Tomás Saraceno, Albedo

PinkSummer Palazzo Ducale Cortile Maggiore, Genova

fino al  05 ottobre 2018

Non sappiamo cosa Tomás Saraceno e il suo team sceglieranno per l’immagine dell’invito, ma concettualmente troveremmo appropriato il cono-luce di Hermann Minkowski, perché è un diagramma che contiene tutti i possibili sviluppi futuri e tutte le cause del passato, lasciando svanire il tempo in sé e lo spazio in sé come fossero pure ombre, per citare Minkowski stesso, in forza di una realtà indipendente, non euclidea per certo. Non è casuale che in questo nostro tempo, improvvisamente, si percepisca attuale, l’umanesimo cosmico di Nikolaj Fëdorov (1829-1903) e dei cosmisti, movimento oltremodo creativo e interdisciplinare, che muove da “La Filosofia dell’Opera Comune “ di Fëdorov e segue il sentiero della pratica proiettiva radicale e dell’evoluzione attiva consapevole, con la finalità di un mondo migliore , che vede la scienza e la conoscenza come mezzi per sconfiggere la morte, anche retroattivamente, resuscitando gli antenati. Evento che porrebbe fine alla guerra, madre di ogni conflitto, quella della lotta generazionale. In questo sogno prometeico, le generazioni di ogni tempo coopererebbero e l’umanità diventerebbe una grande famiglia pronta a colonizzare l’Universo.

Il futurismo esoterico e positivista cosmista influenzò profondamente gli scienziati russi e il cosmonauta Jurij Gagarin, primo uomo nello spazio, nell’aprile del 1961 a bordo della navicella Vostok 1 esclamò emozionatissimo: “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”.
La rivista “Time” il 7 febbraio del 2012, uscì con questo titolo in copertina “2045 The year Man Becomes Immortal”. All’interno conteneva l’intervista con l’ingegnere José Cordero, che trattava l’invecchiamento in modo trascendente, come fosse una malattia curabile. Mentre Raymond Kurzwill, futurista ingegnere, esperto di intelligenza artificiale, musicista e imprenditore, affermava che forse già nel 2020 potremo scansionare le nostre coscienze con il pc e vivere dentro a esso come fossimo software, per sempre. Nietzsche forse in un aforisma della “Gaia Scienza”, scrisse che in nessun modo poteva credere a un dio incapace di danzare e d’altra parte si sa che le maggiori biopatie, sono determinate dalla paura, che in sé è un’emozione positiva, atta a preservarci nel pericolo, ma esistono paure razionali e paure irrazionali, come c’è il colesterolo buono e quello cattivo che provoca l’infarto e l’ictus. Bisogna iniziarci a difendere dalle paure artificiali indotte dallo stato di eccezione continuo e illimitato, per citare Agamben. La contrazione dello spavento, che gli etologi chiamano freezing, interrompe la pulsazione ritmica della vita, la blocca nella fase di contrazione, limitandone l’espansione e facendoci dedurre che le distopie di ogni tempo sono reazionarie e funzionali a sistemi psicotici e provvisori.

Basta con le distopie create dalla modernità che ci fanno aggirare morbosi e compiaciuti tra le rovine, muovendoci come zombie al suono lugubre intonato dallo spettro dell’estinzione apocalittica. L’attivismo politico di movimenti come il Solarpunk, le fog communities dei Futurefarmers e la comunità artistica interdisciplinare di Aerocene, muovono dal pericolo reale e ancora incomprensibilmente sottostimato del global warming, per ristrutturare le nostre vite attraverso l’eco-speculazione , contro ogni visione deterministica e meccanicistica, mettendo in relazione il mondo fisico con il mondo spirituale e convergendo verso una visione ottimistica del futuro. Le contraddizioni sono da intendersi in questo senso come un invito all’azione: il futuro non è un luogo temibile se immaginiamo un’altra modernità, similmente tecnologica, muovendo magari da progetti che non sono giunti a compimento. Tentativi seminali di immaginare quell’altra modernità, che rafforza il senso della natura, il nostro esserci dentro come parte e che pertanto rifiuta ogni dinamica dell’esclusione, opponendo all’esclusione e allo sfruttamento estrattivo la partecipazione attiva della cooperazione, dell’impollinazione incrociata, per niente elusiva rispetto all’auto-realizzazione. Sulla home page di aerocene, comunità fondata da Tomás Saraceno si legge: “Aerocene è un tentativo artistico interdisciplinare di elaborare nuovi modelli di sensibilità riattivando l’immaginario comune attraverso il raggiungimento della collaborazione etica con l’atmosfera, con l’ambiente. L’attività si manifesta con l’analisi e la diffusione di sculture lighter-than-air (più leggere dell’aria), che galleggiano solo con il calore del Sole e i raggi infrarossi della superficie terrestre.

In un mondo di relazioni geopolitiche tumultuose, Aerocene comunica un messaggio di semplicità, ricordando che l’aria appartiene a tutti e non dipende da alcun tipo di sovranità. Aerocene immagina nuove infrastrutture, che sfidano e ridefiniscono il diritto internazionale alla mobilità, rovesciando l’approccio estrattivo che gli umani hanno sviluppato verso il pianeta e riesamina la libertà di movimento tra i paesi. Ciò può essere raggiunto incoraggiando la spinta ascendente, l’approccio politico partecipativo basato sull’aria e attraverso le attività della comunità internazionale della Fondazione Aerocene”. Dobbiamo insomma farci attrarre dalle finalità, piuttosto che trascinare dalla causalità, per generare ponti vivi verso una nuova era che non si fa più impigliare senza scampo nella trappola della seconda legge della termodinamica, che prevede per ogni processo fisico la dissipazione di energia, l’invecchiamento, il livellamento, la degradazione determinata dall’aumento di entropia, che porta inevitabilmente a immaginare la consunzione finale della macchina-mondo, bruciando nel contempo ogni nostro desiderio di danzare, di volare, di levitare. Forse si dirà che parliamo poco di Saraceno in questo comunicato e magari lo potrebbe pensare egli stesso, ma alla sesta personale con pinksummer, abbiamo scelto di fare vibrare il lavoro di questo artista, attraverso suggestioni altre. E’ a questo proposito che ci viene da citare il matematico Luigi Fantappié che si laureò come normalista a Pisa nel 1922, nello stesso anno di Enrico Fermi, e che nel 1942 elaborò “La teoria unitaria del mondo fisico e biologico”. Fantappié osservò che mentre la fisica destina la macchina-mondo al collasso entropico, la biologia e le scienze cognitive ci fanno assistere alla creazione e allo sviluppo di forme sempre più complesse e differenziate, la cui organizzazione rimanda a sistemi in grado di accrescere il proprio ordine e a modificarlo in risposta agli stimoli dell’ambiente. Ricercò una soluzione all’aporia nei principi fondanti della fisica e contro-intuì la teoria della sintropia nel mare di entropia, muovendo dall’equazione che descrive i processi ondulatori di D’Alembert. L’equazione ammette sia la soluzione delle onde divergenti, descritte da potenziali ritardati che si diramano dalla sorgente causa, che quella delle onde convergenti, descritte dai potenziali anticipati, con convergenza in un punto che agisce da attrattore, da intendersi anche come finalità.

Non si è mai tenuto conto di questa eccedenza di energia di cui dispone la vita, facendo di passato, presente, futuro una struttura globale, semplicemente perché le onde divergenti sono ben note, mentre non è possibile osservare le onde dal futuro. Seppure la presenza di sintropia sia più sottile, come i fenomeni a cui presiede, sembra che essa sia egualmente presente nel mondo. I fenomeni sintropici sono tipici della vita e sono costituiti appunto da un surplus di energia in un ristretto volume spazio-temporale. Sono un fenomeno di coerenza per far fronte alle emergenze della vita e in questo senso hanno un carattere finalistico. L’universo in qualche modo conterrebbe “transizioni backward” e “transizioni forward “, visibili adesso nei fenomeni della non-località quatistica, ossia la possibilità degli oggetti quantistici di scambiarsi informazioni senza scambio di energia in particolari stati di coerenza. Entaglement quantistico, è il nome di questo fenomeno, che garantisce appunto le condizioni necessarie per alcuni processi biologici, come se l’energia fosse informata e in questo senso il futuro potrebbe influenzare il passato. Purtroppo i potenziali anticipativi sono molto fragili e in laboratorio, è improbabile che uno stato di coerenza permanga un tempo necessario per essere colto appropriatamente come oggetto di analisi. Ci piacerebbe comunque che la mostra di Saraceno da pinksummer fosse collocata in un futuro in grado di influenzare la storia di un seme che il suo tempo non ha fatto germogliare nella rigogliosità che avrebbe meritato, un progetto che ha tentato di immaginare una modernità anti-dissipativa, che forse non avrebbe fallito, lasciando in eredità la rovina distopica dell’idea di futuro.

La mostra, in collaborazione con il Musil Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia e con la Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, che conserva il Fondo Giovanni Francia, è incentrata sulla figura di questo pioniere che ben sapeva, come Platone, come gli alchimisti, che lo zolfo solare è uno spiritus familialis, uno spirito servizievole e altamente democratico, attraverso cui si può procedere alla grande opera di trasformazione della società, con l’aiuto dell’ars specularis, che riflettendo e concentrando può creare una moltitudine di soli. Di fatto Giovanni Francia era un uomo moderno, che pare girasse per Genova con una Guzzi rossa e un sacco sulle spalle, come fosse uno zainetto, tipico dei motociclisti urbani contemporanei. A Genova Francia ha vissuto e insegnato, ma soprattutto ha inventato e progettato. Si dice che fosse un grande matematico, fisico e ingegnere, in grado di cogliere l’essenza dei fenomeni fisici per descriverli con la semplicità pura delle equazioni numeriche. L’idea centrale di Francia, la cui carriera “solare” iniziò nel 1961 a Roma, con la presentazione, alla Conferenza delle Nazioni Unite sulle nuove fonti di energia, delle strutture a nido d’ape o celle anti-raggianti, , era quella di trasformare il calore solare abbondante, ma a bassa densità e a bassa temperatura, per ottenere le temperature necessarie a far funzionare macchine e impianti industriali delle società tecnologicamente avanzate. Giovanni Francia, nei primi anni ’60 dimostrò al mondo che era possibile produrre con il calore del Sole, attraverso campi di specchi quasi piani (tipo Fresnel), a concentrazione lineare e puntuale, vapore in pressione per azionare una turbina che a sua volta aziona un generatore elettrico, come accade nelle centrale elettriche dove si usa carbone, petrolio, metano o combustibili nucleari. La stazione solare a torre a concentrazione puntuale costruita da Francia a Sant’Ilario, all’interno dell’Istituto agrario Bernardo Marsano, richiamò l’attenzione di tutto il mondo su Genova, che a metà degli anni ’70, poteva essere considerata capitale mondiale del solare. Nel 1970 Giovanni Francia iniziò la sua collaborazione con Ansaldo e nel 1973, nell’epoca del post shock petrolifero, in cui i governi erano sensibili alla ricerca di fonti alternative di energia, Enel in collaborazione con la Comunità Economica Europea, costruì Eurelios a Adrano, in provincia di Catania, la più grande centrale termoelettrica collegata a una rete nazionale, sulla base delle sperimentazioni condotte da Francia a Sant’Ilario.

La centrale fu finita nel 1980, anno della morte di Francia, nel 1985 Enel la chiuse e nel 1991 pubblicò un rapporto che ne decretò il fallimento: “Si arriva a questa conclusione che condivisa dalla grande maggioranza degli esperti mondiali fa ritenere che gli impianti di tipo a torre e a campo di specchi non daranno luogo, anche nel medio e lungo termine, ad applicazioni industriali di qualche rilievo”.
Di fatto si sa dalla critica meta-testuale che l’ergon, l’opera, si manifesta sempre all’interno della cornice, il parergon, e con Derrida potremmo affermare che ergon e parergon sono complementari. Il parergon è l’inevitabile accessorio che dà luogo all’ergon. Se si toglie all’opera ogni rappresentazione, ogni tema, ogni testo, rimane la cornice. La cornice era costituita dall’avvicendamento alla presidenza degli Stati Uniti da Jimmy Carter a Ronald Reagan e dal calo del prezzo del petrolio, ciò determinò un netto cambio delle politiche energetiche a livello mondiale. Sta di fatto che oggi l’invenzione termoelettrica di Giovanni Francia è quanto mai attuale e la sua scoperta anticipò i fondamenti di quelli che sono gli aspetti fondanti di questa tecnologia. La mostra di Saraceno sarà di natura immersiva e includerà oggetti provenienti dal Fondo Giovanni Francia della Fondazione Micheletti, sia rispetto alla stazione solare di Sant’Ilario, che al visionario progetto urbanistico solare, a propagazione modulare, sviluppato da Francia nel 1970 assieme agli architetti Bruna Moresco e Kamir Amirfeiz. Infine lo studio del ’74, mai pubblicato, “ Il Sole e i limiti dell’energia sulla terra”, una sorta di documento ante litteram sull’effetto serra indotto dalle fonti energetiche fossili e nucleari, la cui immissione nell’atmosfera, seppure possa apparire modesta, rispetto all’energia irradiata dal sole e dall’energia geotermica, porterà, e noi lo stiamo sperimentando, il nostro pianeta all’instabilità termica con la nascita di una catena di eventi a retrazione positiva, che se non s’interromperà per tempo diventerà inarrestabile, giacché agisce sulle cause nella direzione del loro rafforzamento.

E’ previsto un lancio di Aerocene, sulla stazione solare di Sant’Ilario.
Non possiamo non pensare a Robert L. Forward (1932-2002), fisico e scrittore di fantascienza americano, che studiò le tecnologie di trasporto spaziale, e nella sua saga “Return to Rocheworld” descrisse la navigazione a propulsione fotonica: come una barca a vela, che usa la forza vettoriale contraria dell’acqua e del vento per scegliere la direzione, una nave solare usa il vettore contrario della gravità e delle luce solare… I Giapponesi nel 2010 inviarono una navicella spaziale a vela solare (un nano satellite sonda appeso a una vela solare) su Venere.

Immagini > courtesy Pinksummer and Aerocene Foundation, Foto Alice Moschin

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