porta invece alla vita. Sin dall’inizio per loro, la natura non è affatto l’elemento che potrebbe sembrare – a un approccio un po’ superficiale . L’elemento naturale rappresenta per loro una fonte d’energia e l’energia è vita e quindi è futurista, non è vero affatto che se in idea i futuristi sono per la tecnica e per l’elemento artificiale, sono contro quello naturale. Nel momento in cui l’elemento naturale – e può capitare – rappresenta un momento di stasi, di morte, è lì che allora diventa un elemento negativo per il movimento. Saccoccio fa l’esempio calzante dell’acqua, elemento empirico che quando è in movimento – e pensiamo ad esempio al mare aperto – c’è ricambio, è un elemento vivo, quando invece ristagna è una palude non produce niente e quindi rimanda all’elemento mortuario e di stasi, come si è visto, in loro, quanto di meno futurista esista. Marinetti per esempio, attacca Venezia dicendo che è piena di canali puzzolenti. 

Sibò, Dalle paludi alle città, 1936-37

Chiaramente la palude nell’agro pontino, è la terra redenta, il riscatto che attraverso l’operazione delle macchine riesce ad essere produttiva e quindi vitale, la palude mortifera, la malattia che ne consegue, si riscatta e diventa produttiva. Il mare aperto invece, l’acqua in movimento, è un elemento profondamente futurista, di rinascita.

Benedetta Cappa Marinetti
RITMI DI ROCCE E MARE, 1929 ca.

Tra gli elementi in dialogo in questa mostra, quello più futurista di tutti è il fuoco senza ombra di dubbio. Elemento di distruzione e purificazione, quindi rinascita. Elemento fondamentale nella coscienza futurista poiché in loro era sempre vivida la necessità di purificare tutta quella cultura passatista e rinascere.

Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911

Ecco che tutte le prime opere, e questo fa parte in un certo senso anche della parte nascosta della mostra, ma che tutti conoscono (basti pensare alla prima parte del futurismo) dalla città che sale di Boccioni, alla rivolta di Russolo ai Funerali dell’anarchico Galli di Carrà sono tutte opere dominate dall’elemento del fuoco. Il rosso. Sembra quasi che queste forme, edifici, cavalli, questa rivolta abbia un elemento di movimento che ricorda propriamente la fiamma. Anche gli uomini, come torce umane. I futuristi d’altronde andavano definendosi “allegri incendiari”, confermando l’importanza dell’elemento dell’incendio, della purificazione, distruzione ma anche rigenerazione come si evince anche dai ritratti di Marinetti, sempre rosso infuocato. Dalla passione che brucia dentro, elemento naturale che diventa emblema del futurismo stesso.

Gerardo Dottori
INCENDIO SULLA CITTà, 1930 ca.

Per gli altri elementi ci son sempre da fare delle distinzioni. L’energia, è anche nella terra che è un elemento statico. L’opera di Benedetta, che non ha lo stesso carattere di Marinetti ma è più pacata e riflessiva, è capace comunque di far scaturire volume ed energia, per i colori compatti e definiti che concretizzano visivamente una solidità infinita che Marinetti stesso definirà quale Purezza Primitiva. Pura è la forza che animava Benedetta. Siamo in presenza di un’energia più condensata, meno distruttiva, un flusso energetico più che una forza incendiaria. 

gurazione della mostra “I Quattro Elementi, Visioni Futuriste” /
Alessandro Bruschetti PAESAGGIO COLLINARE, 1935

Da fine anni 20 ed inizio anni 30, queste opere, ci danno la misura di come il futurismo si sia trasformato diventando sul finire un movimento meno anarchico e meno distruttivo ma più riflessivo. Assente quell’elemento di rivoluzione tanto tipico, lascia spazio ad un movimento più pacato, specchio di un periodo storico opposto rispetto agli inizi, c’è da considerare che a fine anni 10 ma già metà, l’aspetto avanguardista rivoluzionario assume le forme del movimento DADA, che riprendendo il futurismo lo esaspera all’ennesima potenza e poi c’era il motivo politico del ritorno all’ordine, elementi che hanno portato non ad un’inversione di marcia ma sicuramente ad un cambiamento nel movimento. Marinetti inizialmente punta anche ad una rivoluzione politica, successivamente se ne farà carico solo a livello artistico.

Alessandro Bruschetti
PAESAGGIO COLLINARE, 1935

Bruschetti che appartiene a questa seconda parte del futurismo e del particolare futurismo umbro è molto legato all’elemento della natura, moltissime sono aeropitture e qui arriviamo all’ultimo elemento di questo dialogo: l’aria. Questo elemento in Sibò e Bruschetti è fondamentale, l’aereo che interviene nell’aria come forza. Ma in una differenza di forze in Sibò e Bruschetti, se in Sibò domina la forza ed il contrasto geometrico delle linee forza, in Bruschetti domina l’armonia, dei vortici, l’andamento vorticoso delle scie degli aeroplani che riprende quello delle colline e delle strade sulle colline, è la stessa spirale praticamente. Una differenza di movimento che indica l’assenza dello scontro, in Bruschetti una forza che deriva dall’armonia della linea naturale, mentre nella palude di Sibò abbiamo proprio il segno dell’uomo che deve dominare la natura quindi ci sono città di fondazione che crescono con delle linee molto rette, il predominio dell’uomo sulla natura. Lo scontro dell’agro pontino, tra la natura selvaggia ed indomabile contro tutti i tentativi di bonifica e poi le macchine, il progresso e la “città che sale”, le città costruite con una velocità incredibile. Saccoccio sottolinea: “l’idea che, come dice Marinetti in un articolo pubblicato nel ’32, Ritmo eroico, “sono le macchine che dominano la natura”. 

Alice Zucca

La galleria è attualmente chiusa fino a data da destinarsi per via della situazione riguardante COVID-19, alla riapertura, la mostra sarà visitabile fino a metà maggio.

André Derain Sperimentatore controcorrente

André Derain Sperimentatore controcorrente

Museo d’arte Mendrisio

26 aprile – 12 luglio 2020

A cura di: Simone Soldini, Francesco Poli, Barbara Paltenghi Malacrida

André Derain è una delle grandi figure della rivoluzione artistica dell’inizio del XX secolo, sia pittorica sia scultorea, un’icona dell’arte del Novecento, amico di Picasso, Matisse, Braque, Giacometti

L’Estaque, 1906
olio su tela, 38 x 55 cm
Musée des beaux-arts, La Chaux-de-Fonds, Collection René et Madeleine Junod, inv. 1303.06
© 2020, ProLitteris, Zurich

Derain ha formato con Henri Matisse e Pablo Picasso la triade di artisti che ha completamente cambiato a livello mondiale l’arte del Novecento. Derain è stato a capo e ispiratore di molte delle maggiori correnti della pittura moderna e contemporanea. È stato l’erede dell’Impressionismo, l’iniziatore della pittura Fauve e uno dei padri del Cubismo, nonché il precursore del Ritorno al Classicismo.

Nei primissimi anni del Novecento, una manciata di artisti cambiò completamente il modo di vedere l’arte. Tra i massimi innovatori ci furono Derain e Matisse, che trascorsero vari anni a dipingere insieme i paesaggi di mare a Collioure, nel Sud della Francia.  I due diedero vita tra il 1905 e il 1910 a un movimento per il quale si coniò il termine Fauve, cioè il gruppo dei “Selvaggi”, a causa dei vivacissimi, infuocati colori che caratterizzavano le loro opere.

Geneviève à la pomme, 1936-37 o 1937-38
olio su tela, 92 x 73 cm
Collezione Geneviève Taillade
© 2020, ProLitteris, Zurich

Anche Picasso nutrì grande ammirazione e stima per Derain, soprattutto all’inizio del secolo scorso. A partire dal 1910, per diversi anni, Derain e Picasso collaborarono tra di loro e si studiarono reciprocamente. Si frequentarono molto e la loro amicizia durò fino agli anni Trenta. Fu Derain a introdurre Picasso nel mondo dell’arte africana e con Derain Picasso fece i primi passi verso il Cubismo. Entrambi furono amanti della mondanità, uomini di grande successo, celebrità delle arti del XX secolo. Ma se la fortuna di Picasso crebbe per tutto il secolo, quella di Derain ebbe un brusco, momentaneo declino dopo la seconda guerra mondiale, complice il mondo delle gallerie d’arte e del mercato.

Il Cubismo, grande tendenza di cambiamento all’inizio del ‘900, ebbe origine da Georges Braque, oltre che da Derain e Picasso. Braque e Derain strinsero amicizia proprio verso il 1909 e per vari anni vissero l’uno vicino all’altro. Nel periodo in cui dipinsero insieme nel quartiere parigino della Ruche, Braque apprezzò molto il Primitivismo di Derain e quest’ultimo guardò molto al moderno classicismo di Braque. Dei suoi vecchi amici, Braque fu l’unico ad aiutare Derain nei momenti di difficoltà, subito dopo la seconda Guerra Mondiale.

Chi amò particolarmente l’opera di Derain fu Alberto Giacometti. Al grande artista svizzero piaceva in particolar modo la capacità di Derain di cambiare stile rifacendosi alla tradizione dell’arte antica. Derain rimase sempre legato alla pittura figurativail ritratto, il paesaggio, le nature morte – e trovò ispirazione dall’arte greca e romana, su su fino ai grandi maestri dell’Ottocento. Giacometti dedicò un lungo articolo alla sua straordinaria capacità di raccogliere idee da tutta la storia dell’arte, trasformandola in qualcosa di personale. Alla morte del maestro, fu Giacometti ad aiutare i famigliari a salvare decine di sculture di Derain.

Grazie alla collaborazione degli Archivi André Derain e ai prestiti di alcuni prestigiosi musei francesi, il Museo d’arte Mendrisio organizza una retrospettiva di ampio respiro sull’opera di Derain: 70 dipinti, 30 opere su carta, 20 sculture, 25 progetti per costumi e scene teatrali, illustrazioni di libri e alcune ceramiche ripercorrono la creatività vulcanica e l’attività poliedrica di questo massimo protagonista dell’arte moderna.

Portrait de Geneviève en bleu, 1938
olio su tela, 35×28 cm
Collezione privata
© 2020, ProLitteris, Zurich

Già a partire dalla metà degli anni Dieci, perseguendo una sua personale attitudine teorica e culturale, Derain sceglie una direzione di ricerca decisamente in controtendenza rispetto allo spirito avanguardistico che aveva caratterizzato la sua prima fase

Negli anni Venti e Trenta raggiunge un grande successo internazionale, ma a causa di questo cambiamento di rotta, pur mantenendo una posizione di primissimo piano sulla scena artistica parigina, viene criticato dall’ambiente dell’avanguardia. André Breton, che era suo grande ammiratore, lo accusa (al pari di Giorgio de Chirico) di aver esaurito la sua autentica vena creativa e di essersi rifugiato in una dimensione nostalgica della tradizione, inaridendo il suo incontestabile talento.

Anche se nel 1925 dichiara «Che ingenuità o che debolezza parlare di inquietudine della pittura moderna», Derain non può sfuggire alla sua condizione di artista moderno e la direzione “inattuale” della sua impronta stilistica non annulla affatto la dimensione esistenziale ed estetica di quell’inquietudine (e neanche la sua originalità) ma la trasferisce su un piano operativo differente, in modo affascinante e paradossale. 

La sua ricerca è caratterizzata dalla singolare raffinatezza intellettuale dei suoi continui scarti stilistici e da un’ossessiva volontà di spingere la pratica pittorica sull’orlo dell’abisso del nulla, nell’ostinata e impossibile intenzione di arrivare a cogliere «il segreto delle cose» attraverso quella che lui definisce «archipeinture». Chi ha forse compreso meglio di tutti il senso autentico della sua arte è Alberto Giacometti, che diventa suo grande amico, dal 1936 in poi. 

Nell’ultima fase della sua vita Derain si isola sempre di più, e non basta una mostra postuma al Musée National d’Art Moderne di Parigi nel 1954 (anno della sua scomparsa) per riportare l’attenzione della critica dominante sulla sua opera, di cui è apprezzato solo   il primo periodo avanguardista.

Per l’avvio di una vera rivalutazione dell’artista in chiave più attuale bisogna aspettare fino a quando la sua complessa e apparentemente contraddittoria avventura artistica viene riletta da una prospettiva critica postmoderna e non più soltanto all’interno di una visione evolutiva dell’arte scandita dal succedersi delle tendenze moderniste. Importante in questo senso è stata, in particolare, la grande retrospettiva al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (1994-95) intitolata significativamente Le peintre du trouble moderne. Da allora, fortunatamente, il ritorno d’interesse per quest’affascinante e controversa figura maggiore dell’arte del Novecento va progressivamente crescendo.

Nature morte au pichet et verre de vin, 1938
olio su tela, 43.5×55 cm
Collezione privata
© 2020, ProLitteris, Zurich

La mostra organizzata dal Museo d’arte Mendrisio, nell’ambito della sua attività espositiva dedicata ai grandi maestri moderni, intende esplorare tutti i principali aspetti della ricerca di Derain, e in particolare contribuire a rimettere a fuoco e rivalorizzare le peculiari qualità della sua complessa e articolata produzione fra le due guerre e fino alla sua morte.

Per ciò che concerne la pittura viene analizzata in particolare l’evoluzione e le sperimentazioni stilistiche e tematiche, oltre ai numerosi riferimenti impliciti o espliciti dei più diversi territori dell’arte di tutte le epoche. E questo nei vari generi: il paesaggio, la natura morta, il ritratto, il nudo femminile, le composizioni più articolate. Altrettanto significativa, anche se più ridotta è la produzione scultorea, che viene documentata con un gruppo molto interessante di lavori. 

La clairière, ou le déjeuner sur l’herbe, 1938
olio su tela, 138 x 250 cm
Association des Amis du Petit Palais, Genève
© 2020, ProLitteris, Zurich

Appassionato di teatro, l’artista collabora a molte importanti messe in scene di spettacoli e balletti. Una sezione mette in luce questo aspetto meno noto ma molto rilevante dell’attività dell’artista attraverso una selezione di disegni, bozzetti e documenti fotografici. 

Un catalogo di circa 230 pagine, edito dal Museo d’arte Mendrisio, documenta con fotografie storiche e schede tutte le opere in mostra, introdotte dai contributi di studiosi e curatori e seguite dai consueti apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni. Vengono inoltre pubblicati alcuni testi teorici esemplari dell’artista, tradotti per la prima volta in italiano. 



PUBLICATION LISTED IN THE ITALIAN PRESS REGISTER BY THE SASSARI COURT OF LAW WITH REGISTRATION NUMBER 447/2017.
EDITOR IN CHIEF: ALICE ZUCCA

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