Ci sono persone il cui destino si cela anche dietro piccolissimi dettagli, un cognome ad esempio, che segna già dalla nascita un temperamento, un’attitudine nei confronti della vita; è questo il caso di Letizia Battaglia. La sua è stata ed è tuttora una continua battaglia per affermare i suoi ideali di giustizia e libertà, portando avanti progetti fotografici, culturali e politici per riscattare la città di Palermo e la sua bellezza. Trascorsi i primi e felici anni di vita a Trieste, si trasferisce ancora bambina a Palermo con la famiglia, ed intorno ai dieci anni, in seguito ad uno spiacevole episodio, suo padre decide di limitare la sua libertà, che Letizia crederà poi di riconquistare con il matrimonio a sedici anni; purtroppo così non è stato, e la giovane si ritrova imprigionata in una gabbia che le impedisce di esprimersi come donna prima che come moglie, e alla soglia dei quarant’anni finalmente risorge dagli abissi decidendo di porre fine al proprio  matrimonio, e di ascoltarsi.

Letizia Battaglia, 1991 Mimmo Ortolano’s daughter Casa professa

 

Questo percorso di autoaffermazione personale coincide con l’inizio di quella che sarà una grande carriera come fotoreporter. Agli esordi comincia con la scrittura, tenendo fede al sogno di bambina di divenire scrittrice, poi le viene chiesto di affiancare fotografie ai suoi lavori giornalistici, e con il gioco del caso prende in mano la macchina fotografica. Dopo due anni trascorsi a Milano, nel 1974 fa rientro nella sua amata terra al fianco di Franco Zecchin, suo nuovo compagno di vita, ed insieme fondano l’agenzia “Informazione Fotografica”, frequentata  da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna.

Letizia Battaglia, 1982 near St. Clare’s Church. The Killer game. 

Sono questi per Letizia gli anni dell’intenso lavoro per il quotidiano palermitano “L’Ora”, gli anni in cui “Palermo ha sofferto tantissimo”, gli anni in cui la mafia eseguiva cinque o sei omicidi al giorno, e lei, la Battaglia era sempre sul luogo, con la sua Pentax al collo, a riprendere una delle pagine più nere della storia del nostro paese: l’omicidio di Piersanti Mattarella, allora Presidente della Regione Sicilia, il 6 gennaio 1980, quello di Cesare Terranova, giudice e Presidente della Commissione Antimafia a Roma, solo per citarne alcuni. Suoi sono anche gli scatti che ritraggono Giulio Andreotti all’Hotel Zagarella insieme ad esattori mafiosi, acquisiti poi agli atti per il processo, o la fotografia che riprende l’arresto del boss Leoluca Bagarella. È stato un periodo che ha fortemente segnato la Battaglia, che in un’intervista ha affermato che non avrebbe più la forza psichica di riaffrontare tutto quello che ha fatto, e soprattutto che ha visto; corpi insanguinati senza vita, proiettati mentalmente in una scena teatrale per volersi dire che quel sangue e quell’orrore sono solo finzione. Purtroppo non lo sono, e con gli omicidi dei giudici G. Falcone e P. Borsellino nel 1992, Letizia ha chiuso un altro capitolo della propria vita, fondando la casa editrice “Edizioni della Battaglia”, e non smettendo mai di lottare affinché sia chiara al mondo la bellezza della sua città, che non è solo sinonimo di mafia, ma anche e soprattutto di storia e di cultura. Sono in tanti ad etichettarla come “La fotografa della mafia”, ma non c’è nulla di più errato.

Letizia Battaglia, 1980 Piersanti Mattarella is dying while being taken out of the car by his brother and future Head of State of Italy.

 

Letizia Battaglia è una fotografa a 360 gradi, ma a molti è ancora sconosciuta la vastità dei soggetti che ha ritratto, a cominciare dalle donne, o meglio ancora dalle bambine, intorno all’età dei dieci anni, che la riportano indietro nel tempo, a quando lei aveva la stessa età, e come loro i sogni negli occhi. Poi ci sono i malati dell’Ospedale Psichiatrico di Palermo, i quartieri popolari, i suoi preferiti, quelli dove ama intrattenersi con gli abitanti, ed ancora la sua amata città ripresa in ogni sfaccettatura, e con cui ha sempre avuto un rapporto di “rabbia e di dolcissima disperazione”.

Letizia Battaglia, Pindemonte street, Psychiatric Hospital. Palermo 1983

 

Nonostante la celebrità raggiunta in Italia ed all’estero con esposizioni in Canada, Stati Uniti, Brasile, Est Europa, Francia, Inghilterra e Svizzera, ed il conferimento del Premio Eugene Smith nel 1985, Letizia ha continuato ad occuparsi di progetti che coinvolgono la sua terra, tra cui il tanto atteso Centro Internazionale di Fotografia di Palermo, inaugurato il 25 novembre 2017, all’interno del Padiglione 18 dei Cantieri Culturali alla Zisa che ospita anche L’Archivio fotografico della città, e la cui apertura è stata da lei commentata con queste parole: “È un sogno collettivo (…), io considero il Centro come una piccola ‘cattedrale’ e sapere che questa ‘cattedrale’ si trovi a Palermo mi rende felice (…), potrebbe sembrare esagerato, ma la nascita del Centro rappresenta la realizzazione del sogno di questi ultimi quarant’anni”.

Dolores Pulella

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