di Kostas Prapoglou

Il repertorio visuale dell’artista giapponese Tatsuo Miyajima abbraccia la fusione di tecnologia e filosofia che si intrecciano intricatamente esprimendosi su aspetti legati al ciclo vitale e quello spirituale. Nato in Giappone nel 1957, una volta completato gli studi accademici alla Tokyo National University of Fine Arts and Music nel 1986, l’artista inizialmente sviluppa un interesse per la performance art che però viene presto soppiantato da quello per la scultura e le installazioni Con riferimenti diretti e influenzato dall’ambiente naturale del suo paese d’origine, riflettendo anche sulla questione ambientale a livello globale, il suo lavoro si focalizza sulle nozioni di vita, morte e rinascita. Allo stesso tempo, il Buddismo ha avuto un grande impatto sulla sua percezione del mondo che è visto attraverso il filtro del ambito meditativo e dell’esoterismo. Sin dall’inizio della sua carriera artistica, il conto alla rovescia che comprende i numeri dal 9 all’1 ha assunto un ruolo cardine, questo infatti compare, in varie forme e stati, mediante l’utilizzo degli schermi LED dei contatori in innumerevoli combinazioni.

© ANNA KUCERA

Tatsuo Miyajima in his studio, 2018. Taken from a video produced by Lisson Gallery. Courtesy of Lisson Gallery.

Per Miyajima, il significato di tempo e spazio, non solamente nel contesto della vita di tutti i giorni ma anche per quanto riguarda l’estensione dell’esistenza della vita umana, impregna un onnipresente elemento performativo.  Non è una coincidenza il fatto che egli pensi che i suoi lavori assumano una natura di performance che prescinde da lui stesso, è per questo che interrompe le sue “performing installations” e i suoi “performing objects”, che avevano caratterizzato la prima parte della sua carriera, per allinearsi con l’opinione che durassero solo un breve momento a differenza della più lunga durata di un’installazione. L’utilizzo delle cifre da 9 a 1 – un pattern ricorrente nella sua pratica – stabilisce un simbolismo di continuità, un flusso, un’eternità e un’energia pulsante e senza fine la cui fonte è illimitata e non spendibile. Lo zero non appare mai nel suo linguaggio visuale. Esso rappresenta la fine e il termine ultimo, secondo il Buddismo ciò accade solo quando viene raggiunto lo stato di Nirvana che porta alla non esistenza, al vuoto, alla sparizione dell’Io; una condizione non desiderabile per molti. Miyajima conseguentemente omette lo zero dal suo conto alla rovescia, di fatto dando enfasi a tre concetti che caratterizzano il suo modus operandi: “cambiamento continuo”, “continuazione illimitata” e “connessione con tutto”. Questi principi si articolano con determinazione ontologica che permea il processo di comprensione dei principi fondamentali di essere e non-essere. Le opere di Miyajima spaziano da lavori murali in piccola scala ad altri grandi stanze intere come Mega Death presentato alla Biennale di Venezia nel 1999 (commisionato da Shiota Jun’ichi), vi sono anche installazioni colossali site-specific. Alcune di queste sono: Time Waterfall, esposta all’International Commerce Centre a Hong Kong nel 2016, dove numeri di dimensioni differenti apparivano sulla facciata dell’edificio alto 490 metri, e alcuni anni prima, Counter Energy and Market (Blowin’ in the Wind) (2012) che ricopre le superfici dell’edificio della Hyosung Corporation, nuovamente, con numeri di misura e colore variabile. La presentazione di questi lavori che dialogano in relazione immediata con l’intenso paesaggio urbano circostante, li rende automaticamente sculture sociali che fanno riecheggiare le vibrazioni della vita frenetica mentre cercano di incarnare l’architettura della vita stessa.

Tatsuo Miyajima, Mega Death, 1999/2016, installation view, Tatsuo Miyajima: Connect with Everything, Museum of Contemporary Art Australia, 2016, LED, IC, electric wire, infrared sensor, Domus Collection, image courtesy and © the artist, photograph: Alex Davies

Tatsuo Miyajima, Innumerable Life:Buddha CCIƆƆ-01 (2018). © Tatsuo Miyajima. Courtesy of Lisson Gallery

 

Counter Voice in the Water at Fukushima Pin It Performance video 2014 Courtesy Art Meeting 2014 and Akio Nagasawa Publishing

Il colore ha anche esso la sua importanza e il suo peso nel linguaggio visuale di Miyajima. È il simbolo di un’idea, di un significato nascosto, di un principio. Un altro importante elemento è la presenza dell’osservatore che attiva le sue opere, donandogli vita e significato. Un’opera d’arte non può esistere da sola senza l’interazione dell’osservatore, quindi l’artista non è un vero artista se il pubblico non esiste. Questa conversazione continua fra le due entità è quello che motiva l’artista. Come due vasi comunicanti sono destinati a coesistere e ad alimentarsi l’un l’altro di energia e spirito. La tecnologia nei lavori di Miyajima può forse apparire come un ossimoro. Quello che meno ci si aspetta da un esperto della pittura ad olio è l’uso di cavi, robot, congegni e contatori LED al posto di tele, colori e pennelli. Ma per lui questi sono gli unici mezzi d’espressione possibili, ciò che gli dà l’opportunità di sviluppare la sua trattazione dell’universo, dell’equilibrio cosmico e la connessione fra spirito umano e anima. La pratica artistica di Miyajima è un autoritratto della vita stessa. Illustra una consapevolezza di sé e della società simultaneamente estendendo la percezione dell’essere permettendo all’osservatore in maniera inconscia di entrare un altro livello di realtà che va oltre quello fisico.

Kostas Prapoglou

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