sperimentata dalla nostra inviata Alexandra Gilliams
DAU © Phenomen IP 2019 – Photographer Olympia Orlova

 

 

Ho approcciato il mio riflesso sulle porte a specchio del Theatre de la Ville a Parigi all’orario assegnatomi, le sei in punto, armata di “visto” per DAU e con la mia fotografia e l’incertezza riguardo ciò a cui stavo per addentrarmi. Schermi LED fuori dall’edificio mostravano spezzoni video di volti isterici, tristi, a volte compiaciuti, protagonisti del grande esperimento concepito dal regista russo, Ilya Khrzhanovsky.

DAU © Phenomen IP 2019 – Photographer Olympia Orlova

 

 

Questo esperimento ha avuto luogo vicino Kharkov, in Ucraina, in una città che è stata ricostruita nei dettagli per assomigliare alla Russia sovietica. Gli individui – scienziati, artisti, filosofi, cameriere, famiglie, amanti, truffatori – una volta scelti hanno accettato di viverci per alcuni anni. Gli sono stati forniti vestiti sformati, calze pesanti, giarrettiere, intimo di lana pruriginoso, in modo che rappresentassero al meglio lo stile tetro sovietico degli anni che vanno dal 1938 al 1968. Sono stati ordinati di parlare un russo datato, chiunque fosse sentito pronunciare parole contemporanee sarebbe stato multato dalle guardie presenti e una parte dei rubli guadagnati sul set trattenuta. Il suono penetrante di un violoncello dagli altoparlanti faceva eco continuamente nelle strade in modo da far sentire sempre agitati i partecipanti. Il tono generale e la “narrativa” di questa esperienza circondava il fisico sovietico e premio Nobel Lev Landau e quest’universo parallelo venne rinominato “Istituto”. Nel corso di tre anni, Khrzhanovsky e la sua equipe ha registrato per 700 ore migliaia di partecipanti su pellicola 35mm e con l’ausilio di microfoni nascosti. 

DAU © Phenomen IP 2019 – Photographer Volker Glaeser

 

 

La voce di una donna urlante ha risuonato da un altoparlante nascosto prima che potessi tirare le porte pesanti per entrare. Ho fatto ingresso in una stanza con le sembianze di un aeroporto, completa di schermi che mostravano gli “orari di partenza” di ciascun film. Mi è stato chiesto di riporre il mio telefono in un armadietto e, mentre passavo il metal detector, mi sono accorta di essere in quello che appariva essere un negozietto sovietico. File di grossi scaffali industriali erano piene di lattine di carne in scatola con etichette in russo, gettati vicino ad esse cucchiai di alluminio con il marchio della falce e il martello. C’erano trappole per topi, giornali, giacche dell’esercito, persino preservativi confezionati individualmente e contrassegnati da caratteri rossi. Mi ci è voluto un momento per realizzare che quella non era solo un’installazione bensì questi oggetti erano, infatti, in vendita. Mi trovavo nel negozio di souvenir.

DAU © Phenomen IP 2019 – Photographer Jörg Gruber

 

 

DAU come entità fisica è un cinema e uno spazio religioso, una installazione interattiva e un labirinto, un bar con pinte di birra russa e vodka vendute a un euro e un ristorante che serve pesce in scatola e borscht in scodelle d’alluminio. Figure di cera che sembrano viventi, vestite come se partecipassero sbirciano di tanto in tanto; ve ne sono stanze piene che diventano così visualmente illusorie che diventa difficile distinguere chi nella stanza è vivo.
DAU © Phenomen IP 2019 – Photographer Olympia Orlova

 

 

Ho seguito le parole dipinte sul muro in nero e rosso: RIVOLUZIONE – FUTURO – COMUNISMO, descrittori differenti, ognuno a definire ciascuna stanza ed elemento di DAU. Mi hanno condotto su per le scale di un teatro spogliato dalle fattezze moderne e trasformato in una sala decorata meticolosamente come appartamenti sovietici. Un partecipante vestito in abito gessato oversize era seduto al tavolo di un “salotto”, i suoi occhi chiusi e una chitarra in mano, cantava a squarciagola canzoni russe con intonazioni inquietanti che echeggiavano attraverso il corridoio. Improvvisamente una donna avvolta in un fazzoletto corre attraversando con il suo bucato zuppo e lo inizia a stendere su fili che serpeggiano il salone. Osservando all’interno di un finestrone di un altro “appartamento” ho cominciato a spiare uno sciamano che stringeva un filo di perle, rivelando segreti ad un visitatore con fare inquisitorio. L’atmosfera ha cominciato a palesarsi e ho sentito come una sospensione del tempo prima di entrare nelle sale della proiezione. Una volta dentro mi viene consegnato un auricolare affinché potessi ascoltare la traduzione della pellicola, in un modo che, apparentemente ricordava la proiezione dei film stranieri nella Russia sovietica. La voce era sincronizzata al dialogo in russo, ma era fredda e priva di espressione. Un senso di ansia si è sollevato assieme al doppiaggio che diventava sempre più disturbante. Nelle sale proiezione contrassegnate come INTIMITÀ e MATERNITÀ abbiamo un assaggio della relazione fra un giovane Landau e la sua diligente moglie, Kora. Nonostante i successi di Landau come fisico, Khrzhanovsky rimase anche affascinato dalla sua inclinazione di amatore di tante donne e molti momenti del film esplorano questa sua propensione.

DAU © Phenomen IP 2019 – Photographer Jörg Gruber

 

 

In ANSIA sono una voyeur, vengono presentati nuovi personaggi intenti a trascorrere la loro vita quotidiana nell’Istituto: uno scienziato francese, due cameriere con una strana relazione e un gruppo di soldati. Malgrado la barriera linguistica il vecchio scienziato e la cameriera fanno l’amore in modo sciatto su un letto cigolante. I soldati ubriachi brindano mentre un vecchio Landau cade come uno stoccafisso sul tavolo. In un laboratorio un soldato è messo in una gabbia di metallo dove è investito da onde elettriche per “renderlo più forte” e alcuni scienziati discutono mentre sperimentano su cervelli di bambini in modo da rimuovere il loro senso di empatia. Errando dentro e fuori le tredici ambientazioni video e essendomi immersa in questo regno, ho sentito un senso di cameratismo con le persone sullo schermo; ho cominciato a conoscerle, a capire i loro desideri, i bisogni, le voglie e ho avuto l’urgenza di sapere ancora di più. 

DAU © Phenomen IP 2019 – Photographer Olympia Orlova

Nella sala più grande, FUTURO, file di visitatori sedevano su blocchi di cemento in ascesa difronte a uno schermo gigantesco che trasmetteva un altro film: gli scienziati che ci erano stati presentati in precedenza, diventati vecchi, si concedevano un’esperienza psichedelica con l’ayahuasca. Una voce pesante riverberava fragorosamente nel teatro vuoto, esprimendo come, attraverso ogni nostra decisione presa, la scelta non fatta venisse a realizzarsi in un universo parallelo. Rimuginando su questo mi sono presa un momento per ricordarmi dove fossi, sentendomi disorientata con il tempo che scorreva indugiante; ero giunta quasi alla fine della mia visita. A meno che non fossi ritornata a DAU non avrei mai potuto avere una percezione completa di ogni personaggio perché i vari film sono trasmessi in contemporanea e vi sono centinaia di ore di video. Ciò nonostante ho cominciato a riconoscere i personaggi ricorrenti e a fare connessioni della trama complessiva. Improvvisamente ho capito che il mio collegare i puntini e il mio mettere in discussione la natura umana mi aveva reso parte integrante dell’esperimento.

DAU si sposterà a Londra in primavera ed, eventualmente, vi sarà un lancio cinematografico di ogni singolo film presentato sugli schermi, documentari e una serie televisiva.

Alexandra Gilliams

 

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