La ricerca estetica abbinata alla ricerca tecnologica nei media come il cinema, la fotografia e la videoarte si è diffusa per decenni, sin dall’inizio del XX secolo, e continua a farlo grazie alle sperimentazioni con media interattivi e ad internet. In aggiunta a ciò sono passati circa quarant’anni da quando abbiamo pienamente cominciato a realizzare le potenzialità del video e delle sue relazioni con suono, immagini, spazio, schermi e ambienti museali. E dagli anni sessanta in poi la relazione fra l’opera d’arte e l’osservatore è diventata sempre più cruciale.

Tony Oursler ©

 

L’artista americano Tony Oursler appartiene alla terza generazione di artisti che lavorano col mezzo video e il suo approccio è quello di creare installazioni che sono performance tanto quanto sculture, disegni o video in sé. Grazie al suo talento come artista visuale egli è in grado di costruire nel contesto politico sociale, uno spazio per l’immagine video umanizzata con le sue manipolazioni che associano il video ad altri oggetti che spesso costruisce da sé o che trova e riprende integrandoli nello spazio circostante con originalità in un modo intimo e giudizioso.

Tony Oursler ©, PriV%te Lehmann Maupin Gallery, Hong Kong

 

Tony Oursler ©,Lisson Gallery, London, 2003

 

Disegni, pitture, film, installazioni, video-sculture, creazioni musicali e sonore alimentano uno scopo che è al servizio del tema dell’umanità. Nei suoi lavori ci perdiamo fra il reale e l’immaginifico, la meraviglia e la paura. È un intero microcosmo che Oursler genera con le sue magnificenze e le sue mostruosità. Vaghiamo in un luogo dove opere sbalorditive, caustiche e inquietanti interagiscono con noi. È difficile penetrarne l’universo senza rimanerne colpiti poiché la relazione fra l’immaginario e il reale è impressionante. L’interazione con lo spettatore è tale che diviene parte integrante delle opere d’arte. È anche sorprendente vedere come possiamo alterare le opere con la nostra presenza camminando fra le immagini proiettate nel nostro vagare. Comunque, in questo inusuale tête-à-tête, le opere rimangono ermetiche dandoci una sensazione di impotenza o l’impressione di essere davanti a uno sceneggiato.

Tony Oursler ©

 

Lo spettatore rimane perplesso da tali entità anamorfe, queste moderne chimere dove possiamo vedere occhi globulari, bocche distorte, volti urlanti su pezzi di tessuto spiegazzato. È difficile a prima vista afferrare la coerenza eppure il lavoro di Oursler coinvolge una riflessione e porta con sé un messaggio universale. Il corpo è maltrattato, compresso, ridotto, frammentato e si disintegra per prendere la forma di una nuova effige dell’artista. Ognuno ha la sua storia ma tutti si assomigliano nel modo in cui ciò che esprimono appartiene alla tavolozza dei sentimenti umani. Le teste, gli occhi, gli organi, le creature spettrali incarnano la combinazione fra media tradizionali e cultura contemporanea, anche attraverso i loro suoni che a malapena possono essere compresi dall’orecchio.

Tony Oursler ©, the most interesting man alive, Lisson Gallery, New York

 

I “Dummies” di Oursler sono bambole o manichini con corpi compressi, sono rovinati, evanescenti e spesso caratterizzati da un’imponente testa di cotone che ospita vibranti proiezioni di volti preregistrati. L’occhio è un organo onnipresente che incorpora lo sguardo proiettato verso il mondo. L’artista dona ai suoi dispositivi occhi sferici e penetranti che come fossero ciclopi invadono lo spazio con le loro ciglia disturbanti che li animano donandogli vita ad ogni movimento di pupilla. Alcuni degli enormi occhi si perdono nella contemplazione dei video che gli scorrono attraverso. Ma Oursler non si affida solamente all’occhio bensì egli distorce interi volti producendo creature mostruose che ci colpiscono con la franchezza dei loro sorrisi, l’articolazione delle loro gigantesche labbra, il ritmo delle loro orbite pulsanti.

Tony Oursler © , Judy, 1994

 

L’arte di Oursler è anche indirizzata ai musei e agli spazi pubblici che lo invitano e accolgono il suo lavoro, interessati alla sua presentazione e alla ricezione delle sue proiezioni negli spazi che offrono. Ha installato i suoi dispositivi in luoghi pubblici come Soho square a Londra o Madison square park a New York. I suoi lavori sono anche stati usati come elemento di importanti edifici architettonici come la Central Library di Seattle progettata da Rem Koolhaas o il Museu Blau di Herzog & de Meuron a Barcellona. È incredibile vedere la relazione che intercorre fra i piccoli “Dummies” e le loro gigantesche proiezioni su questi edifici. 

Tony Oursler ©,Tear of the Cloud October 10th – October 31st, 2018 Riverside Park South, New York

 

Tony Oursler ©,Tear of the Cloud October 10th – October 31st, 2018 Riverside Park South, New York

 

Tony Oursler ©,Tear of the Cloud October 10th – October 31st, 2018 Riverside Park South, New York

 

Tony Oursler ©,Tear of the Cloud October 10th – October 31st, 2018 Riverside Park South, New York

 

Tony Oursler © , Tear of the Cloud October 10th – October 31st, 2018 Riverside Park South, New York

 

 

L’artista mostra anche un particolare gusto per il kitsch nel lavorare con uno dei suoi oggetti preferiti, il teschio, che usa in molte varianti: decorato, dipinto, traslucido e illuminato dall’interno o tramite proiezioni. Le sue installazioni sono anche composizioni potenziate con oggetti, amuleti, piccole statue che egli arricchisce con forme e colori sgargianti, serie di parole in bianco e nero o corti cinematografici. 

Tony Oursler ©, Metro pictures, new york, 1998

 

Alla fine, è negli Stati Uniti, in un’era in cui, secondo lui, una sovrabbondanza di informazioni sta invadendo una società con problemi sociali importanti, che Oursler si evolve e crea i suoi lavori enigmatici, orientati verso la messa in discussione dell’umanità, qualcosa che per lui sembra essere fondamentale. I suoi interessi sono diversi e elevano la sua produzione includendo scienze umane, letteratura, arti, cinema, ricerca scientifica. In aggiunta, la collaborazione con artisti come Kim Gordon o Dan Graham, e il suo ruolo di accademico al California Institute for the Arts, l’hanno probabilmente ispirato ad associare più aree d’azione e investigare multipli livelli di pensiero.

Tony Oursler ©,Lisson Gallery, London, 2003

 

Il suo approccio è unico. Egli rompe i confini fra elitismo e cultura di massa. Le sue domande non si limitano alla ricerca artistica, Oursler lotta per riflettere nei suoi lavori una visione del mondo odierno, una simulazione di vita, mentre innova tramite lo sfruttamento delle nuove tecnologie. Disponendo le immagini con abile maestria riesce a liberarle dagli schermi a cui appartengono e a proiettarle nello spazio e su varie superfici che colloca in ambienti diversificati, sia interni che esterni. Persiste nella strumentalizzazione del corpo umano che battaglia i suoi demoni che sono denaro, cultura, religione, sessualità, famiglia, media e più. I corpi diventano deformati e lividi, avendo forse perso il significato della loro esistenza. L’uomo è ridotto a una marionetta su un palco, un volto metamorfizzato, installato in paesaggi mutevoli con sottofondi musicali o a volte semplicemente rumori disturbanti concepiti dall’artista. Come detto dal critico d’arte Paul Ardenne, lo spirito dell’arte di Oursler è quello di “estetizzare il collasso della cultura”.

Severine Grosjean

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