di Doron Beuns

“Addio al vecchio e benvenuto al nuovo”, come spesso si dice all’inizio di ogni anno. Tuttavia, prima che ciò sia auspicabile, dovremmo prima fare distinzione tra idee del passato che sono ancora tutt’oggi rilevanti e quelle che invece sono obsolete e compromettono lo sviluppo del nostro odierno panorama culturale. Questo è ciò che il critico d’arte e curatore Nicholas Bourriaud ha provato a sviluppare nel suo saggio “Il Radicante” del 2009. Nello scritto egli concettualizza una nuova forma di modernismo globale chiamata “alter-modernismo”. In contrasto con la precedente corrente del XX secolo, l’alter-modernismo è caratterizzato dall’interculturalità e pertanto non ha le sue radici in maniera dominante nella cultura occidentale. Da un altro lato però mette in discussione il concetto postmoderno di scambio culturale fra culture dominanti e marginalizzate. Questa sfida è ancora oggi rilevante se consideriamo che le idee postmoderne che riguardano l’interculturalità sono ancora oggi prevalenti nelle istituzioni culturali del nord Europa. Ragion per cui sembra un’ottima opportunità ridiscutere dell’idea di “altermodernità” di Bourriaud in occasione del decennale della sua pubblicazione.

Alter Modernity
Sterling Ruby

 

 

La prima cosa da approfondire è innanzi tutto come si sia arrivati al concetto di “alter-modernità”. Secondo Bourriaud, l’alter-modernità è alimentata dallo scorrere dei corpi fra i vari domini culturali. Ciò è ulteriormente collegato all’avanzamento tecnologico e alle condizioni del mondo globalizzato. Il turismo di massa, le carriere transnazionali e il più recente flusso di rifugiati sono appunto sintomi di questo. L’alternarsi dei domini culturali definisce il paesaggio che è abitato dall’artista “radicante”. Essere “radicanti” significa mettere in moto le proprie radici, rappresentarle in contesti e formati eterogenei, impedendogli di determinare e completamente definire l’identità personale, traducendo idee, transcodificando immagini e trapiantando comportamenti, privilegiando lo scambio all’imposizione. Questa sperimentazione proattiva di relazioni fra radici diversificate e le sfide inerenti a tale pratica che si riflettono nelle rispettive tradizioni culturali dovrebbe allineare l’arte “radicante” o “alter-moderna” con l’arte moderna del XX secolo. Tuttavia, secondo Bourriaud, “l’alter-modernità promette di essere una modernità orientata alla traduzione, a differenza della modernità del ventesimo secolo che nel suo progressivismo parlava unicamente la lingua astratta dell’occidente coloniale”.

Mark Bradford

 

Walead Beshty

 

 

Il linguaggio astratto alter-moderno è quindi atto a transcodificare l’esprimersi visuale di molteplici culture. In aggiunta a ciò è necessario rimarcare altre due differenze fra le opere “alter-moderne” e  quelle della modernità. I lavori alter-moderni non adottano una tecnica specifica e sono di più precaria esecuzione. Questo è in linea con l’adozione, da parte dell’artista, dell’archetipo del viaggiatore, archetipo che è caratterizzato da un costante nuovo radicamento della propria esistenza al servizio di nuove possibilità. Secondo Bourriaud in questo modo l’artista alter-moderno fugge la standardizzazione capitalistica. Il paradosso qui è che la standardizzazione capitalistica è ciò che in primo luogo permette all’artista alter-moderno di essere “radicante”. La mercificazione, dopo tutto, è uno degli elementi che favorisce l’interscambio culturale. Criticare la standardizzazione capitalistica attraverso l’appropriazione artistica delle merci non si oppone necessariamente alla condizione postmoderna che Bourriaud intende superare nel suo scritto. Comunque, il continuo trapiantarsi delle radici nell’alter-modernismo sembra in effetti mettere in discussione la riflessione sulle categorie identitarie nel dogma postmoderno, all’interno del quale troviamo costantemente due categorie opposte, quelli che detengono il potere culturale e quelli che sono marginalizzati ed esclusi da esso. 

Mike Kelley

 

 

Per rettificare questa iniquità, il mondo dell’arte postmoderna propone come soluzione che tutti gli artisti che appartengono alle culture marginalizzate siano incoraggiati a mettere in risalto una versione pseudo-autentica della loro cultura d’origine e che queste rappresentino un incontestabile valore aggiunto all’arte occidentale. D’altro canto però le istituzioni occidentali e i loro critici di professione, sono considerati non adatti a giudicare o criticare l’arte che proviene da altre culture poiché il loro sguardo critico tende intrinsecamente a privilegiare l’arte occidentale. Questo potrebbe sembrare buon senso ma, se le culture sono solo incoraggiate a ignorarsi rispettosamente, allora come è possibile instaurare un dialogo produttivo? L’Alter-modernismo fornisce una possibile risposta. 

Rashid Johnson

 

 

According to Bourriaud “it is a matter of replacing the question of origin with that of destination”. Secondo Bourriaud “è questione di rimpiazzare il problema dell’origine con quello della destinazione”. Sapere la provenienza dell’artista può essere vitale ma non è imperativo per il suo successo. Altre radici possono svilupparsi durante tutta la ricerca artistica e la produzione, interpretazione e traduzione di un’opera. Questo significa che non solo la pratica artistica ma anche la critica è liberata dall’isolamento postmoderno e la sua preservazione forzata delle radici culturali. L’interpretazione errata di un’altra cultura acquista merito creativo per l’artista e il critico alter-moderni. D’altra parte questo include il rischio di causare più contrasti interculturali e maggiore polarizzazione. Questo è qualcosa da cui guardarsi bene nelle nostre società multiculturali ma, per Bourriaud, è compito del mondo dell’arte alter-moderno essere d’esempio virtuoso. Uno scontro salutare può essere infatti benefico per tutte le culture coinvolte. Dieci anni dopo la pubblicazione del suo saggio è tempo di dimostrare che può avere ragione.

Doron Beuns

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