> Dieci anni di Alter Modernity
I lavori di Subodh Gupta utilizzano oggetti di tutti i giorni tipici dell’India, suo luogo d’origine, che impiega per creare forme e sculture che parlano alla nostra memoria universale. La sua capacità di affrontare il tema delle sue origini pur riuscendo a comunicare in maniera interculturale ha fatto sì che Bourriaud lo volesse per la sua Altermodern in occasione della triennale della Tate del 2009. Per l’occasione Gupta ha esposto una scultura alta quattro metri e titolata “In Line of Control” realizzata con utensili di acciaio inossidabile che avevano un peso complessivo di ventisei tonnellate. Questi utensili da cucina formavano la nuvola a fungo tipica delle esplosioni nucleari. Una forma e un’immagine che tutti essenzialmente temiamo, ovunque si trovi la nostra personale cucina.
Subodh Gupta, Line of Control, 2008

 

 

Subodh Gupta in the process of installing “What does the vessel contain, that the river does not” at Hauser & Wirth in London

 

 

L’Artista Subodh Gupta nasce cinquantacinque anni fa nella parte orientale dell’India, a Khagaul, nel distretto di Patna nello stato federato di Bihar, una delle aree meno sviluppate del paese, dove quasi la metà della popolazione vive in povertà assoluta. La ferrovia taglia la piccola città di Khagaul in due parti, ognuna delle quali è ricca di testimonianze di templi hindu. Anche la famiglia Gupta è hindu. In India, vista anche la vastità del territorio, il treno è il mezzo di trasporto principale, a parte il caotico traffico delle aree urbane fra il miliardo e trecento milioni di abitanti in percentuale in pochi usano l’auto per gli spostamenti. Il padre di Subodh lavorava per le ferrovie, ciò influenzò fortemente l’infanzia del ragazzo, tanto da fargli prendere il soprannome di “Railway boy”. Treni che andavano e treni che venivano sempre strapieni di gente. Nei ricordi dell’artista ci sono banchine coperte da un puzzle di valigie legati coi lacci, di bauli, di sacchi di qualsiasi forma e colore, portati in spalla, caricati su carrelli, lasciati ovunque, e di passeggeri in piedi, seduti e stesi per terra. Persone ovunque, in attesa dell’arrivo del treno.

Subodh Gupta, My Family Portrait, 2013 Courtesy the artist and Hauser & Wirth Ph. Axel Schneider

 

 

Questa immagine del mondo vivace e variopinto della ferrovia troverà posto nelle opere fotografiche, dipinte e scultoree di Gupta. Col treno la madre portava il ragazzo a scuola di teatro e, preso dall’entusiasmo, il giovanissimo Subodh sognava di diventare attore. Fare l’attore in un paese dove la Bollywood di Mumbai produce più di mille film all’anno è un sogno lecito. Ma ad un certo punto la voglia di libertà, di fare da regista e direttore di sé stesso prende il sopravvento, spingendolo sulla strada per diventare artista. Per essere ancora più libero e al centro della vita si sposta nella capitale, a New Delhi, città immensa e caotica, dove vivono molti artisti, ma solo pochi privilegiati al pari di Subodh Gupta, possono permettersi un grande studio tutto loro in cui lavorare. Il percorso artistico di Gupta è iniziato dalla pittura ma, a seguito delle critiche della moglie, viene reinstradato verso la scultura.  Oggi il suo talento spazia fra vari generi: performance, fotografia, installazione, scultura e pittura. In tutto il mondo è ormai famoso per le grandi composizioni realizzate con utensili da cucina. Pentole e padelle, teiere e piatti in rame, acciaio inossidabile e ottone placato d’oro sono diventati il suo “marchio” riconoscibile. Per creare le sue sculture monumentali utilizza vari attrezzi da cucina, scelti in negozi e mercati; fruga in montagne di cose buttate per pescare un oggetto (a volte anche rotto) che lo colpisce per un motivo chiaro solamente alla sua visione artistica. Le opere di Gupta sono sempre molto gradevoli esteticamente, tutte le componenti metalliche sono levigate a dovere, fino a divenire splendenti, dando l’illusione dell’utilizzo di materiali preziosi e acquisendo in tal modo valore aggiunto.

Subodh Gupta, two cows, 2003 – 2008

 

Subodh Gupta, Terminal. 2010 Installation view “India: Art Now”, Arken Museum of Modern Art, Ishoj, Denmark, 2012

 

 

Gupta da una parte esplora il mondo spirituale e la vita quotidiana dell’India moderna, dall’altra rimane ancorato al paese tradizionale. La sua arte è contemporanea e classica insieme e non ha come scopo la negazione del passato ma, al contrario, cerca di legare il mondo d’oggi alle tradizioni di ieri, l’altro ieri e di mille anni fa. Trova ragione nel raccogliere gli oggetti della vita di tutti i giorni, gli utensili della cucina che è sempre stata centro della vita di ogni famiglia indiana. Ad esempio la forma della padella non è cambiata nel tempo, nel museo dell’arte antica si possono trovare le antenate delle stoviglie di oggi, tali e quali. Ogni famiglia indiana, sia ricca che povera, riconosce questi oggetti: l’arte dello scultore Subodh Gupta è popolare nel senso stretto della parola, è del “popolo”. A volte Gupta mette a confronto mondi opposti: quello ricco e quello povero, accostando sempre oggetti “normali” (come due porte d’ingresso, due proiettori cinematografici, due WC, due sciacquoni) variandone solo il materiale di cui sono costituiti, doratura per il primo e ghisa, legno o altro materiale “povero” per l’altro. Il messaggio consiste nella verità essenziale che rimane sempre la stessa: la porta serve per entrare e il water serve i bisogni primordiali. Nonostante le condizioni economiche le persone sono uguali, tutto il resto è solo una patina effimera. L’arte di Gupta avrebbe potuto essere considerata “sociale” se ci fosse stato un richiamo alla ribellione, invece l’artista incanala il nostro pensiero in un filone filosofico vicino allo spirito orientale, a volte un po’ ironico, ma sempre pacato e piuttosto compiacente. 

Subodh Gupta, Victoria and Albert Museum, London, Image courtesy of Subodh Gupta Studio

 

 

Di cosa si compiace Subodh Gupta? Della sua India che è diventata un colosso economico, della sua numerosissima popolazione che riesce a mantenere vive le sue antiche tradizioni e rituali, tramandandoli attraverso i secoli. Della bontà e varietà della cucina indiana, dell’importanza dei valori di famiglia, fulcro della vita di ogni individuo, dell’estetica delle forme dell’arte tradizionale indiana, e in complesso della grandiosità del suo background culturale.

Subodh Gupta,Very hungry God, Monaco

 

 

Gupta si misura con i “mostri sacri” dell’arte contemporanea, plasma una elegantissima Madonna scultorea con dei deliziosi baffi citando con riverenza Marcel Duchamp, compone un enorme teschio con utensili da cucina ammiccando a Damien Hirst. Ma se i suoi interlocutori sono degli “hooligan” dell’arte, spinti dalla voglia di scioccare e scuotere il cervello dello spettatore, Gupta ne accarezza invece lo sguardo, tranquillizzandolo col pensiero che il mondo contemporaneo non è del tutto folle perché ben ancorato a buone ragioni ed esempi. Inoltre Gupta ci trascina verso il mondo dei sogni, propri e comuni, ci invita nel suo film bollywoodiano dove poveri e ricchi vivono insieme in un mondo di fantasia quasi paradisiaco. Le enormi sculture di Gupta sono così raffinate e belle che potrebbero deliziare qualsiasi luogo. Stanno bene nelle gallerie d’arte e diventano gioielli extralarge nello spazio aperto, come ad esempio l’albero fiabesco “People Tree” (fico sacro) esposto nel cortile della Monnaie de Paris. Un albero con molte radici (tradizioni antiche), con molti rami (il popolo dell’India) ed un fitto fogliame di utensili da cucina (i valori della famiglia). L’arte di Subodh Gupta è un inno esteticamente elaborato e leggermente “rococò”, ma fresco nella linea compositiva, alla sua vecchia nuova India.  

Vlada Novikova

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