Amore inganno della natura

Fotografia di Marco Ricci A cura di Giorgia Basili

L’alchimista, Roma / 21 ottobre – 3 novembre 2018

L’Alchimista presenta una selezione di scatti del videomaker Marco Ricci. Nella semplicità del concept si nasconde l’efficacia del messaggio. L’alchimia tra i sessi si riduce ad una dialettica senza veli né pretese. Il fascino della seduzione non è alluso ma dichiarato. La tensione tra uomo e donna si impernia nello scambio di sguardi, un’intesa che parte dal flirt. Curiosa l’etimologia del verbo di origine inglese “ondeggiare, far muovere” che deriva dal gesto delle dame settecentesche: aprire con uno scatto improvviso il ventaglio per nascondere maliziosamente il viso agli ammiratori intenti a lusingarle. “Il vedo non vedo” paradigma dell’attrazione e la sensazione di essere in un territorio libero da regole ferree, di soli compromessi concordati, ove si può essere se stessi o anche cambiare identità, dà spazio a nuove speculazioni e fantasie. L’indossare una maschera come in Eyes Wide Shutpermette di entrare nell’anonimia. La natura segreta della persona è permeata di piacere ed inquietudini, pathosed inganno, volontà e castrazione, autonomia e bisogni affettivi. L’amore rientra nel meccanismo vitale come una lancetta che fa scattare minuti e secondi, leitmotivimprescindibile che guida i nostri passi e si fa forte delle nostre aspirazioni.

In questa sequenza fotografica l’uomo risulta completamente sottomesso, impassibilmente proteso a soddisfare le richieste erotiche della donna. La femme fatale, sia che pretenda di mostrarsi docile e remissiva sia che voglia calarsi nel ruolo della predatrice, manovra i fili del suo burattino. Subdola e perspicace si rivolge all’obiettivo ammansendo il suo potenziale spettatore, sfinge pronta a serrare il colpo. Eppure le fotografie scattate da Marco Ricci sono un’arma a doppio taglio. I caratteri che trapelano, dominante e recessivo, sono delle incognite filtrate dalla camera. Lo sguardo desiderante diventa oggetto desiderato, la sessualità della modella che agisce e inscena una situazione leziosamente emotiva è catturata dalla mente maschile del fotografo. La carne cruda trattenuta tra i denti dei due contendenti, ancora sanguinante, alimenta la tensione  dinamica, l’eccitazione si fonde con le brame di possesso. Cani che lottano per il proprio pasto. Animali voraci e senza scrupoli che sputano in faccia il proprio odio, non nascondono pensieri fumanti. Fulva, occhi grandi, piercing al naso, coltello affilato dietro la schiena. Persistente sorriso beffardo.

Come in Metafisica dell’amore. L’amore inganno della natura di Arthur Schopenhauer; l’amore in quanto costrutto sociale contiene implicitamente il fine della riproduzione, garantisce la sopravvivenza della specie e la sua continuazione al prezzo di un’illusione di cui è difficile disfarsi. Quando subentra la finzione nel rapporto, la relazione diventa apparenza e superficialità. Così la lama si compiace del collo, in un atto sacrificale in nome della passione e della trasparenza degli istinti umani. Il bianco e nero come scelta di stile enfatizza la qualità statuaria del corpo, gli accidenti della pelle, i muscoli e la morbidezza della carne che diventano fossi d’ombra o isole abbacinanti di luce, sfumature che portano l’egotismo a trasformarsi in complicità.

X