David Altmejd / Magnified Mitosis

di Doron Beuns

La nostra umana immaginazione ha prodotto figure come draghi a tre teste, divinità a due teste e dee a quattro braccia. Questi emblemi non sono tuttavia nulla in confronto alle sculture figurative dell’artista canadese David Altmejd. Le apparenze delle sue figure sono tutt’altro che integre e divine,  riescono invece a invocare il soprannaturale immaginando mutazioni fisiche che sono fuori dal concepibile. Sul pianeta immaginario di Altmejd troviamo che parti del corpo recise e corpi stessi mantengono un certo grado di vitalità. Queste condizioni successivamente portano i suddetti corpi e  membra sia alla propria crescita e alla moltiplicazione spontanea sia alla loro disintegrazione. Ciò si traduce in una miscela vibrante, singolare ma inquietante fatta di lineamenti del viso, parti del corpo, materiali e vari oggetti.

David Altmejd © Spacing Out, 2017 – Polyurethane foam, extruded polystyrene, epoxy clay, epoxy gel, epoxy resin, steel, aqua-resin, fiberglass, cast glass, acrylic paint, glass eyes, fake cigarettes – 33 H x 15 W x 14 D inches, Courtesy the Artist
David Altmejd © Spacing Out, 2017 – Polyurethane foam, extruded polystyrene, epoxy clay, epoxy gel, epoxy resin, steel, aqua-resin, fiberglass, cast glass, acrylic paint, glass eyes, fake cigarettes – 33 H x 15 W x 14 D inches, Courtesy the Artist
David Altmejd © Spacing Out, 2017 – Polyurethane foam, extruded polystyrene, epoxy clay, epoxy gel, epoxy resin, steel, aqua-resin, fiberglass, cast glass, acrylic paint, glass eyes, fake cigarettes – 33 H x 15 W x 14 D inches, Courtesy the Artist

All’interno dell’opera di David Altmejd tutto è possibile e tutto è in sviluppo.  L’artista offre ulteriori possibilità alla vita, là dove la normale vita biologica dovrebbe finire. La tensione tra deformazioni organiche e replicazione nelle sculture di David Altmejd fa sembrare che le cose si trasformino indefinitamente. Ogni elemento moltiplicato nella scultura suggerisce quindi una vitalità soprannaturale che risiede al proprio interno. In Altmejd questo principio può essere fatto risalire all’opera “First Werewolf” (Primo licantropo) del 1999 in cui cristalli attraenti crescono dal potente cadavere di un licantropo. Successivamente l’artista  rielabora il suddetto principio riproponendolo anche attraverso il soggetto umano. Questo concetto è stato recentemente messo a nudo nella sua mostra del 2019 intitolata “The vibrant man” alla White Cube Gallery di Hong Kong. La grande quantità di dita, occhi, bocche, cristalli, sigarette appare irrefrenabile, come se ne potessero spuntare altri in qualsiasi momento. Qui Altmejd è riesce a trasformare pezzi di materiale statico in qualcosa che sembra essere in movimento. L’aspetto surreale delle sculture di David Altmejd è comunque radicato in fenomeni biologici che sono innegabilmente reali. La proliferazione, la fusione e la disintegrazione che vediamo osservando una scultura di Altmejd riflettono e amplificano la mitosi e la meiosi che avvengono nelle profondità dei nostri stessi corpi. È anche a questo livello molecolare che noi come esseri umani ci colleghiamo a tutta l’altra materia che esiste al di là di noi. Le opere di Altmejd sono in questo senso basate su un’ontologia piatta, in cui entità viventi e non viventi diventano simbiotiche e replicano il comportamento reciproco. Un processo in cui l’incentivo interno si scontra con la fortuna e si traduce in singolarità.

David Altmejd ©, Crystal System, 2019, Expanded polyurethane foam, resin, epoxy clay, epoxy gel, synthetic hair, acrylic paint, quartz, steel, coconut shell, glass eyes, paper, graphite, pearl mica flake and glass gemstone, Courtesy the Artist
David Altmejd ©, Crystal System, 2019, Expanded polyurethane foam, resin, epoxy clay, epoxy gel, synthetic hair, acrylic paint, quartz, steel, coconut shell, glass eyes, paper, graphite, pearl mica flake and glass gemstone, Courtesy the Artist

L’artista in questo senso riconcilia il nostro mondo interno ed esterno e lo fa attraverso le sue figure che sono predisposte dall’interno per interagire in modo creativo con l’ambiente esterno. Ovviamente, le relazioni tra interno ed esterno nelle opere di David Altmejd sono anche profondamente legate al subconscio umano, non dissimilmente da ciò che avviene nel Surrealismo. Si potrebbe tuttavia sostenere che il lavoro di Altmejd rifletta maggiormente il pensiero o la soggettività umana in generale. Le cose si estrinsecano in modo non lineare pur essendo simultaneamente radicate in un ordine simbolico, causale o biologico di qualche tipo. Ciò è forse più visibile nelle più grandi installazioni di Altmejd come “Flux and the Puddle” del 2014. Questa consiste in una grande struttura rettangolare trasparente che facilita una complessa rete di causalità tra una grande varietà di forme di vita e oggetti. Ogni elemento presentato all’interno della struttura è sia una fonte che genera risultati ma anche il risultato di un’altra fonte precedente. L’installazione è un grande lavoro in divenire che si genera all’interno dei propri confini ed è infinito nelle sue ulteriori possibilità. Questo è senza dubbio analogo all’attività del nostro cervello, nella sua interezza. Il subconscio è semplicemente il catalizzatore di questa equazione.

David Altmejd © The Flux and the Puddle, 2014
Plexiglas, quartz, polystyrene, expandable foam, epoxy clay, epoxy gel, resin, synthetic hair, clothing, leather shoes, thread, mirror, plaster, acrylic paint, latex paint, metal wire, glass eyes, sequin, ceramic, synthetic flowers, synthetic branches, glue, gold, feathers, steel, coconuts, aqua resin, burlap, lighting system including fluorescent lights, Sharpie ink, wood, coffee grounds, polyurethane foam 
129 H x 252 W x 281 D inches
 Courtesy the Artist
David Altmejd ©, Les noix, 2014 – steel, polystyrene, expandable foam, epoxy gel, epoxy clay, resin, acrylic paint, synthetic hair, glass eyes, coconut, synthetic flower, steel wire, 22k gold, amethyst, quartz, spray paint – 89 H x 30 W x 42 D inches, Courtesy the Artist

La forza delle opere di David Altmejd è che ci ricordano di noi stessi in più di un modo. Le cose che si svolgono davanti ai nostri occhi ci consentono di riconoscere la nostra vitalità, adattabilità e vulnerabilità. Questo è importante perché è attraverso queste proprietà rudimentali che ci relazioniamo ad altre forme dell’essere, senza cercare la somiglianza esatta che giace in superficie. Questo ad esempio si verifica quando ci godiamo un bello scorcio di natura o cresciamo con successo un bambino consentendogli di sviluppare il proprio sé. Al contrario, scopriamo che le opere di Altmejd, proprio come la natura e i bambini, hanno il potere di turbarci con il loro aspetto e comportamento singolare. Le sue figure potrebbero essere considerate come corpi abietti che abbattono la distinzione normativa tra soggetti viventi e oggetti morti. Tuttavia, si potrebbe sostenere che sperimentare turbamento in relazione alla morte e al declino è un altro modo per affermare la propria vitalità. Altmejd in questo senso ci incoraggia a sentirci vivi di fronte al suo lavoro e a testimoniare quanto possa essere sublime la vita stessa. Ogni parte del suo ciclo è a nostra disposizione.

Doron Beuns