Dal 1986 il Burning Man si propone di animare per qualche giorno una vera e propria comunità nel bel mezzo del deserto del Nevada, Black Rock City. Un festival partecipativo in cui ogni anno la comunità è invitata alla libera espressione attraverso le arti, difatti ogni gruppo di partecipanti può organizzare performance, concerti, installazioni artistiche ecc. e gli scambi di qualsivoglia tipo avvengono tramite il baratto. Burning Man è un’esperienza di condivisione che dando libero sfogo all’espressione creativa è volta a “cambiare il paradigma dell’arte da oggetto mercificato ad esperienza interattiva”. Il tema di quest’anno è stato un tema attuale quanto futuristico “I, Robot”. Liberamente ispirato alla celebre raccolta fantascientifica di Isaac Asimov, il tema artistico del 2018 riflette dunque sull’intelligenza artificiale, sulle forme di vita, sul progresso tecnologico che con sempre maggior insistenza diviene parte integrante delle nostre esistenze e la relazione ed influenze tra le stesse e la nostra vita. “Quest’anno invitiamo i partecipanti a usare il loro genio per creare robot espressivi di ogni tipo. Accogliamo con favore anche l’arte che esamina come ci si sente a vivere in un mondo pieno di robot che ci guardano, ci seguono, ci hackerano, leggono i nostri tweet ed e-mail, ascoltano le nostre telefonate e vendono queste informazioni ad altri robot”. 

Il reportage del Burning Man 2018, visto per noi da Chiara Yaya Gentile ed Eugenio Cilento

The Burning Man 2018, I Robot – Foto © Chiara Yaya Gentile / Eugenio Cilento

 

Ecco alcune delle migliori installazioni che abbiamo selezionato dell’appena passata edizione del Burning Man 2018:

 

  • 1) The ORB di Bjarke Ingels, Jakob Lange / da Valby, Copenhagen, Danimarca

Prende ispirazione dal progetto ECHO della NASA, l’ORB si presenta come una struttura gonfiabile sospesa che grazie alla sua natura riflettente è in grado di emulare e distorcere la visione di quanto accade nello spazio. La sua curvatura ripetendo gli spazi e la vita che si attiva intorno ad esso restituisce una proiezione artefatta di quanto avviene nella comunità.

 

  • 2) Long View, A Polar Bear Stands in the Desert di Don Kennell and Arctic Burn 505 / da Santa Fe, NM

Un imponente orso polare composto da pezzi di automobile scruta Black Rock City. In questo universo parallelo, pezzi meccanici distrutti divengono monumentali animali così come gli animali scompaiono per lasciare spazio alla macchina in un processo visivo che inverte continuamente i sensi ed attiva una profonda riflessione nella coscienza dello spettatore. L’orso polare, insolito visitatore, manifesta le forze del cambiamento climatico “cercando alleati”, aiuta gli esseri umani ad immaginare un posto lontano, che esiste ma forse non visiteranno mai, “ambasciatori che portano l’artico nella consapevolezza umana”. Lo spettatore sviluppa difatti una vera e propria relazione con l’animale sviluppando una riflessione su temi cruciali, sulle forme di vita, sul nostro pianeta. 

 

  • 3) iSheep di Bardia Saeedi, DC Regional Artists / da Alexandria, VA

Tredici pecore a grandezza naturale vagano per la playa – dodici bianche ed una nera – ed ognuna di loro ha un proprio specifico carattere ed una propria specifica voce. Si, perchè si tratta veri e propri esseri viventi e senzienti che interagiscono con la comunità. si può giocare ed interagire con loro ma è meglio domandare il permesso prima di fare qualcosa di spiacevole, poichè se a loro non piace come vengono trattate o se vengono allontanate dal gregge si opporranno usando i loro versi più striduli e le luci più abbaglianti. iSheep sono una trans-specie, erano una volta umani che si comportavano da pecore ma adesso sono iSheep, vigili e saggi.

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