La piazza è gremita di casupole in legno del mercatino natalizio, sulla facciata del municipio tra gli stendardi si distingue quello della Centro Arti Visive Pescheria. Una donna con un copricapo di pelle viva. Lingue di fuoco, i denti aguzzi della bestia esanime, ai suoi piedi dilaga una pozza densa; le mani sono coperte da una guaina di sangue, una sottile sigaretta che si allunga dalle dita affusolate. La Pantera de Marghera si staglia con una potenza erculea sullo sfondo lagunare, bagliori sinistri e un cielo terso si alimentano delle canne fumarie della città industriale. Atmosfera apocalittica. Si rimane attoniti innanzi alla pittura di Thomas Braida, pennellate pastose ed esuberanti che vibrano sulla tela, romantiche; colori che osano accostarsi creando effetti che sconvolgono e appagano l’occhio. Tinte bituminose e cupecome afferma il critico Davide Ferri, accese da improvvisi filamenti di luce come in Le tentazioni di Sant’Antonio, ove belve di pelliccia, ghigni e zanne, ammassi grotteschi di maschere carnascialesche assediano un corpo riverso su un palco. Un’ambiguità segreta si percepisce nei personaggi e negli spazi saturi, satolli, del nostro cantastorie. Eppure lo sguardo sembra allargarsi orizzontalmente o verticalmente in alcuni frangenti, mentre in altri, i frammenti costipati, sono già carichi di tutte le attese e non danno spazio a nuovi orizzonti. Una fantasia traboccante e coinvolgente che parte dalla narrativa di Salgari cogliendo insoliti umori, sapori orientali che ammiccano all’animazioni di Hayao Miyazaki. In Le atrocità di San Giorgio e compagna un cavaliere con il volto mozzato dall’inquadratura, si muove sul suo destriero in una grotta inondata di luce ed acqua mentre un’asta si conficca nel minuscolo corpino di un drago. Le zampe del cavallo ed il crine sono resi con sfumature verdi muschio e fanno da contrappunto al blu notte del paramento posto sul suo dorso.

La natura rigogliosa, pervasiva nella sua forza espressiva, è minacciata dall’imprudenza e dall’ignoranza dell’uomo: L’ultimo uccello ammonisce sulle imminenti estinzioni e sul cambiamento climatico, problemi all’ordine del giorno ma costantemente sottovalutati. Il manto dell’erba mosso dal vento ed incrinato in onde di giada in Non ci si commuove mai sta per essere lambito dalle fiamme, la visione ravvicinata sembra proiettarci all’interno del bosco, nella concitazione di una fuga disperata.

Così in Madre terra si ripiglia gli animali l’incarnazione della natura, un volto coperto da un leggero velo vedovile, si erge dalla terra come una montagna e chiama a sé i cadaveri di alcuni uccelli esotici, circondati da aloni evanescenti fucsia e turchini: un tucano dal becco ocra, un pennuto smeraldo, un canarino giallo fluorescente. Le cime e le fronde degli alberi sono macchie offuscate dall’ombra o incendiate dalla luce che riverbera calda in un tratto pianeggiante come fosse giunta l’ora del tramonto, eppure il cielo è ancora limpido ed azzurro.

Il curatore Marcello Smarrelli insieme all’artista ha deciso di dividere l’esposizione in due nuclei. Il primo si concentra nella sala a pianta dodecagonale ove sono i dipinti nei quali è presente o viene echeggiata la figura femminile sensuale, guerriera, conturbante. Uno dei quadri più recenti Ti pretendo è una miscela esplosiva: facendo il verso alla canzone di Raf, ragiona su attrazione e mitologia. Una ninfa o diavolessa dagli occhi scarlatti e copricapo felino mostra la schiena nuda allo spettatore; dall’altra parte un individuo bestiale e primitivo dal doppio volto le pone una rosa rossa. Una persiana verde fa da sfondo, mentre in primo piano un tavolo di un blu terso specchia parte del fondoschiena della donna e fa risuonare il brulichio della florida natura morta: un vaso carico di fiori di ogni sorta e un corteo di fatine ed esseri alati daSogno d’una notte di mezza estate.

Clangori ci catapulta in una diversa ambientazione – pensiamo ad imprese belliche rappresentante in pittura come La Battaglia di San Romanodi Paolo Uccello e la perduta Battaglia di Anghiari– riduce lo spessore della presenza umana in un balugìnio bronzeo di scudi ed armi in cui trova spazio persino un essere scheletrico simile alle strane creature proliferanti nelle Stregoneriedi Salvator Rosa. Il secondo nucleo si dipana nella galleria dalle immense vetrate: gioca con tre diverse grandezze dei dipinti e termina a colpo d’occhio nel bacino della fontana, la cui sagoma viene usata come maschera e come superficie curvilinea per proiettare in un gioco di forme altre opere di Braida. Aspettando dentro l’anno del gatto, omaggio alla canzone di Al Stewart, è barocca e romantica, ironica, ricca di spunti e citazioni che non fanno altro che alimentare la nostra curiosità: quali saranno le prossime sorprese che ci riserverà Thomas Braida, giovane artista da anni legato alla prolifica attività della galleria romana Monitor?

Giorgia Basili

Centro Arti Visive Pescheria

Pesaro 17 novembre 2018 13 gennaio 2019

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