Sally Mann: Il tradimento della memoria

di Alexandra Gilliams

Ci sono aspetti dei ricordi che scegliamo di riportare alla memoria, immaginando piccoli dettagli che in realtà non c’erano, o fatti che non si sono mai realmente verificati, e forse ora ci affidiamo troppo alla fotografia per aiutarci a rendere più chiari questi momenti. Sally Mann (americana, nata nel 1951) pensa invece che guardare le proprie fotografie non l’abbia aiutata a ricordare i momenti della sua vita, ma invece ne abbia “impoverito” le tracce. Ha descritto questo fenomeno come il tradimento della memoria, e l’ha catturato in particolare attraverso l’espressione dell’inevitabilità della crescita e della mortalità. Ha iniziato a fotografare la sua vita nella casa di Lexington, in Virginia, negli anni ‘80 ed è stata tra i primi fotografi a prendere la vita domestica come soggetto degno di essere visto da un punto di vista critico. Ha avviato la sua carriera scattando ritratti dei suoi figli, Jessie, Virginia ed Emmett, nella loro casa e nei vasti paesaggi che la circondano. Questi appaiono sfrontati, con occhi neri, lividi e morsi che si sono procurati giocando, mentre nuotano nei laghi, soffiano bolle, si travestono… Nella fotografia “Jessie Bites”, una Jessie colpevolmente compiacente si appoggia comodamente su un braccio dove è impresso profondamente un segno del morso perfettamente rotondo. Questa serie inquietante svela la pigrizia, il dolore e il piacere delle relazioni familiari e la comunicazione che intercorre tra i bambini. L’aria umida e persistente di estati infinite trascorse nel sud dell’America satura le sue immagini di morbidezza.

Bean’s Bottom c. 1991 Sally Mann Private collection. © Sally Mann

La luce del sud si disperde con attenzione sui volti sereni dei suoi soggetti e attraverso le lussureggianti foreste che pervadono i fondali. Sebbene questa sia delicata in alcune delle sue immagini, in altre il sole cocente illumina bruscamente con contrasti così pesanti che fanno apparire ogni elemento della fotografia come se fosse perfettamente fissato, quasi come se fossero incisi. Sally Mann attraverso il fuoco dell’obiettivo di una fotocamera 8 x 10, ha catturato l’elemento vitale attraverso l’infanzia, il tradimento della memoria qui sono i momenti che i suoi figli potrebbero non ricordare mai più, principalmente momenti fugaci impressi sui negativi con dettagli nitidi. Crescendo ha mantenuto un rapporto distaccato con i suoi stessi genitori, ma si è affezionata alla sua badante, una donna afroamericana di nome Virginia Carter o “Gee-Gee” come lei la chiama con affetto. Nella serie intitolata “Le due Virginia”, Sally Mann cattura l’amorevole affetto che Virginia aveva per sua figlia, che lei aveva chiamato con lo stesso nome di Carter. La connessione tra le due è contrassegnata da un confronto effimero fra sua figlia, all’inizio della propria vita, e Carter che si avvicina alla fine della sua. L’idea della morte, di dover ricordarci della nostra mortalità, è scaturita in Mann da un incidente a cavallo che le è stato quasi fatale e, in un’altra occasione, dal ricordo di un condannato in fuga che vedette spararsi fuori dalla finestra della sua cucina… e questo risveglio è coinciso con alcuni istanti di un tempo perduto: le fotografie che aveva scattato ai suoi figli che stavano crescendo. Questa realizzazione la convinse che era arrivato il tempo di dedicarsi a tematiche diverse. 

Bloody Nose 1991 Sally Mann Silver dye bleach print. Private collection. © Sally Mann

Grazie all’affetto che Virgina Carter aveva mostrato sia per lei che per i suoi figli, Sally Mann viene  anche introdotta alla realtà del razzismo negli Stati Uniti sin dalla tenera età. Influenzata dalla sua relazione con Carter e dalla sua educazione nel Sud, iniziò a fare profondi ritratti di uomini afroamericani per parlare con loro delle loro esperienze di vita. Da questi incontri e dalla sua vita a Lexington, crea studi fotografici approfondendo la storia oscura della guerra civile americana. È un momento nella storia degli Stati Uniti che viene raramente ricordato o riconosciuto per quello che è stato, che viene nascosto nei libri di testo scolastici e che in luoghi nel Sud viene spesso rievocato con rappresentazioni non realistiche. Mann iniziò a sperimentare vecchie tecniche fotografiche, in particolare con il processo a collodio umido, che fu inventato poco prima della guerra civile e fu usato principalmente durante quel periodo per documentarla. Una volta allestita la sua macchina fotografica vintage di grande formato, prepara con cura il negativo: una grande lastra di vetro per cornici perfettamente trasparente su cui avrebbe versato meticolosamente una miscela di collodio. Una volta posizionata sul vetro, avrebbe avuto quindici minuti per caricare la fotocamera, esporre la lastra e svilupparla – una breve tecnica in rapido movimento che alla fine si traduce in oggetti molto fisici: un grande negativo di vetro con le risultanti stampe. In un’intervista, ha ricordato il momento in cui vide i negativi di vetro per la prima volta.

Ponder Heart 2009 Sally Mann Gelatin silver print. National Gallery of Art, Washington, Alfred H. Moses and Fern M. Schad Fund. © Sally Mann
The Turn 2005 Sally Mann Gelatin silver print. Private collection. © Sally Mann
Was Ever Love 2009 Sally Mann Gelatin silver print. The Museum of Fine Arts, Houston, Museum purchase funded by the S.I. Morris Photography Endowment, 2010. © Sally Mann

Si arrampicò in una soffitta del Sud negli anni ‘70 e ne trovò alcuni che furono fatti in giro per Lexington subito dopo la guerra civile, di paesaggi identici a quelli che aveva nel suo cortile. Questi negativi possedevano intrinsecamente il passare del tempo, rappresentato in immagini di sereni paesaggi del Sud, carichi di una storia invisibile. Ha usato poi questo processo e altri per documentare il suo ambiente circostante: paludi e fiumi che all’apparenza sembrano tranquilli, ma che una volta venivano usati come vie di fuga dagli schiavi. Ha continuato questa serie scattando fotografie di chiese del Sud che sono state per generazioni un luoghi di pace e fede per gli afroamericani. Da queste serie e usando lo stesso processo, alla fine ha iniziato a scattare ritratti dei suoi figli che ora erano diventati adulti, approfondendo ulteriormente l’idea dell’inevitabilità dell’invecchiamento e della perdita di alcuni ricordi. Attraverso i vecchi metodi di fotografia e le sue sperimentazioni, Mann sviluppa le sue tematiche. Sono elementi entrambi effimeri ma allo stesso tempo fisici, che fanno un attento bilancio del tempo, di momenti che passano e diventano ricordi – astrazioni della mente ma che potrebbero apparire fisicamente come sono rappresentate nelle fotografie – rubati dal tempo, qualcosa che non può più essere vissuto allo stesso modo. I ricordi sono lunghi, mutevoli, complessi… un’immagine per quanto reale, è insufficiente per ricordare, sia in termini immaginari che realistici, ciò che è realmente accaduto.

Una retrospettiva itinerante e un libro dell’opera di Sally Mann intitolati “A Thousand Crossings” sono stati recentemente presentati allo spazio espositivo Jeu de Paume a Parigi, e al Getty Center di Los Angeles, California.

Trumpet Flowers 1991 Sally Mann Silver dye bleach print. Private Collection. © Sally Mann
Battlefields, Antietam (Starry Night) 2001 Sally Mann Gelatin silver print. Alan Kirshner and Deborah Mihaloff Art Collection. © Sally Mann
Gorjus 1989 Sally Mann Gelatin Silver print. Sayra and Neil Meyerhoff. © Sally Mann