Not Vital è un artista, ma anche un esploratore. Nato nel 1948 nella Bassa Engadina, ha trascorso la sua vita viaggiando ed esplorando. Questa scelta si riflette anche nella sua arte, in una continua sperimentazione dei differenti media e dei diversi materiali. Scultore, pittore, grafico, architetto, la sua arte spazia dalle grandi istallazioni ai piccoli oggetti, caricandosi del suo occhio, della sua esperienza, della sua vita. I suoi grandi viaggi lo hanno portato a contatto con culture da cui ha preso in prestito suggestioni e insegnamenti, restando tuttavia sempre legato alla sua terra madre, la Svizzera, nella quale ancora lavora e vive.

Not Vital, 25 pieces Let one hundred flowers bloom 2008 – Castello di Brolio

 

Un artista sempre in evoluzione, che attraverso la sua arte lascia trasparire, quasi suggerendoli, tratti autobiografici. L’uso del colore bianco riporta alla neve che, così tanto, ha visto da bambino; le forme allungate e proiettate verso l’alto di alcune sue opere e istallazioni rimandano ai grandi alberi dei boschi che circondavano la sua casa dell’infanzia. Potremmo quasi dire che la sua è un’iconografia che supera i confini, che unisce le differenti culture in maniera quasi archetipa per restituirci una dimensione sovraspaziale e sovratemporale. Ne è dimostrazione Makaranta, una scuola che ha costruito nel deserto del Niger, non lontano da Agadez. Un’opera necessaria per accogliere i bambini non solo all’interno, ma anche sopra la scuola: una piramide di gradini, in cui i bambini, inizialmente centocinquanta, adesso più di cinquecento, possono imparare, suonare, cantare. Un’architettura nata non solo dalla necessità di edificare un luogo per l’apprendimento, ma un’opera consistente delle persone che la animano e la vivificano. 

Pelvis by Not Vital at Yorkshire Sculpture Park

 

Il legame con la sua terra natia lo ha portato alla creazione di un vero e proprio parco, il Parkin, a Sent, nella Bassa Engadina. Coadiuvato in questo progetto dal fratello Duri, architetto, l’artista ha costruito una vera e propria dimensione onirica, in cui a farla da protagonista sono la natura e la storia del posto sulle quali l’artista è intervenuto. Così, passeggiando nel bosco, si incontrano ponti che accolgono due file di ordinate teste di asino, il Punt dals asens, ispirate all racconto Gli asini di Sent, di Gudench Barbian, un amatissimo scrittore locale. Oppure la Tour per ir per la bos-cha, la Torre per andare nel bosco, una struttura panoramica in legno, che contiene una scala che conduce nel bel mezzo di una microfortesta di pini, larici e cembri. E poi capanne per rifugiarsi, palcoscenici per narrare storie e tanti altri luoghi incantati.

Not Vital, Heads, 2014. © Jonty Wilde

 

Nelle sue opere, grandi e piccole, il simbolismo si fonde con una voce intima, che parla della sua passione per i paesi lontani, per le culture del mondo e per la materia nel suo senso ontologico, di materia in quanto materia. Da qui anche i suoi frequenti viaggi a Lucca, città che lo ospita da anni, in cui si è avvicinato al marmo e alle altre pietre, lavorandole, ma anche restituendole così come la natura le ha concepite migliaia di anni fa. Come le Dali Stones, che non condividono nulla con l’artista spagnolo, se non la dimensione surrealista. Il loro nome deriva da una città della Cina meridionale, Dali appunto, che significa “marmo”.

Not Vital, 700 Snowballs, Abazzia di San Giorgio Maggiore, Venice

 

Le pietre provenienti da questa regione hanno la particolarità che, se viste in sezione, ricordano dei paesaggi dipinti in bianco e nero; così l’artista stesso confida che ha preferito lasciar fare la parte dell’artista alla natura, in opere in cui il suo intervento è circoscritto solo alla selezione delle lastre e dei tagli di marmo da utilizzare. È per questo motivo che Not Vital rimane sopra a tutto uno scultore e lega una concezione scultorea e estremamente naturale ad ogni sua opera, per quel suo grande interesse per la materia e le sue forme, le sue caratteristiche, le proprietà di lavorazione che ogni materiale offre, come organismo unico.

Chiara Guidoni

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