Hito Steyerl
di Elda Oreto

Nel mondo di Hito Steyerl le immagini hanno il peso dei corpi e le apparenze hanno un valore assoluto.Hito Steyerl, nata a Monaco nel 1966, ma che vive e lavora a Berlino, è una filmmaker e autrice la cui ricerca evolve intorno alla relazione tra estetica e politica. L’artista, che ha ricevuto il Käthe Kollwitz Prize 2019 in riconoscimento del suo lavoro nell’ambito delle arti visive per l’utilizzo delle nuove tecnologie,  ha esposto alcuni dei suoi lavori alla Akademie der Kunste dal 21 febbraio al 14 aprile 2019. Dopo avere studiato film di documentazione all’Università’ di Monaco, Steyerl ha approfondito la sua ricerca verso un approccio filosofico che riguarda il modo in cui la percezione della realtà, la vita quotidiana di ogni individuo, è controllata e alterata da nuovi media tecnologici. Steyerl, che quest’anno farà parte della mostra curata da da Ralph Rugoff alla Biennale di Venezia, May You Live In Interesting Times, e che ha in Harun Farocki uno dei suoi maestri, ha esposto i suoi lavori anche a Manifesta 5, nel 2004; nel 2007, il suo film Lovely Andrea e’ stato presentato a documenta 12 in Kassel; nel 2013 era alla Venice Biennale and the Istanbul Biennial. Nel 2015, ha esposto al Padiglione Germania della Biennale di Venezia. In mostra alla Akademie der Kunste sono stati presentati alcuni dei video più significativi della Steyerl, come Babenhausen, 1997, e Normality 6, 1999 realizzati in Beta Sp, sarebbe a dire in formato VHS, e anche Empty Center, 1998, in 16mm. I films mostrano un ricco apparato sperimentale e documentaristico, affrontando i temi del razzismo e della ricostruzione nella Germania dopo la caduta del muro. Nel primo video Babenhausen si racconta la storia di un ebreo ritornato nella sua piccola città natale dopo l’olocausto. La vergogna della persecuzione è reso esplicito dai resti della sua casa saccheggiata. In Normality 6 la violenza antisemita è raccontata attraverso la sua antitesi, una manifestazione neonazista. In Empty Center, una spoglia Potsdamer Platz, centro dislocato di Berlino, è la scena di una difficile ricostruzione. La ricerca di Hito Steyerl si muove all’interno di un reticolo complesso, che ruota intorno al potere della Τέχνη che non solo permette di conoscere la realtà e di alterarla, ma ha anche il potere di crearla. In mostra ci sono anche i lavori che affrontano il tema della societa’ di controllo e dell’uso delle tecnologie digitali. 

Hito Steyerl
Hito Steyerl
Photo: © Trevor Paglen
Courtesy: the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin

 

 

Abstract, 2012,  Hell Yeah We Fuck Die , 2016 e Robots Today, 2016, rappresentano una fase più recente che si approfondisce un orizzonte politico- descrittivo attraverso l’utilizzo e la ricerca le nuove tecnologie. Vivere con questi strumenti da un lato sottopone l’uomo ad un perpetuo controllo ( controllare e essere controllato ) ma dall’altro lato afferma e potenzia le capacità individuali, consentendo una graduale possibile conquista di una nuova condizione.  In Abstract, l’artista racconta il paradosso della guerra. L’installazione si divide in due schermi, un campo e un controcampo. In uno schermo si vede l’artista esplorare le montagne della Turchia dell’Est, dove in uno scontro è stata uccisa la sua amica Andrea Wolf; e nell’altro schermo si vede l’artista in primo piano, in Pariser Platz, di fronte alla Porta di Brandeburgo, proprio dove ora c’è la AdK, tenere un Iphone con il quale fotografa un edificio: l’ufficio di Lockheed Martin, produttore di armi vendute ai sostenitori della guerriglia. 

 

Hito Steyerl
Hito Steyerl Babenhausen, 1997 (Film still) Video 4:04 min © VG Bild-Kunst, Bonn 2019 Film still: © Hito Steyerl
Courtesy: the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin

 

 

La questione del digitale e del virtuale diventa la questione protagonista di Hell Yeah We Fuck Die. L’installazione consiste in tre monitor presentati in una struttura di tubi di acciaio e pannelli di lamiera. Intorno, sul pavimento, ci sono delle grandi scritte luminose su cui si impone la scritta ‘Hell Yeah We Fuck Die’. Nel video si vedono creature artificiali, digitalmente riprodotte e robot, sottoposte a incidenti, a distorsioni, violenze. I manichini servono per verificare gli effetti delle armi sull’uomo; ma lo straniamento prodotto dalle macchine umanizzate e l’assenza di coordinate spaziali e temporali, nei video e nell’installazione, suscitano l’idea che la società “in caduta libera” ha meccanizzato e automatizzato tutto e tutti. L’alterazione della sensibilità umana è percepibile anche in Robots Today. Tutto quello che ci circonda, il nostro mondo, qui e ora e anche altrove e in un altro tempo, è il prodotto dalle immagini create attraverso lenti, filtri, telecamere, droni. In questo orizzonte post-fordista, l’essere umano si è evoluto in una creatura semi-senziente, volatile e incorporeo, che ha bisogno delle nuove tecnologie per sopravvivere.

Hito Steyerl
Hito Steyerl Empty Centre, 1998 16mm shown on video, sound, 62 min Installation view: “Käthe Kollwitz Prize 2019. Hito Steyerl”. Akademie der Künste, Berlin © VG Bild-Kunst, Bonn 2019 Photo: Andreas FranzXaver Süß
Courtesy: the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin

 

Hito Steyerl
Hito Steyerl November, 2004 (Film still) DV, Single-channel, sound 25 min Edition of 20 © VG Bild-Kunst, Bonn 2019 Film still: © Hito Steyerl Courtesy: the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin

 

 

Hito Steyerl
Hito Steyerl Hell Yeah We Fuck Die, 2016 Three-channel HD video installation, Environment, 4:35 min Installation view: “Käthe Kollwitz Prize 2019. Hito Steyerl”. Akademie der Künste, Berlin © VG Bild-Kunst, Bonn 2019 Photo: Andreas FranzXaver Süß
Courtesy: the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin

 

 

Hito Steyerl
Hito Steyerl Abstract, 2012 (Detail) Two-channel HD video with sound 7:30 min © VG Bild-Kunst, Bonn 2019
Film still: © Hito Steyerl Courtesy: the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin

 

Hito Steyerl
Hito Steyerl Abstract, 2012 (Detail) Two-channel HD video with sound 7:30 min © VG Bild-Kunst, Bonn 2019 Film still: © Hito Steyerl
Courtesy: the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin

 

Elda Oreto

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