Daidō Moriyama, Streets of Japan

È grazie all’opera di Daidō Moriyama se possiamo osservare l’evoluzione della quotidianità della società giapponese degli ultimi cinquant’anni, cosi com’è, senza filtri. Nato nel 1938 ad Ikeda, vicino ad Osaka, Moriyama si interessa dapprima alla pittura, poi alla grafica, e nel 1959 decide di dedicarsi completamente alla fotografia prendendo dei corsi con Takeji Iwamiya. Nel 1961 si trasferisce definitivamente a Tokyo divenendo l’assistente di Elko Hosoe e dando vita ai suoi primi lavori di fotografia di strada, che nel tempo lo renderanno uno dei fotografi più celebri del nostro tempo. La sua predilezione è sempre stata la città, un’attrazione che non lo ha mai abbandonato, con le sue tante realtà che stimolano le pratiche di accumulazione e ripetizione che Moriyama ha inglobato nel suo modo di fare fotografia.

Daidō Moriyama / Akio Nagasawa Gallery, Photo: Dolores Pulella, XIBT Mag

Tutto quello che accade in città attira il suo sguardo famelico di tesori nascosti, di drammi e commedie, di riflessi, di textures e di insegne che finiscono nel suo obiettivo in continuo movimento. Interessante è come Moriyama abbia sempre subordinato la qualità al soggetto; il risultato è un corpus di fotografie flous, sgranate, con prospettive sghembe, che non tengono conto delle regole convenzionali del medium che ha sempre voluto stravolgere. La quantità poi, è un altro fattore per lui influente, e per questo tiene a sottolineare il ruolo del digitale nella sua pratica, che gli permette di prendere foto senza interruzione mentre passeggia per le giungle urbane.

Daido Moriyama, Night Shinjuku, Tokyo, 2018

Daido Moriyama. Homecoming, Tachikawa. 1969

Ha lavorato anche a New York, ma è a Tokyo il suo posto del cuore dove ha divorato come un “cane errante” le scene di ordinaria quotidianità che si consumano nel quartiere di Shinjuku, accattivante e ricco di stimoli come quasi tutti i luoghi malfamati. Nonostante abbia lavorato come professionista per alcune riviste e su commissione, Moriyama si sente più legato allo statuto di “amatore” per le scelte del tutto personali e soggettive che ha sempre operato, e per non essersi mai sentito spinto da un interesse di tipo giornalistico e documentaristico. È ricordato soprattutto per la sua produzione in bianco e nero dai forti contrasti, idea stilistica degli inizi che per molti rimane uno dei suoi marchi di fabbrica, ma in realtà realizza anche fotografie a colori in cui spesso è uno solo il colore che domina sugli altri, come il rosa o il viola, che secondo Moriyama sottolineano meglio l’aspetto volgare e triviale di alcune scene. Il successo è giunto subito dopo la pubblicazione della sua prima raccolta nel 1968, Japan a Photo Theater, cui ne sono seguite fino ad oggi ben 180, tra cui Farewell Photography (1972), Hunter (1972), Mayfly (1972), Another Country in New York (1974), Light and Shadow (1982), A Journey to Nakaji (1987) o ancora Lettre à St. Loup (1990). Per il fotografo il libro è un vero e proprio mezzo per esprimere se stesso, e che al contempo gli permette di trasmettere la passione e la devozione per l’universo multisensoriale della città.

Daido Moriyama, Nagisa

Scorrendo la sua vasta produzione non si può non notare come siano presenti dei velati riferimenti ad altri artisti, soprattutto per alcuni dei suoi temi ricorrenti, come le labbra in Untitled (2001), chiaro rimando a Warhol, da cui riprende anche la ripetizione seriale e la sua predilezione per le scarpe. O come in Tights in cui si intravede il Kértesz delle Distorsioni. Più vicino ai fotografi surrealisti, ed in particolar modo a Man Ray, lo rendono le mani, gli occhi e le gambe con cui riempie il proprio vocabolario formale. Moriyama è attualmente considerato uno degli street-photographers tra i più influenti al mondo; a lui sono state dedicate importanti retrospettive in tutti i principali musei, tra cui il MoMA di New York (1974), il San Francisco Museum of Modern Art (1999), la Fondation Cartier pour l’Art Contemporain (Parigi 2003 e 2016), e nel 2012 la Tate Modern di Londra gli ha dedicato una mostra insieme a William Klein. Collezionato da istituzioni quali il Getty Museum di Los Angeles, il Centre Pompidou di Parigi ed il Metropolitan di New York, di recente, nell’ambito dell’edizione 2018 di Paris Photo ha ricevuto dal ministro della cultura francese Franck Riester il titolo di Cavaliere dell’ Ordre des Arts et des Lettres.

Dolores Pulella