Walead Beshty
>  Dieci anni di Alter Modernity
La pratica artistica di Walead Beshty richiama l’archetipo del viaggiatore nel suo impregnarsi di significato durante il suo peregrinare per il mondo. Il risultato in qualche modo danneggiato del suo lavoro è conseguenza di sistemi largamente globalizzati che coinvolgono l’attraversamento dei confini. Il modo in cui l’artista utilizza gli standard della globalizzazione per produrre la sua singolare estetica lo ha reso perfetto per prendere parte ad Altermodern, la mostra di Nicholas Bourriaud che si è svolta alla triennale della Tate nel 2009.

 

FedEx® Large Kraft Box ©2008 FEDEX 330510 REV 6/08 GP, International Priority, Los Angeles–Tokyo trk#778608512056, March 9–13, 2017

Se leggete il testo della didascalia come un documento di spedizione non vi state sbagliando. Infatti tale espressione frammentata e descrittiva è sia un’etichetta di spedizione sia il nome di una delle opere della serie più iconica di Walead Beshty, FedEx Glass Works. Un progetto vivo, composto da diversi cubi di vetro laminato trasparente, di diverse dimensioni e misure ed esposti accanto al proprio imballaggio corrispondente nel quale sono stati trasportati. I nomi/etichette che possono essere anche molto lunghi, hanno funzione di sia di documentazione storica del viaggio percorso dall’opera sia di manifestazione linguistica della relazione estetica insita nella pratica artistica di Beshty. Certamente, se si potesse riassumere l’ampio spettro della produzione artistica di Walead Beshty in poche parole allora “trasparenze tangibili” sarebbe una definizione appropriata. Sia attraverso l’utilizzo di output più “piatti” come nei suoi photograms sia nella produzione di artefatti tridimensionali come le Fedex boxes, l’opera di Beshty è una riconoscimento riflessivo e poetico dell’intero processo creativo. La sua piena divulgazione dell’output espressivo non riguarda solamente l’estetica relazionale che coinvolge lo stadio dell’esposizione ma giustifica anche la materialità e lo sviluppo procedurale dell’oggetto creato. I suoi photograms possono essere considerati come un’indagine artistica del mezzo stesso. Riflettono il suo interesse per il componente materiale della fotografia piuttosto che l’immagine finale in sé e la sua composizione. Sono realizzati con l’esposizione di carta fotografica alla luce utilizzando un set predeterminato di regole che Beshty cambia e adatta nella camera oscura. Egli spiega “lo intendo come un gioco o una scommessa dove il gioco acquista importanza non a causa del risultato … i parametri del gioco sono ciò che rende quel gioco significativo e ciò che crea possibilità e io sono più interessato a queste forze e a come esse possono svilupparsi”.

 

 

L’analisi dello strumento fotografico attuata da Beshty può essere considerata il continuo di una lunga linea di sperimentazioni che comincia con le rayografie di Man Ray negli anni venti e continua poi fino ai contemporanei di Beshty come James Welling e Liz Deschenes. Tuttavia, a differenza loro, Beshty non limita la sua ricerca della materialità dello strumento alla fotografia. Nei suoi lavori recenti, che sono stati esposti alla galleria Regen Projects di Miami nel 2018, Beshty sperimenta con sculture ready-made e rame. Egli spiega che “una serie di domande sinuose per me ha trovato una sorta di forma all’interno del contesto artistico”. Queste domande riguardano gli stessi costanti temi della sua pratica, ovvero l’analisi del processo creativo e la trasparenza dei materiali. Perché e come le cose ci appaiono nel modo in cui sono? Qual è la relazione fra un oggetto e il suo contesto o la sua struttura di supporto? Partendo dal fatto che tutte le forme di ricezione e produzione sono integrate in maniera fluida, gli ultimi lavori di Beshty cercando di comporre una narrativa in modo da mostrare “come gli oggetti siano integrati nel sistema che li ha generati”. Per esempio, nella serie Transparencies dei suoi photograms, Beshty espone la pellicola fotografica alle macchine a raggi X della sicurezza aeroportuale ottenendo inaspettati piani colorati con variazioni di blu. È l’incontro della reattiva carta fotografica con lo spazio circostante che determina il risultato. 

In maniera simile la qualità molto reattiva del rame è ciò che ha ispirato Beshty a utilizzarlo per la sua opera modulare Surrogates (2017) e le successive sculture di metallo. Egli spiega, “cosa mi ha intrigato inizialmente riguardo il rame è il modo in cui reagisce alle condizioni fisiche … riflettente e specchiato … produce un’immagine di ciò che ha attorno e ne assorbe gli effetti a sua volta”. La decisa attrazione di Beshty per la materialità dell’oggetto, il suo processo di produzione e la sua ricezione nel contesto continua a essere il fattore che spinge la sua ricerca artistica. Benché egli svolga la sua pratica in varie discipline, dalla fotografia alla performance art (Mirrored Floor Works, 2009) e produca opere di diversa scala, forma e colore, l’essenza del suo lavoro rimane immutata.

Hania Afifi

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