Futurism, I Quattro Elementi, Visioni Futuriste

Alla Galleria “Futurismo & Co” di Roma la mostra “I quattro elementi. Visioni futuriste“, a cura di Antonio Saccoccio, propone un dialogo tra i quattro elementi naturali all’interno di quattro visioni futuriste: Incendio nella città di Gerardo Dottori, Paesaggio collinare di Alessandro Bruschetti, Ritmi di rocce e di mare di Benedetta Cappa Marinetti, Dalle paludi alle città di Sibò

di Alice Zucca

Si è scritto tanto e tanto si scrive di futurismo storico insistendo sull’aspetto tecnologico/progressista, ma vi è un altro aspetto importante nella produzione futurista che forse è un po’ trascurato, si tratta del chiaro rimando all’elemento naturale. Di questo, abbiamo finalmente esauriente saggio nel brillante diaologo in scena alla galleria Futurism&CO di Roma nella mostra “I Quattro Elementi, Visioni Futuriste” a cura di Antonio Saccoccio, coordinatore tecnico scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino, che da quest’anno è inoltre nell’Organizzazione Museale della regione Lazio (OMR). Realtà che si collega al sempre vivo interesse di Saccoccio per l’opera del futurista Sibò, le opere che hanno per oggetto l’Agro Pontino, le terre bonificate e le città di fondazione (venedo inoltre lui stesso dalla campagna romana in oggetto).

Francesca Carpi Direttore della galleria Futurism&Co posa davanti all’opera “Dalle Paludi alle città” di Sibò, con la figlia dell’artista Simona Bossi

Futurism&Co e Saccoccio fanno a questo proposito qui dialogare due mondi che sono quello della letteratura e quello della pittura. “I futuristi – dovrebbe essere chiaro ormai – non negarono o rinnegarono gli elementi e le forze naturali, ma rifiutarono il modo in cui l’energia contenuta in quegli elementi era stata ingabbiata e sterilizzata dalla civiltà e dalla cultura che consideravano passatiste. L’energia degli elementi è apprezzata dai futuristi per come si può presentare in natura e per il modo in cui può essere sfruttata dall’uomo. In realtà in natura solo il fuoco mostra di essere un elemento pienamente futurista. Altri elementi, come l’acqua e l’aria, sono apprezzati a seconda dell’energia dinamica che manifestano” – fa notare il curatore. 

L’inaugurazione della mostra “I Quattro Elementi, Visioni Futuriste” /
Sibò, Dalle paludi alle città, 1936-37

Il futurismo nasce essenzialmente da Marinetti che è un poeta e partendo da questo presupposto possiamo già vedere emergere alcune cose interessanti in merito, quale una citazione fondamentale, nel sesto punto del manifesto di fondazione del movimento. E’ qui presente l’esaltazione dell’entusiastico fervore degli elementi primordiali, rimando in posizione fondamentale, risulta negli undici punti del manifesto in primis, quindi è chiaro il risalto e importanza dato a questo aspetto, non si tratta di una nota a margine nella parte narrativa dell’enunciato, ma si trova proprio nella parte programmatica, nel punto centrale del manifesto. Spesso ci si ferma su espressioni molto più altisonanti, dall’automobile da corsa, alla distruzione dei musei e delle biblioteche, l’esaltazione dell’elemento anti-passatista ed il lato naturale non è dunque facilmente catalogabile ma fa parte di quella complessità del movimento futurista che crea tanti problemi anche di decifrazione, come in passato e ancora oggi, ma è d’altra parte vero e proprio motivo di interesse nel movimento. 

L’inaugurazione della mostra “I Quattro Elementi, Visioni Futuriste

I futuristi non si opposero agli elementi ed alle forze naturali ma rifiutarono il modo in cui l’energia contenuta in quegli elementi era stata ingabbiata e sterilizzata dalla cultura e da una società considerata per l’appunto, passatista. Il problema essenziale è sempre quello di questa dicotomia presente all’interno del pensiero futurista, loro partono sempre da questa contrapposizione tra l’elemento e la cultura che loro definiscono passatista e la loro, appunto futurista. Tutto quello che, anche per quanto riguarda gli elementi naturali, rappresenta la stasi, la lentezza, e di conseguenza un aspetto della cultura che loro definiscono morto son tutti elementi negativi, quindi da combattere. Dall’altra parte c’è l’elemento dinamico, di velocità che porta invece alla vita. Sin dall’inizio per loro, la natura non è affatto l’elemento che potrebbe sembrare – a un approccio un po’ superficiale . L’elemento naturale rappresenta per loro una fonte d’energia e l’energia è vita e quindi è futurista, non è vero affatto che se in idea i futuristi sono per la tecnica e per l’elemento artificiale, sono contro quello naturale. Nel momento in cui l’elemento naturale – e può capitare – rappresenta un momento di stasi, di morte, è lì che allora diventa un elemento negativo per il movimento. Saccoccio fa l’esempio calzante dell’acqua, elemento empirico che quando è in movimento – e pensiamo ad esempio al mare aperto – c’è ricambio, è un elemento vivo, quando invece ristagna è una palude non produce niente e quindi rimanda all’elemento mortuario e di stasi, come si è visto, in loro, quanto di meno futurista esista. Marinetti per esempio, attacca Venezia dicendo che è piena di canali puzzolenti. 

Sibò, Dalle paludi alle città, 1936-37

Chiaramente la palude nell’agro pontino, è la terra redenta, il riscatto che attraverso l’operazione delle macchine riesce ad essere produttiva e quindi vitale, la palude mortifera, la malattia che ne consegue, si riscatta e diventa produttiva. Il mare aperto invece, l’acqua in movimento, è un elemento profondamente futurista, di rinascita.

Benedetta Cappa Marinetti
RITMI DI ROCCE E MARE, 1929 ca.

Tra gli elementi in dialogo in questa mostra, quello più futurista di tutti è il fuoco senza ombra di dubbio. Elemento di distruzione e purificazione, quindi rinascita. Elemento fondamentale nella coscienza futurista poiché in loro era sempre vivida la necessità di purificare tutta quella cultura passatista e rinascere.

Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911

Ecco che tutte le prime opere, e questo fa parte in un certo senso anche della parte nascosta della mostra, ma che tutti conoscono (basti pensare alla prima parte del futurismo) dalla città che sale di Boccioni, alla rivolta di Russolo ai Funerali dell’anarchico Galli di Carrà sono tutte opere dominate dall’elemento del fuoco. Il rosso. Sembra quasi che queste forme, edifici, cavalli, questa rivolta abbia un elemento di movimento che ricorda propriamente la fiamma. Anche gli uomini, come torce umane. I futuristi d’altronde andavano definendosi “allegri incendiari”, confermando l’importanza dell’elemento dell’incendio, della purificazione, distruzione ma anche rigenerazione come si evince anche dai ritratti di Marinetti, sempre rosso infuocato. Dalla passione che brucia dentro, elemento naturale che diventa emblema del futurismo stesso.

Gerardo Dottori
INCENDIO SULLA CITTà, 1930 ca.

Per gli altri elementi ci son sempre da fare delle distinzioni. L’energia, è anche nella terra che è un elemento statico. L’opera di Benedetta, che non ha lo stesso carattere di Marinetti ma è più pacata e riflessiva, è capace comunque di far scaturire volume ed energia, per i colori compatti e definiti che concretizzano visivamente una solidità infinita che Marinetti stesso definirà quale Purezza Primitiva. Pura è la forza che animava Benedetta. Siamo in presenza di un’energia più condensata, meno distruttiva, un flusso energetico più che una forza incendiaria. 

gurazione della mostra “I Quattro Elementi, Visioni Futuriste” /
Alessandro Bruschetti PAESAGGIO COLLINARE, 1935

Da fine anni 20 ed inizio anni 30, queste opere, ci danno la misura di come il futurismo si sia trasformato diventando sul finire un movimento meno anarchico e meno distruttivo ma più riflessivo. Assente quell’elemento di rivoluzione tanto tipico, lascia spazio ad un movimento più pacato, specchio di un periodo storico opposto rispetto agli inizi, c’è da considerare che a fine anni 10 ma già metà, l’aspetto avanguardista rivoluzionario assume le forme del movimento DADA, che riprendendo il futurismo lo esaspera all’ennesima potenza e poi c’era il motivo politico del ritorno all’ordine, elementi che hanno portato non ad un’inversione di marcia ma sicuramente ad un cambiamento nel movimento. Marinetti inizialmente punta anche ad una rivoluzione politica, successivamente se ne farà carico solo a livello artistico.

Alessandro Bruschetti
PAESAGGIO COLLINARE, 1935

Bruschetti che appartiene a questa seconda parte del futurismo e del particolare futurismo umbro è molto legato all’elemento della natura, moltissime sono aeropitture e qui arriviamo all’ultimo elemento di questo dialogo: l’aria. Questo elemento in Sibò e Bruschetti è fondamentale, l’aereo che interviene nell’aria come forza. Ma in una differenza di forze in Sibò e Bruschetti, se in Sibò domina la forza ed il contrasto geometrico delle linee forza, in Bruschetti domina l’armonia, dei vortici, l’andamento vorticoso delle scie degli aeroplani che riprende quello delle colline e delle strade sulle colline, è la stessa spirale praticamente. Una differenza di movimento che indica l’assenza dello scontro, in Bruschetti una forza che deriva dall’armonia della linea naturale, mentre nella palude di Sibò abbiamo proprio il segno dell’uomo che deve dominare la natura quindi ci sono città di fondazione che crescono con delle linee molto rette, il predominio dell’uomo sulla natura. Lo scontro dell’agro pontino, tra la natura selvaggia ed indomabile contro tutti i tentativi di bonifica e poi le macchine, il progresso e la “città che sale”, le città costruite con una velocità incredibile. Saccoccio sottolinea: “l’idea che, come dice Marinetti in un articolo pubblicato nel ’32, Ritmo eroico, “sono le macchine che dominano la natura”. 

Alice Zucca

La galleria è attualmente chiusa fino a data da destinarsi per via della situazione riguardante COVID-19, alla riapertura, la mostra sarà visitabile fino a metà maggio.