di Elda Oreto

Il circo è il divertimento infantile nella sua massima espressione: i colori e la magia di un mondo sospeso dove tutto è possibile, oltre l’immaginabile.
Ma il circo è anche la finzione per antonomasia, il luogo ambiguo dell’irrealtà dove pagliacci, acrobati, attori appaiono quasi condannati a far divertire la gente.
Circus Empire (l’Impero Circense) è la mostra di Kathryn Andrews alla König Galerie a Berlino che ha inaugurato venerdì 7 giugno ed è esposta fino al 4 agosto 2019.

Kathryn Andrews, Circus Empire, 2019, installation view. Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angeles and KÖNIG GALERIE, Berlin / London.

 

Una gigantesca tenda da circo, realizzata appositamente per la mostra, è incastrata nella Navata della Chiesa St.Agnes, sede della galleria.
Fuori dalla tenda, si incontra il primo lavoro: Picasso trace Buzzer, una scultura che somiglia ad uno di quei giochi che si vedono nei Luna Park. L’opera è composta da tre elementi. La sagoma di un toro così come lo disegnava Picasso – un’immagine che il pittore riproduceva ossessivamente. Un cavo ad alto voltaggio con un uncino all’estremità. E alle spalle del toro c’è una grande gabbia gialla a forma di lampadina. L’ordigno funziona come il gioco per bambini L’Allegro Chirurgo: l’uncino ad alta tensione deve disegnare la sagoma del toro senza toccare il tubo di metallo. Se lo fa, parte un fastidioso ronzio, la lampadina si illumina e una scritta in neon si accende: Picasso not Picasso (Picasso non sei Picasso).
La mostra sembra far riemergere il bambino dispettoso che è in noi, mettendo in scena un aspetto della nostra società che incita ad un divertimento a tutti i costi.
Lo spettatore assiste a questo divertimento senza esserne parte attiva.

Kathryn Andrews, Circus Empire, 2019, installation view. Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angeles and KÖNIG GALERIE, Berlin / London.

 

Tramite la sua pratica artistica, Kathryn Andrews (Mobile, Alabama 1973 – vive e lavora a Los Angeles) indaga le dinamiche di potere e libertà. Utilizzando elementi che rimandano alla cultura Pop, alla tv, al mondo del cinema e dell’intrattenimento, mescolati insieme alla tradizione classica occidentale, dalle arti visive all’archeologia, Andrews sottolinea come la cultura sia una pratica di colonizzazione e di normalizzazione di forme di controllo.
Kathryn Andrews, MFA del Art Center College di Design di Pasadena, e BFA del Duke University di Durham, ha esposto in diverse istituzioni tra cui Field Station: Kathryn Andrews, al Broad Art Museum, Michigan State University, East Lansing, MI (2017), Kathryn Andrews: Run for President, Museum of Contemporary Art, Chicago, (2015), Sunbathers I & II, The High Line, New York, (2016), Special Meal occasional Drink, Museum Ludwig, Cologne, Germany (2013).

Kathryn Andrews, Circus Empire, 2019, installation view. Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angeles and KÖNIG GALERIE, Berlin / London.

 

All’interno della tenda accoglie i visitatori American Claw Game, una scatola di plexiglas che imita la macchina con artiglio della pesca a sorpresa. Ma non c’è nessun manubrio per guidare l’artiglio o nessuna gettoniera. Non c’è nessun modo per giocare.
Si può solo guardare dell’esterno.
Dentro la scatola di plexiglas ci sono vari peluche che ricordano alcuni film hollywoodiani. Tra questi, impigliata nell’artiglio meccanico, c’è una maschera di Richard Nixon, il 37esimo Presidente degli Stati Uniti. La maschera è una imitazione di quella utilizzata nel film ‘Point Break’, in cui un gruppo di surfisti, amanti del rischio, rapinavano banche, mascherati da Presidenti.

Camminando all’interno del Luna Park, ci sono cinque pannelli con le Wheels of Foot in Mouth, una Ruota delle Gaffes, un altro dispositivo ricreativo.
Questi cinque rotondi riproducono dei dittici con dei volti che raffigurano delle maschere futuristiche e dei volti di sculture antiche.
Ogni volto ha una ‘finestra’ sulla bocca e una sulla testa. Come nella ruota della fortuna, un meccanismo sul retro fa apparire a caso figure sulla testa, giochi, armi, simboli, fiori e sulla bocca delle scritte: Did you get an invitation? You remind me of my ex, ad esempio, oppure: Oh, was that the end of your story? Your laugh is so boisterous, e ancora, We’ve already met, Do you dress yourself? ( Ma sei stato invitato? Mi ricordi la mia ex. Oh, era la fine della storia? Hai una risata rumorosa. Ci siamo gia presentati, Ti vesti da sola?)
Luoghi comuni, frasi di circostanza, anche un po’ sarcastiche.
Le due maschere sono delle sfingi che riproducono un enigma senza soluzione.

Kathryn Andrews, Circus Empire, 2019, installation view. Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angeles and KÖNIG GALERIE, Berlin / London.

 

Looking for John Conner, è la riproduzione delle braccia di Terminator attaccate ad un tubo di metallo e che sorreggono un altro più sottile tubo. Ai lati del tubo si intravedono delle miniature di pagliacci.
All’uscita dell’arena, l’ultimo lavoro è composto da due sculture, due volti giganti, che si guardano negli occhi. Due tubi di acciaio attraversano la fronte e all’estremità ci sono due scritte: “Are you Happy with it?” ( Sei contento adesso? ) e “You sound so nervous” ( Mi sembri un po’ nervosa).
Come le frasi dei Wheels anche queste asserzioni celano sempre il loro vero messaggio.
In sottofondo un’installazione audio a 4 canali, Carnival, realizzata da Kathryn Andrews con Scott Benzel, riproduce l’atmosfera del luna park.

Kathryn Andrews, Circus Empire, 2019, installation view. Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angeles and KÖNIG GALERIE, Berlin / London.

 
Circus Empire presenta elementi della contemporaneità, ma ha in sé qualcosa di antichissimo. Anzi, che sembra quasi oltrepassare il tempo tanto da collegare il passato e il presente.
In particolare, mi ricorda che il circo era uno degli intrattenimenti preferiti dagli antichi romani. Nella Satira X, il poeta Giovenale scrive ‘ormai, da quando non si vendono più voti, [il popolo] ha perso ogni interesse; un tempo attribuiva tutto lui, poteri, fasci, legioni; adesso lascia fare, spasima solo per due cose: pane e giochi circensi’.

Kathryn Andrews, Circus Empire, 2019, installation view. Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angeles and KÖNIG GALERIE, Berlin / London.

 

Per i toni eccessivi ed enigmatici, per gli elementi contrastanti e stridenti, per tutto il clamore e l’ingombrante installazione, che occupa lo spazio, mi ha fatto pensare a questo e alla risposta a questa satira che Marco Tullio Cicerone, lo scrittore latino, scrisse. Secondo lui il problema non era in sè il divertimento, il circo. Ma il desiderio dei singoli individui di vendere la propria libertà e il proprio diritto di uomo libero in cambio di una pancia piena ed eccitazione, che li distraessero dal notare gli appetiti di altri uomini che invece non si saziano mai.

Elda Oreto

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