Gajin Fujita / Ghost Rider, 2018 / spray paint, paint markers, 12k white gold and 24k gold on six wood panels / 60 x 108 in. (152.4 x 274.3 cm) Courtesy LA Louver Gallery, Los Angeles

 

Ecco la recensione di Mat Gleason dell’edizione inaugurale.

IL MEGLIO:

1. Lo stand di Vielmetter con la personale di Kim Dingle.

2. Lo stand di LA Louver con la personale di Gaijin Fujita.

3. L’unico dipinto di Warhol che ho visto in tutta la fiera è stato un ritratto di Judy Garland fatto come regalo unico per Liza Minelli da parte di Andy – consegnato da Liza alla Pace Gallery – che può essere vostro per 4.5 milioni di dollari.

4. Un piccolo quadro di Philip Guston di un membro del KKK con la pistola, reso raro dall’assenza del rosa che è visibile solo come base di fondo.

5. Il tendone di Frieze era più piccolo che alle fiere di NY e Londra, ma era miracolosamente libero da quelle stupide sezioni che le fiere spesso fanno (un anno erano gli artisti degli anni ‘70, così forzato, metà delle blue chip del mondo dell’arte era di quella decade). Gli stand di sezione sono notoriamente piccoli e ci trovi il gallerista con una sedia e una pila di materiale superfluo e due persone che guardano qualcosa e nessun altro che può entrarci, che spreco. Frieze LA aveva semplicemente una formula vincente: tutti avevano uno spazio di belle dimensioni e via a tutto gas. Niente tematiche forzate.

6. Metà della fiera è il mercato secondario, roba come John McCracken e l’altra metà sono artisti di oggi che le gallerie rappresentano. Un buon equilibrio.

7. Le persone che aspettavano in fila per un’ora per un caffè o dell’alcool e io che dopo essere andato al Paramount store dove ci sono Coffee Bean & TeaLeaf, ho preso la migliore cioccolata calda di sempre e sono tornato indietro in 20 minuti, riposato.

8. Niente Koons, niente Hirst (okay, uno da dimenticare), niente Kaws e solo un Peter Halley!

Damien Hirst, Isolated Elements Swimming in the Same Direction for the Purpose of Understanding (Right) 1991 / Ph. Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS 2012

 

9. Ti porgono una bottiglia d’acqua grande gratis se accedi attraverso l’entrata VIP anche se ci passi per sbaglio come ho fatto io.

10. Nonostante la fiera fosse enorme era, wow, facile accedervi e visitarla.

IL PEGGIO: 

1. Il mondo dell’arte è piccolo e quindi trovi a chiederti come abbiano fatto alcune gallerie ad esserci. Papà dirige la Paramount? Amici di Bettina? Alcuni che stranamente non comprano pagine intere di pubblicità su ArtForum e, ovviamente, i soliti stand scarsi e aspiranti trendy, non all’altezza del contesto elegante.

2.  Si può camminare per la fiera con un bravo comico e collezionare infinito materiale.

3. Prodotti, prodotti, prodotti, – concettuali? Politici? Controversi? 

No, no e no.

4. Quando sai che la persona nel booth non sa nulla di arte a differenza di te e tu non puoi farci un bel niente perché sai che sembreresti pazzo se dicessi quello che pensi quindi butti gli occhi al cielo e prosegui diretto allo stand successivo.

5. Il mese più freddo e umido dell’anno, anche nel deserto, ma è sempre fra gli Oscar e i Grammy quindi “tutti” sono in città.

A parte tutto tirava una buona aria, probabilmente la fiera migliore che ci sia mai stata a Los Angeles. Si sa, le fiere le ami o le odi. Io non sono un integralista, c’era arte da guardare e persone da vedere, c’era proprio la crème de la crème e se questo ti dà fastidio beh, almeno puoi guardare il tuo nemico dritto negli occhi. Cosa volere di più?

 

ALAC 2019, Richard Heller Gallery, Los Angeles / Joakim Ojanen, Octopus ballin’ on home stone with little guest, 2018 – Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

Ecco la recensione di Mat Gleason sull’edizione di quest’anno.

La fiera ALAC non ha fatto altro che riaffermare il mio odio per l’arte che fa finta di essere outsider ma si atteggia da esperto. Non puoi essere entrambe le cose. Non puoi essere un membro erudito della casta e allo stesso tempo urlare contro l’establishment “Guardatemi sto prendendo un pennello per la prima volta, penso che farò un disegnino e tante cose belline”. Secondi nella lista sono i fanatici della tecnica “Guardatemi, faccio questo trucchetto col pennello, bello no? Non l’hai mai visto fare prima perché io sono unico con la mia tecnica straordinaria e lo farò ancora, e ancora in blu e poi ancora in giallo e oh, oh, oh, guarda, guarda questo, l’ho fatto in bianco e nero perché sono anche modernista in caso tu sia collezionista!” La fiera barcollava fra stand che erano troppo pieni e altri che sprizzavano autenticità mostrando solo poche cose con molto spazio libero. Ovviamente, quando metti in mostra quadri fatti senza tecnica con chiazze rosa e schizzi colanti verdi, cercare di emulare la trattazione minimalista è abbastanza pretenzioso e, pure, stupido. Gli stand con l’arte universitaria da quattro soldi e cazzeggiamenti orgiastici che erano strapieni e facevano baldoria sull’ironia dei boriosi festeggiati dall’establishment – quelli riscuotevano il maggior successo. 

ALAC 2019, Functional Art gallery, Berlin, Anna Aagaard Jensen – ph. Alice Zucca XIBT mag

 

C’era qualche stand elegante con qualche lavoro carino, niente di memorabile che ti facesse pensare sarebbe entrato nella storia dell’arte portandola in una nuova direzione, ma, francamente e positivamente, meglio delle altre edizioni di questa fiera, che ha toccato il fondo tre anni fa quando le chiazze informi sfuocate su tela e i fecalomi di ceramica erano ovunque, letteralmente, tutti gli stand a parte tre erano pieni della stessa roba pronta per essere venduta, sterco mercificato senza passione. Quest’anno almeno c’era diversità di approccio. Si vende bene di tutto nel mercato di oggi e niente era troppo radicale o sperimentale (oh, sì certo, tagliente forse per il 1987 ma altrimenti prodotti “affidabili” e niente di che). Quindi un piccolo miglioramento e una ALAC più piccola con molti abituali che si sono diplomati spostandosi alle fiere Frieze e Felix. È accettabile, non necessariamente vale i 49 dollari spesi per il viaggio in Uber e le persone che mi hanno tossito addosso lamentandosi del proprio raffreddore delle quali farò il nome se per caso dovessi ammalarmi a breve. Nemmeno la spremuta pagata 12 dollari mi ha impressionato ma mi avevano assicurato che almeno il cibo sarebbe stato buono questa volta.

Mat Gleason

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, David Kordansky Gallery, Los Angeles. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, David Kordansky Gallery, Los Angeles. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, Marian Goodman Gallery, New York. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, Night Gallery – Claire Tabouret, Los Angeles. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, Night Gallery – Claire Tabouret, Los Angeles. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, 303 Gallery – Doug Aitken, New York. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, Lisson Gallery, London, New York. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, Sadie Coles HQ, London. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, Sadie Coles HQ, London. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

FRIEZE Art Fair LOS ANGELES 2019, Sadie Coles HQ – Ugo Rondinone, London. + 303 Gallery – Doug Aitken, New York Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

ALAC 2019, Richard Heller Gallery, Los Angeles. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

ALAC 2019, Richard Heller Gallery, Los Angeles. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

ALAC 2019, Marinaro, New York. Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

ALAC 2019 Art Los Angeles Contemporary Ph. Alice Zucca XIBT Mag

 

ALAC 2019, Ever Gold Gallery, San Francisco Ph. Alice Zucca XIBT Mag

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