I loro occhi hanno qualcosa di velato, che l’innocenza maschera fin troppo bene. Sono i protagonisti delle opere di Ruud Van Empel, fotografo e visual artist di origini olandesi. Cresciuto negli anni 60, dove alla sperimentazione fotografica si affiancava l’esplorazione dei costumi, Van Empel si rapportò fin da subito alla fotografia come ad un mezzo attraverso cui esprimere la vivida realtà. Dalle geometrie psichedeliche di The Office (1995-2001), ai volti innocenti di World-Moon-Venus (2006) che guardano dentro l’anima dello spettatore. Una caratteristica dei ritratti da lui fermati su pellicola è la loro innocenza, il loro fissare l’obbiettivo senza voler nascondere nulla. La collezione World-Moon-Venus fu l’opera che consacrò definitivamente Van Empel nell’olimpo dei narratori del reale. Le immagini sono sì iperboliche, eppure nello sguardo dei protagonisti traspare un messaggio profondo, che trascende lo scenario in cui essi sono inseriti. Tra la vegetazione lussuriosa, quasi paradisiaca, giacciono diversi modelli bambini nelle loro pose plastiche che richiamano quelle dell’arte classica.

Allo stesso tempo però, lo sguardo così diretto di questi bambini mostra tutte le sfaccettature umane nella loro più semplice espressione. Un altro modo per rappresentare la realtà metaforizzandola è quello di crearne una su misura, anche se solo su tela. Così Ruud Van Empel decise di dare vita tra il 1999 e il 2002 ad una collezione controversa come Study for Women e la rappresentazione “costruita” della donna. Così i difetti vengono semplicemente smussati o addirittura rimossi per mostrare comunque ciò che la società desidera. Davanti all’iper-realtà con cui queste donne si presentano allo sguardo, alla brutalità con cui vogliono raccontarci il presente, è impossibile non rimanere affascinati dalla tecnica applicata per realizzare ciascun ritratto. Già al tempo gli sguardi delle donne raccontavano innumerevoli storie, e gli scenari attorno aumentano solo la tensione percepita. “Questo genera un certo disagio” afferma Van Empel, “un senso di imbarazzo che si appoggia a ciò che all’inizio del ventesimo secolo veniva descritto come scioccante.” Questo è ciò che Van Empel racconta nelle sue opere, continuando la propria ricerca sulla verità morale, etica ed estetica dei dilemmi della società e dello stato dell’arte. La sofferenza, la curiosità e l’orgoglio si raccontano nei dettagli della pellicola, e i protagonisti entrano in quell’immaginario visuale che resta impresso nella memoria. La ricerca per l’espressione del reale è comunque incessante e ancora oggi Van Empel, con la collezione Solo Work (2011) vede ancora una volta protagonisti dei fanciulli. Anche in questo caso la natura lussureggiante domina lo sfondo, mentre le pose indecifrabili dei bambini scivolano tra gli occhi e fanno concentrare immediatamente sul loro sguardo. Nel 2019 è previsto il completamento della collezione e si potranno ammirare le nuove opere dell’artista. Per il momento, immergersi nel silenzio e abbondanza della natura da lui ritratta per abbandonarsi agli sguardi innocenti, è una pausa analitica dall’irreale realtà che ogni giorno si presenta davanti ad ognuno di noi.

Martha Pulina

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