vista per noi dalla nostra inviata Ludovica Cadario
Si è conclusa da pochi giorni la 38esima edizione di Arco Madrid, definita dai suoi stessi direttori e da molti galleristi, come la migliore degli ultimi anni in termini di vendite. È stata un’edizione di transizione, codiretta da Carlos Urroz, che conclude la sua esperienza come direttore di Arco dopo dieci anni, a da Maribel López, che lo sostituirà a partire dalla prossima edizione. Un passaggio di testimone che ha visto come partecipanti 203 gallerie delle quali 166 facevano parte del programma generale.

 

Tra gli exhibitors più interessanti, Mai 36 di Zurigo, che ha celebrato i trent’anni dalla sua prima partecipazione ad Arco nel 1989, con una interessante selezione di artisti fra cui Jacobo Castellano, Luigi Ghirri e Matt Mullican.

MAI 36 Gallery, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

Fra le più rinomate non poteva mancare Hauser & Wirth con un impressionante solo project di Jenny Holzer.

Hauser&Wirth, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

 

Chi ha fatto parlare molto di sé, suscitando grande attenzione mediatica, è stata l’italiana Galleria Prometeo, la quale ha presentato un’opera nata dalla collaborazione fra Santiago Serra e Eugenio Merino. Gli artisti hanno realizzato una scultura iperrealista del Re Felipe VI che avrebbero voluto vendere per 200.000 euro, con la clausola che la stessa venisse data alle fiamme entro l’anno. Il booth, e anche quelli adiacenti, sono stati volutamente evitati dai sovrani spagnoli il giorno dell’inaugurazione per non suscitare polemiche e non correre il rischio che venissero scattate delle foto del re accanto all’opera. Per il momento nessuno ha ancora deciso di comprare l’opera.

Prometeo Gallery, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

 

Fra le gallerie italiane, anche la romana Monitor con un interessante duo di Sérgio Carronha e Nicola Samorì. L’artista italiana Chiara Fumai è stata rappresentata da Rosa Santos con una immersiva installazione dell’artista che sarà presentata alla prossima Biennale di Venezia. Sempre a Venezia ritroveremo l’artista Sergio Prego con Galeria etHall. Elegantissimo e raffinato il Solo Project di Operativa Arte Contemporanea dell’artista Emiliano Maggi.

Monitor Gallery, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

 

Monitor Gallery, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

Rosa Santos, Chiara Fumai, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

Operativa Arte Contemporanea, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

EtHall, Sergio Prego, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

 

La sezione “Diálogos”, composta da 13 gallerie selezionate da Catalina Lozano, curatrice del Museo Jumex, e Agustín Pérez Rubio, curatore della Biennale di Berlino, aveva il fine di mettere in dialogo le opere di due artisti per ogni galleria. Degna di nota la galleria brasiliana Luisa Strina con le opere di Anna Maria Maiolino e Magdalena Jitrik. La sezione “Opening” curata da Tiago de Abreu Pinto e dall’italiana Ilaria Gianni, aveva come protagoniste 21 giovani gallerie nazionali e internazionali. Questa sezione dedicata a gallerie con meno di sette anni di storia, ha partecipato la madrilena Twin Gallery con i suoi due artisti più conosciuti, Marla Jacarilla e Manuel Franquelo Giner. Bombon Projects di Barcellona ha offerto con un progetto dinamico e innovativo con il lavoro di Anna Dot e Aldo Urbano.

Meessen de Clercq, Nicolás Lamas, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

 

Bellissima la proposta della galleria belga Meessen de Clercq con sculture che collegano archeologia e nuove tecnologie dell’artista peruviano Nicolás Lamas.

Meessen de Clercq, Nicolás Lamas, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

 

Quest’ultimo è uno dei 200i artisti sudamericani presenti in fiera al di fuori di quelli presentati nella sezione “Perù en ARCO”, curata da Sharon Lerner, curatrice del del Museo de Arte de Lima (MALI). La curatrice della sezione dedicata al paese invitato, ha dichiarato che il progetto è stato concepito senza pretendere di essere rappresentativo di un’arte nazionale ufficiale, ma che era una lettura, tra le tante possibili, della produzione artistica locale. La caratteristica più evidente di questa sezione è stato il ricorrere di elementi della geografia e dalla natura del paese andino. La sezione, che in pianta raffigurava una rosa del deserto, è stata progettata dagli architetti peruviani Mariana Leguía e Maya Ballén. Ospitava 24 artisti peruviani provenienti da 15 gallerie. Quello che è importante sottolineare è che “Perù en Arco” sembra aver determinato il successo  della fiera spagnola di quest’anno: il numero presenze fra professionisti e collezionisti è aumentato dell’8% rispetto all’edizione anteriore e questa crescita è stata favorita proprio dal grande afflusso di visitatori provenienti dall’America, in particolare dall’America Latina, mossi dal fatto che il 29% delle proposte internazionali della fiera giungessero proprio dall’America del Sud. Con il Perù come Paese invitato Arco si è consolidata dunque come il più significativo punto di incontro e scambio tra Europa e America Latina. Nonostante questo successo, con “Perù en ARCO” l’epoca dell’idea del paese invitato dell’ormai ex direttore Carlos Urroz volge al suo termine (nel 2015 era stato l’anno della Colombia e nel 2107 quello dell’Argentina), la nuova direttrice ha già annunciato infatti, che Arco 2020 sarà dedicata ad un tema: “It’s Just a Matter of Time”.

 

Operativa Arte Contemporanea, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

Hauser&Wirth, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

 

Helga de Alvear, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

Helga de Alvear, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

Thomas schulte, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

Tony Oursler, Moises Perez De Albeniz, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

Parra & Romero, ARCO MADRID 2019, foto Ludovica Cadario, XIBT Magazine

 

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