Angelo Maisto / Massimo Sirelli. Rianimare l’inanimato

1-31 ottobre 2018

Barattolo galleria d’arte contemporanea

Apre BarattoloNel cuore di Imperia, questa piccola galleria, sceglie di insediarsi lontano dalle rotte artistiche principali. Una mossa coraggiosa o insospettabilmente astuta, giocata d’anticipo da Vincenzo Bordoni, direttore artistico e fondatore di Barattolo, vlogger, stand up comedian ed ultimo ma non per importanza art-addicted. Nonostante questi inglesismi potrebbero sembrare piuttosto respingenti quello che non possiamo non lodare è la propensione al coinvolgimento del sostrato sociale e dei media che Vincenzo vorrebbe coniugare con la nuova impresa curatoriale. Un modo di pensare l’arte che si appella agli instagrammiani, al popolo virtuale, facebook, youtube, telegraph per scegliere insieme su cosa puntare gli occhi. Cosa cerca questo piccolo spazio per l’arte contemporanea in Liguria?

Racchiudere la bellezza e la meraviglia in uno scrigno. Un barattolo, una White Cube, che vorrebbe far risuonare le proprie biglie per diventare il fiore all’occhiello di Imperia. Nella città si può visitatore il museo Maci di Villa Faravelli, una collezione ricca di notevoli pezzi d’arte astratta, messa in piedi dall’architetto Lino Invernizzi, il cui allestimento potrebbe definirsi anti-modello, esempio in negativo di come valorizzare una raccolta di opere eterogenee. Fontana, Dorazio, Albers, Max Bill, Campigli, Sonia e Robert Delaunay per fare alcuni nomi. In questo contesto, che può apparire scevro e lontano dai canali contemporanei del mercato d’arte, a soli settanta chilometri, un’ora di macchina, da Monte Carlo, Vincenzo Bordoni ha deciso di aprire la galleria considerando la vicinanza alla Francia e l’essenza della città portuale, meta di turisti e di potenziali collezionisti.

Barattolo esordisce con la mostra Rianimare l’inanimato, a cura di Cesare Biasini Selvaggi, direttore della rivista di settore Exibart. Due artisti, il napoletano Angelo Maisto e il calabrese Massimo Sirelli, si incontrano per la prima volta in occasione del vernissage eppure le loro poetiche e i loro lavori hanno diversi punti in comune. Massimo Sirelli, legato al mondo della street art e dei graffiti agli esordi, ha dato vita alla prima casa adozioni di robot da compagnia del mondo adottaunrobot.com dove un catalogo di esserini di latta, metalli e bulloni alloggiano aspettando di conoscere la propria famiglia. Questi robottini sono assemblati utilizzando materiali di scarto, non objects trouvésma composizioni di un bottino da robivecchi e cenciaioli.

Legato al ricordo della nonna che non voleva buttare vecchi oggetti e cianfrusaglie, Sirelli ha deciso di reinvestire l’affetto per un’idea di accumulo e preservazione decidendo di mettere insieme chiavi, bottoni, vecchie lenti ottiche, scatole di biscotti o da conserva. Nei numerosi viaggi in giro per il mondo cerca materiali destinati alle discariche o elementi curiosi e dal segreto fascino estetico, come contenitori di peperoncini messicani, assortimenti di the inglesi da Harrods, oggettistica rudimentale nei mercatini delle pulci parigini, portoghesi, catalani. Sono così nati Bob Gum, Surya, Beth e Nerone Gattobianco.

«I pezzi con cui è costruito Nerone, sono tutti scarti e ferramenta di recupero, scovati da Massimo tra mercati, officine e magazzini. Si possono notare dadi di ferrovia, lame di rasoio, molle di bicicletta e componenti». L’antropologo Levi-Strauss nel Pensiero Selvaggio concepisce il bricolage come un universo chiuso ove i materiali contingenti, in quanto risultato di una precedente costruzione e de-costruzione, sono occasione di immaginazione e si appellano ad un bagaglio di concetti, icone e mitologie, condivisi dagli occidentali e da popoli primitivi, indigeni, lontani dalla società ingegneristica-industriale.

La perizia manuale insieme al desiderio di inventare storie e narrazioni visive, non semplici illustrazioni bensì apparati espressivi fantastici – come avviene nelle boxes di un artista naïf come Joseph Cornell, il cacciatore di immagini(Charles Simic) per eccellenza – tornano nell’indirizzo pop di Massimo Sirelli che orchestra una Coney Island di personaggi cibernetici da lucidare e salvare dalla ruggine. Quasi animali da compagnia, ognuno con la propria bio e il proprio pedigree, con esigenze e preferenze da soddisfare. La stessa peculiarità compositiva si ritrova nell’opera di Angelo Maisto, acquerellista che riversa sulla carta un mondo bizzarro di esseri microscopici, fiori e piante giganti che sembrano uscite fuori dagli erbari rinascimentali. Dai suoi acquerelli di una consistenza satura e opaca, caratteristica di alcune illustrazioni botaniche, parte per riprodurre “in carne ed ossa”, a livello scultoreo-tridimensionale creature che popolano un sottobosco alla Alice in Wonderland. Superando il concetto dei libri pop-up le figure si emancipano dalla pagina.

Diversi riferimenti potrebbero saltare all’occhio: Bosch, i bestiari medievali, il popolo minuto celtico, il Manual de zoología fantástica (1957) di Borges, Foppiani. Con l’intento di «Salvare gli oggetti dalla loro insignificanza o dal loro uso duramente strumentale» Maisto realizza sculture come Tapimbuto, Ranamobile, Fringuello Zafferano o delle bacheche abitate da queste singolari creature, rimandando a quella cultura popolare di “collezionisti del quotidiano” che è stata protagonista dell’interessante progetto-mostraVetrinettea cura del fotografo Paolo Riolzi presso il Museion di Bolzano. Esposto per l’occasione di Rianimare l’inanimato, Camaleonte-bipeterivela la propria silhouette e le parti del corpo che lo compongono come nelle istruzioni per il montaggio di modellini e miniature. In Uccellatori  (2017, cm 56×62) due figurine dotate di occhi-spille ingaggiano battaglia contro un innocuo ed indifferente pennuto, agitando sciabole grandi come stuzzicadenti. La bellezza di questi lavori è nell’asciugatura dei dettagli, una meditata enfatizzazione dei punti nodali che “snellisce” le forme, alleggerendole nell’essenzialità di una struttura organica pur nutrendosi di un gusto raffinato vicino alle arti decorative, come testimonia il titolo di una precedente mostra, Diakosmesisin greco ornamento, disposizione.

Giorgia Basili

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