Peter Zimmermann / “ Reflecting a new time”

di Adela Smejkal

Colori vibranti che stratificano la superficie delle tele appaiono come lecca-lecca giganti o caramelle più che dipinti. Riflettono un’inusuale lucentezza provocando le nostre percezioni sensoriali. Il pittore contemporaneo tedesco Peter Zimmermann sfida distintamente l’astrazione al suo nucleo, imponendo un modo di pensare rivoluzionario riguardo il concetto stesso di opera pittorica. Il suo processo creativo prende spunto dal tentativo di rispondere alla questione su cosa possa innovare tale mezzo espressivo e la sua pratica. L’artista suggerisce una domanda vitale: come si può trasformare un medium per riflettere una nuova epoca? Partendo dalle sue “Book Cover Paintings” negli anni ottanta, che comprendono dai dizionari alle guide di viaggio, Zimmermann aveva già messo in discussione la relazione fra il testo e l’immagine attraverso la distorsione spaziale. Iniziando come pittore concettuale riesaminando la pittura attraverso la teoria, in un’era in cui i computer erano poco più di piccole scatole con schermi in bianco e nero Zimmermann aveva già cominciato a reinventare il dipinto nell’immaginario digitale. L’artista comincia ad analizzare la relazione tra rappresentazione e presentazione, fotografia e riproduzione. 

Peter Zimmermann

© Peter Zimmermann Portrait, Courtesy the artist

Spesso ottenendo i suoi materiali da testi, copertine di libri e da internet, egli manipola le immagini scelte attraverso software di editing digitale dove le cambia fino a distorcerle. Grazie l’ausilio di algoritmi grafici Zimmermann è in grado di modificare l’immagine fino a farla diventare non identificabile, il risultato è poi trasportato su tela e non riporta quasi nessuna somiglianza con l’immagine sorgente. Egli deforma la sua fonte creando una nuova opera che spesso somiglia a un’analisi al microscopio di una qualche forma di vita o di materia. “Non voglio che nessuno sia in grado di risalire a una particolare immagine. Non è necessario per il godimento di un’immagine”. L’artista è a suo agio con lavori in piccola scala come, ad esempio, titoli di libri, ma crede nella magia del grande formato, cosiddetto “americano”. Ci si può trovare ad osservarli per ore ed essere sopraffatti dai colori e le superfici riflettenti. Le superfici in grande scala riescono anche a riflettere intere persone, spazi e oggetti così potenziando il risultato artistico.

 

installation views Freiburg, exhibition view „Schule von Freiburg“
Museum für Neue Kunst, Freiburg, 2016
Photo: Bernhard Strauss

Oltre a rifiutare l’utilizzo del mezzo pittorico in maniera tradizionale, Zimmermann è anche peculiare nella scelta dei materiali. L’artista trasferisce l’immagine finale su tela sovrapponendo vari strati brillanti di resina epossidica traslucida colorata con dei pigmenti. La resina liquida si trasforma durante il processo di indurimento e prima di diventare solida. Indipendentemente dalle intenzioni dell’artista, il risultato non può mai essere predetto completamente. Nello distendersi sulla superficie della tela bianca la resina solida dà all’osservatore un’apparenza opaca ma luminosa, col passaggio della luce attraverso di essi gli strati di colore si intensificano. Il progetto caratterizzato da questa tecnica e applicazione del materiale ha guadagnato il nome di “Blob paintings” ed è diventato una delle serie più famose dell’artista. Tuttavia la stessa tecnica ha visto applicazione in altri progetti come “Mekanism”, una speciale serie di skateboard dipinti a mano. La specifica procedura messa in atto da Zimmermann nella produzione delle sue opere può talvolta suggerire l’associazione con altri movimenti artistici come il Raggismo, l’Impressionismo o il Color field. Zimmermann non nega questi riferimenti incrociati ma ammette che tali sono utili in specifici contesti espositivi. Egli inevitabilmente coinvolge la luce e le ombre riportando quasi atmosfere impressioniste. 

Peter Zimmermann

#02330 scala, 2018 150 x 120 cm epoxy resin on canvas photo: Thorsten Schneider

L’artista comunque sostiene che questa non sia la sua aspirazione artistica ma è conscio che l’aspetto impressionista può essere presente e percepito dall’osservatore; dopotutto si parla di giochi di luminosità e intensità di colore nella creazione di opere pittoriche. Da un altro lato Zimmermann cita in maniera specifica ad alcuni artisti. Ad esempio Jackson Pollock è un riferimento ricorrente e un antitesi al suo approccio artistico, vi si è rapportato principalmente nella sua fase dei “book title” fra il 1987 e il 1999. In altri casi prende a relazione la tecnica di Sigmar Polke che imita unicamente attraverso il mezzo digitale. Fra i suoi altri artisti preferiti possiamo menzionare Morris Louis, Paul Jenkins e Philip Guston.

#01365 stains, 2010, 1400 x 700 cm
epoxy resin on wall

Zimmermann sa che l’osservatore può non necessariamente percepire le sue intenzioni artistiche come da lui intese. Crede che i dipinti sfidino l’attenzione e le proprietà sensoriali e il modo in cui sono percepiti dipenda dall’osservatore. Egli è convinto che i suoi dipinti abbiano una vita propria una volta che escono dal suo studio ma in fin dei conti sono sempre osservati nell’ambito dell’astrazione.   I critici spesso giudicano i suoi lavori come “forme di astrazioni indipendenti e altamente seduttive”. Nella sua produzione Zimmermann ha sfidato la concezione tradizionale della pratica pittorica e ha mescolato il classico modo di fare arte con il mezzo digitale dando vita a una versione “mutante” di ciò che i dipinti possono essere

Adela Smejkal