Erik Bulatov: Libero di scegliere. • XIBT Contemporary Art Mag

Il padre di Erik Bulatov ha sempre creduto che suo figlio sarebbe diventato un artista e su cosa fosse basata questa sicurezza non è dato sapere, ma la profezia si è avverata: alla soglia degli ottantacinque anni egli è uno dei più famosi artisti russi su scala mondiale. Russo o sovietico: difficile dirsi, perché dall’età di quarant’anni Erik vive al di fuori dei confini del paese natio. Oggi Bulatov preferisce Parigi che, a suo dire, piace alla moglie per la sua calma borghese e la sua vita misurata, consona alla loro età. Mentre il paese si impegnava a risollevarsi e ricostruirsi dopo i tremendi accadimenti degli anni quaranta, il giovane Erik concludeva il suo corso di studi nel più prestigioso Istituto artistico di Surikov e subito dopo,  venticinquenne, a cercare un lavoro retribuito. Aveva due amici speciali: Oleg Vasiliev e Iliya Kabakov, futuri “giganti” dell’arte contemporanea.

Erik Bulatov

 

Questa amicizia ha avuto una lunga e felice storia, ed ha permesso loro di fare fronte comune, contro grigiore del servilismo al regime. Non erano rivoluzionari ma combattevano la loro “guerra quieta” negli atelier dove pochi amici fidati potevano accedere per vedere i “frutti” del loro lavoro clandestino. Ilya Kabakov a seguito dei suoi studi in campo editoriale collaborava con le poche case editrici statali, ed è proprio lui a invitare  Vasiliev e Bulatov ad arruolarsi nelle vesti di illustratori di letteratura per bambini. Lontani dal Partito e dall’ideologia comunista essi non erano affatto considerati all’altezza dei libri educativi per ragazzi, perciò a loro si affidavano le fiabe per i più piccoli, oppure le favole folcloristiche dei numerosi popoli dell’Unione Sovietica.  In trent’anni di lavoro come grafici editoriali i due amici hanno decorato più di cento libri: Bulatov rispondeva per la linea del disegno e Vasiliev per il colore. Lavorando un po’ per lo Stato (ma evitando la propaganda) e un po’ per se stessi (senza alcuna speranza di poter presentare le loro opere a un pubblico vasto) gli artisti rimanevano quasi immuni dalla realtà che li circondava e dal Diktat del regime sovietico. Appartenevano al cosiddetto gruppo “Sretenskaja” e alla fine degli anni sessanta saltuariamente si esibivano nel caffè “Siniaya ptitza” (L’Uccello blu).

Erik Bulatov, Farewell Lenin

 

Erik Bulatov, Horizon, 1971-2

 

L’artista Grisha Bruskin raccontava la storia di quando Bulatov, sofferente per un colpo della strega, doveva sottoporsi ai massaggi nel poliambulatorio di Gursuf, e mentre era steso sul lettino cercava di ammirare la bellezza della Crimea subito fuori dalla finestra, ma un corrimano color rosso acceso in primo piano gli proibiva di godere in pieno del paesaggio. Non riuscendo a strisciare sul lenzuolo, nella speranza di ampliare la visione, arriva la rassegnazione nella frase sacrale “Così pure è la nostra vita!”. Da questo episodio nasce il quadro “L’orizzonte”, nel quale un nastro rosso di festività solenne taglia il paesaggio coprendo l’orizzonte. Ciò che Bulatov voleva trasmettere è che il popolo sovietico è accecato dall’ideologia: per diventare eroe del lavoro, degno figlio della patria sovietica, l’uomo non vede il vero scopo e la bellezza della vita e del mondo che lo circonda.  

Erik Bulatov Freedom is Freedom II

 

Erik Bulatov ,Train

Bulatov usa il contrasto emotivo usando come sfondo i paesaggi più lirici della madre-patria, calandoci sopra in modo aggressivo la grafica degli striscioni da parata. I caratteri cubitali degli slogan, appesi ovunque, nelle opere di Bulatov sono simili alle sbarre di una prigione: nel quadro “Gloria al PCUS” (СЛАВА КПСС) le lettere gigantesche color sangue fresco coprono quasi completamente il cielo azzurrissimo, simbolo per eccellenza della libertà, lasciando trasparire il messaggio di un’eterna schiavitù. Il  messaggio era talmente chiaro che anche i più insensibili riuscivano percepirne il carattere antisovietico tanto che l’opera del 1975 divenne proibita nell’URSS. Nel 2008 lo stesso quadro è stato acquistato dalla Philips per 2,5 mln di dollari, facendo di Erik Bulatov il pittore russo più quotato. Le opere di Bulatov dimostrano allo spettatore la convivenza di mondi diversi, il loro interagire: il mondo reale, quello tangibile , si apre nel mondo immaginario e quello dipinto. Il portale di passaggio è invisibile. L’effetto totale è di partecipazione e di confusione dei confini. Ecco la realtà libera da imposizioni: ci si avvicina e si entra nel mondo illusorio, ma basta allontanarsi e si è liberi da ogni infatuazione. Libertà di scelta: ecco il movente principale dell’arte degli “ultimi mohicani” degli anni Sessanta, della prima protesta delicata degli artisti amici per forza del destino e per vicinanza di pensiero.  

Vlada Novikova

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