Ernst Haas è stato senza dubbio uno dei fotografi più influenti del ventesimo secolo ed è considerato uno dei pionieri della fotografia a colori. Nato nel 1921, inizia a scattare con una Rolleiflex subito dopo il secondo conflitto mondiale e grazie ad un reportage dedicato al ritorno dei prigionieri di guerra austriaci (conterranei di Haas, nato a Vienna) si vede recapitata una offerta di lavoro dal magazine americano LIFE, da lui declinata. Si unisce alla agenzia Magnum nel 1949 su invito di Robert Capa e, sperimentando con la pellicola a colori Kodachrome e delle Leica formato 35mm, diventa la figura di spicco di questo movimento: prima di allora infatti le immagini a colori erano giudicate adatte solamente per fotografie amatoriali; realizza in questo decennio numerosi servizi per LIFE così come vere e proprie antologie: La creazione (1971), In America (1975), In Germania (1976) e Pellegrinaggio himalayano (1978). Nell’anno della sua morte, 1986, riceve l’Hasselblad Award.

Swimmers, 1984 Olympics, Los Angeles

 

Affascinato da varie discipline, Haas è stato anche un grande pensatore e proprio grazie ai suoi scritti è possibile immergersi realmente nel mondo figurativo da lui proposto, riportiamo quindi tre massime che corrispondono alle chiavi di volta dell’arte del fotografo austriaco: il rapporto fra Tempo ed Immagine, la costante sperimentazione ed il peso metaforico dei colori. Non esiste una formula – solamente l’uomo con la sua coscienza parlando, scrivendo e cantando nel nuovo linguaggio geroglifico della luce e del tempo. Haas vede la fotografia come medium perfetto per il trasferimento della propria visione attraverso un nuovo linguaggio, fatto solamente di luce e tempo: lo stretto necessario per l’impressione dei negativi da parte della camera. Esemplare è il suo uso di tempi di scatto estesi e non convenzionali alla ricerca del movimento per includere nell’immagine anche una dimensione fino ad allora poco esplorata: il tempo. Anche Picasso ne rimase impressionato una volta viste le immagini realizzate dall’austriaco durante una corrida presso Pamplona nel 1956. 

Traffic, New York 1963

 

Regata, California 1957

 

Pamplona, Spain 1956

 

Comunque, non voglio dichiarare che non ci siano strade maestre con direzioni utili. “Nell’apprendimento ce ne sono. Seguitele, usatele e dimenticatele. Non fermatevi. […] L’arrivo è la morte dell’ispirazione. […] Affinate i vostri sensi con i grandi maestri della musica, della pittura e della poesia”. In breve, cercate ispirazioni indirette e tutto verrà da sé. La sperimentazione è alla base dell’immaginario Haasiano, egli infatti non concepisce l’apprendimento come una destinazione ma piuttosto come un percorso che mai si deve considerare terminato: una volta sentiti “arrivati” è ora di fare qualcosa di diverso, ricercando l’ispirazione anche nelle altre Arti. “Guardando al passato credo che il mio passaggio al colore sia stato dovuto ad un aspetto psicologico. Ricorderò sempre gli anni in guerra, inclusi almeno cinque amari anni post-bellici, come quelli in bianco e nero o, ancora meglio, gli anni grigi. I tempi grigi erano finiti. Come all’inizio di una primavera io volevo celebrare col colore i nuovi tempi, riempito di una nuova speranza”.

Pamplona, Spain 1956

 

Ricordiamo infatti che i primi lavori di Haas, come il già citato servizio a lui valso l’attenzione del magazine LIFE, si basavano su pellicole in bianco e nero e solamente in seguito al suo trasferimento negli Stati Uniti nel 1951 egli iniziò a lavorare coi colori, una manifestazione di ottimismo che gli regalerà un posto davvero unico nella storia della fotografia.

Luca Torelli

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