BRAJO FUSO – Epifenomeni Cromomaterici / Futurism&CO, Roma

11 Ottobre 2018 – 11 Gennaio 2019

La galleria romana Futurism&Co presenta la nuova mostra “Epifenomemi Cromomaterici” che, incentrata sul lavoro di un originalissimo artista, attivo nella stagione dell’Informale e del New Dada italiano, ne ripercorre sperimentazioni e rivoluzioni. Per comprendere la portata rivoluzionaria di questo poliedrico professionista dall’eclettica personalità, basta pensare ad una delle sue invenzioni più note, entrata a far parte dell’esistenza di ognuno di noi. Tutti conosciamo il “Riunito odontoiatrico”, la celeberrima poltrona sulla quale ci accomodiamo ogni volta che andiamo dal dentista. Fu un geniale artista ad inventarla nel 1942, il brillante odontoiatra, definito da Giulio Carlo Argan un vero e proprio “caso” nell’arte italiana dello scorso secolo: Brajo Fuso.

Bettina da Giovane / Brajo in divisa militare

 

Fu la moglie Bettina ad iniziare l’ingegnoso odontoiatra alla pittura, pittrice lei stessa e ben inserita nell’ambiente artistico di quei tempi. La giovane artista si intratteneva difatti in frequentazioni di un certo livello, con personalità quali Guttuso, Argan, Falqui, Malaparte, Burri, Moravia ecc.

Fu in questo clima di fermento intellettuale, orchestrato dalla personalità spigliata di Bettina, che Brajo Fuso  – da geniale dentista – divenne Artista. Tra i pionieri di quella che sarà una pratica largamente diffusa nell’arte contemporanea degli anni a seguire, Brajo fu sperimentatore estremamente originale della materia e del riuso degli oggetti creando dei veri e propri equilibri ed “ecosistemi” con oggetti di uso quotidiano, in trasformazione, prestati alla causa. Difatti, questa mostra romana, a cura di Andrea Baffoni, Giancarlo Carpi, Massimo Duranti, analizza in particolar modo proprio le valenze ed il simbolismo dei materiali nell’opera del Fuso.

Brajo Fuso, Epifenomeni Cromomaterici, exhibition view at Futurism&co Gallery, Photo: Alice Zucca XIBT Mag

 

In mostra, una quarantina di opere storiche supportate da opere di Alberto Burri, Lucio Fontana, Enrico Prampolini , Masson e Scarpitta, ripercorrono la carriera artistica di Brajo Fuso. Le composizioni del Fuso si reggono perfettamente pur in equilibrio scomposto nella loro brillante cromaticità, nell’accostamento sbilenco che suggerisce in quest’armonia una componente realistica di difetto. I diversi livelli di lettura, impediscono di cogliere unicamente un sentire documentario o compositivo strettamente legato ad un assemblaggio di materiali nella fisicità dello spazio dell’opera tra tela e cornice. Le “imperfette” composizioni che suggeriscono un sistema “malfunzionante”, oscillano tra diversi gradi di percezione pur restituendo immediata e riconoscibile l’impressione di una veduta paesaggistica, come della nascita  di una civiltà o l’esplorazione del mutare di una determinata materia al microscopio. Uomo di scienza ed instancabile esploratore della materia, Brajo arriva a dare la suggestione dell’osservazione attraverso l’elemento dei cerchi (si pensi alla funzione della lente di ingrandimento).

Brajo Fuso, Epifenomeni Cromomaterici, exhibition view at Futurism&co Gallery, Photo: Alice Zucca XIBT Mag

 

Cerchi che inizialmente, notando i livelli visivi dell’opera, spiccano in primo piano creando una sensazione di vuoto tra geometrie e composizione del paesaggio. Che poi, con funzione di lenti di ingrandimento “diventano delle cornici piene di un’immagine ottica” come sostiene Giancarlo Carpi, “Egli apre immagini sulla materia”. Notando i cerchi “vuoti” sulla materia, ne avremo una visione filtrata, anche se non esiste presenza di un filtro stesso. Così, la ricerca del superamento spaziale, del taglio ed il vuoto di Lucio Fontana si intravede nell’opera del Fuso.

 

Brajo Fuso, Legno, 1962 Futurism&co Gallery, Photo: Alice Zucca XIBT Mag

 

Brajo Fuso, Cromoggetto, 1960

 

Brajo Fuso Cromoggetto, 1962 polimaterico su tavola, 105×75 cm

 

Brajo Fuso, Legno e corda, 1970, Photo: Alice Zucca XIBT Mag

 

Questo principio creativo di Brajo Fuso, rivela una fluttuazione molto forte tra il piano dell’illusione e il piano della cognizione dell’oggetto come tale, se si pensa inoltre ad una certa attenzione cromatica dei materiali, è facile pensare che l’illusione sia una delle chiavi di lettura principali ma quanto è certo è che la sua pratica mai è tesa unicamente alla ricerca di una sola armonia compositiva suggerendo altresì, il suo approccio rivoluzionario, sperimentale e scientifico, in una ricerca in profondità tra illusione e “realismo” nella quale è presente, come notava Argan, un senso di “malattia”, un equilibrio in difetto.

Alice Zucca

 

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