di Alexandra Gilliams

Sia sul web che altrove, negli ultimi anni, Ren Hang è salito alla ribalta come un fotografo che ha reso labile il confine di ciò che è accettabile nella pratica artistica della Cina conservatrice. Le sue fotografie evocano una realtà surreale in un’ottica analoga a quella di Ryan McGinley – un ampio panorama di gioventù, corpi e umanità. Anche le sue foto più impudentemente esplicite possono essere lette come un diretto ritratto della fisicità perché, secondo Hang, il sesso e la sessualità sono “parte di un normale e sano stile di vita, tanto quanto mangiare e dormire”. Colori vibranti trapelano da immagini di uomini e donne che sono stati immortalati e illuminati dal suo tagliente flash. Quando Hang ci permette di vedere le facce dei suoi soggetti, le loro occhiate si serrano fermamente sulle nostre, lasciandoci con poca volontà di distogliere lo sguardo. I corpi giacciono molli e sono ammucchiati uno sull’altro. I modelli appaiono a loro agio nonostante le loro contorte e a volte problematiche pose. Sono impietriti ma non freddi; si può vedere la loro volontà di posare per Hang. Lui che li scolpisce, torcendo i loro arti e con cautela posizionando ogni elemento dei corpi finché la composizione si rivela per ciò che stessa è. Elementi naturali si fondono: serpenti vengono avvolti attorno a volti di donne e i motivi rifrangenti delle acque scure inghiottono i corpi spettrali. In un’altra immagine la schiena allungata e girata di una donna spunta da un letto di foglie.

ren hang
Untitled
China, 2015
© Courtesy of Estate of Ren Hang and OstLicht Gallery

 

 

Parte di ciò che influenza di Hang chiaramente si ritrova nei lavori del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki. I modelli di Araki spesso appaiono assorti nel loro essere fotografati mentre Araki è lui stesso assorto dall’essere in loro controllo. I suoi lavori trasudano una sorta di calma violenta e gli scatti di Hang possiedono una qualità simile. Guardare più da vicino il groviglio di corpi e le teste che sono decapitate in maniera illusoria, può rendere gli osservatori in uno stato d’ansia seppur i modelli stessi appaiono completamente non influenzati da ciò. Il suo uso potente del flash e delle fotocamere punta e scatta dà l’impressione che le sue immagini siano delle istantanee personali. Hang non era interessato a perdere tempo sperimentando con aperture e otturatori; il momento, seppur posato, è effimero. I soggetti rimangono anonimi; essi sono semplicemente un aspetto dell’immagine nel suo insieme. Le loro personalità non vengono mostrate se non nei scherzosi ritratti di sua madre.

Untitled
China, 2015
© Courtesy of Estate of Ren Hang and OstLicht Gallery

 

 

Hang ha tragicamente commesso suicidio nel febbraio del 2017 a soli 29 anni. Ha scritto numerosi appunti sul suo diario e poesie che annotano la sua battaglia con la depressione. Era possibile leggerli nel suo sito internet e accompagnavano la sua fotografia. Le sue foto possono emanare gioventù e persino un leggero umorismo ma, quando le si guarda a lungo, alla base vi è un senso di tensione che permea in superficie. Dai suoi scritti si può capire che il suo tumulto interiore veniva nascosto da un’apparenza di leggerezza. Sebbene sia semplice guardare le sue immagini online, è imperativo osservarle di persona. È un’esperienza completamente differente, com’è spesso in molti casi, guardarle stampate in larga scala accompagnate da altre immagini con soggetti simili. Questo ci dà l’opportunità di fare un passo indietro e trarre delle conclusioni sui temi dei suoi scatti, le sue manipolazioni del corpo e la ripetizione dei motivi e dei colori, i suoi collegamenti fra natura e erotismo. Il rosso e il verde sono toni che si ripetono nei lavori di Hang, colori che nella cultura cinese rappresentano la buona fortuna, la salute e la prosperità. Colori che anche rappresentano la natura e la vita, il sangue e la sessualità.

Untitled
China, 2015
© Courtesy of Estate of Ren Hang and OstLicht Gallery 

 

Nonostante i suoi pensieri tormentati egli desiderava comunque catturare l’essenza dell’umanità in una maniera pura. Le sue immagini ci allontanano dai taboo della società che riguardano il corpo, ci fanno sentire a disagio, eccitati, disturbati – ci fanno sentire qualcosa. Anche se nella società occidentale siamo più abituati a questi taboo, quelli che riguardano il corpo – corpi che noi tutti abitiamo – esistono e sono sentiti in maniera diversa in differenti luoghi nel mondo.

Untitled
2011
C-print
40 x 26 cm
© Courtesy of Estate of Ren Hang and Blindspot Gallery

 

 

Hang ha ribadito in un’intervista con Purple Magazine che “Ciò che cui credo è che i corpi siano preesistenti a prescindere dal fatto che io li fotografi o no. Sono parte del mondo naturale”.

 

 

Untitled 2016 100 x 67 cm © Courtesy of Estate of Ren Hang and stieglitz19

Untitled
© Courtesy of Estate of Ren Hang and OstLicht Gallery

 

 

Untitled
© Courtesy of Estate of Ren Hang and OstLicht Gallery

 

 

Le sue fotografie evocano opposti, un tira e molla fra il personale e l’anonimo, la leggerezza e la tensione, l’audacia e l’indifferenza. Le fotografie inducono sentimenti che fluttuano e sono fuggevoli, reazioni che sono parte della vita quotidiana. Hang ha veramente catturato con successo un bellissimo frammento dell’umanità.

Alexandra Gilliams

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