Parigino originario di Auxerre (1961), Philippe Ramette dopo gli studi presso Villa Arson a Nizza, abbandona la pittura per dedicarsi definitivamente alle arti plastiche, inventando oggetti insoliti ed umoristici a cui non tarderà ad affiancare la fotografia. Pur restando alla base scultore, si serve della fotografia come “traccia di realtà” degli scenari da lui immaginati che sfidano le leggi fisiche della gravità. É al 1989 che risale la prima incursione della fotografia nell’opera di Ramette, con “Oggetto per vedere il mondo nel dettaglio”, in cui il giovane artista è ritratto con un apparecchio ottico che ridefinisce “un punto di vista sul mondo”. Ramette si servirà costantemente della fotografia per circa vent’anni (soprattutto dal 2000), durante i quali realizza una serie di immagini che tentano di razionalizzare l’irrazionale attraverso delle messe in scena studiate in ogni minimo dettaglio e che prendono già forma nei bozzetti che realizza non appena l’idea o il “sogno” prendono forma nella sua mente. 

Philippe Ramette
Philippe Ramette, Photographie couleur, 150 x 120 cm. © Adagp, Paris 2007 © photo Olivier Antoine

 

 

Ramette diviene così il regista, ma materialmente le immagini vengono realizzate da Marc Domage, fotografo che da sempre lo accompagna nella materializzazione degli scenari da lui immaginati. É nel caso di Ramette importante sottolineare che le realtà paradossali a cui ha dato vita non sono frutto di ritocchi digitali, ma di reali “missioni” realizzate anche in condizioni di pericolosità.

Philippe Ramette, Untitled (Deauville), 2014

 

 

È nel 1996 che Philppe Ramette realizza la sua prima fotografia “in assenza di gravità” con “Balcon 1” in cui lui stesso è affacciato ad un balcone di legno, se non fosse che il balcone in questione, ed anche l’artista, sono in posizione orizzontale anziché verticale nel bel mezzo di un parco. Stessa è la scena di “Balcon II (Hong Kong)” del 2001, in cui stavolta il balcone con Ramette sorge dalle acque della baia di Hong Kong. A questa serie ne sono seguite diverse, come le “Contemplazioni irrazionali”, le “Passeggiate irrazionali”, le “Esplorazioni razionali dei fondali sottomarini”, i “Piedistalli per Riflessione”, tutte immagini accomunate dai leitmotiv tipici dell’artista, come l’utilizzo di quelle che lui chiama “Protesi”, ovvero i trucchi che gli permettono di assumere certe posizioni durante la messa in scena, l’auto-rappresentazione, rigorosamente in completo scuro come l’uomo magrittiano a cui spesso è stato associato, l’idea di sfida delle leggi fisiche terrestri, nonché quella della dimensione contemplativa, sempre presente nelle sue opere. Il risultato è surreale ma nient’affatto inquietante, anzi poetico e malinconico come nel “Viandante sul mare di nebbia” (1818) di Caspar David Friedrich (Hamburger Kunsthalle, Amburgo).

Philippe Ramette, Untitled, 2015

 

Philippe Ramette, Crise de désinvolture, 2003

 

 

Ciò che sorprende nei lavori fotografici di Ramette è che, per quanto si possa esser coscienti dello sforzo fisico che è stato messo in atto dall’artista al momento della realizzazione degli scatti, i risultati non trasmettono affatto tensione, ma al contrario un sentimento di calma, come se la scena davanti ai nostri occhi fosse assolutamente razionale, pervasa da una tranquillità da “sospensione metafisica”, orchestrata sapientemente dalla mente di un’illusionista che sa rendere in immagini le parole di André Breton: “l’immaginario è ciò che tende a diventare reale”.

Philippe Ramette Exploration rationnelle des fonds sous-marins, l’arrivée, 2006

 

 

Ramette ha esposto a livello internazionale, e le sue opere fanno parte delle collezioni del Centre G. Pompidou e della Maison Européenne de la Photographie di Parigi, del Musée d’Art Contemporain di Marsiglia, nonché del MAMCO di Ginevra; da anni è rappresentato dalla Galleria Xippas di Parigi, situata nello storico quartiere Marais.

Dolores Pulella

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