Lo scorso 6 giugno, in corrispondenza del Design Festival di Los Angeles, si è inaugurata la mostra collettiva Not an Artist – Toyboyz Edition. Ospitata negli spazi del IIC LA Italian Institute of Culture in L.A., essa nasce dalla collaborazione tra quest’ultimo e IED Istituto Europeo di Design, che nel 2017 ha dato avvio a Not an Artist, un progetto di ricerca internazionale dedicato all’indagine dei ruoli e delle figure professionali che gravitano nel campo dell’arte contemporanea e della cultura. L’edizione di quest’anno, -Toyboyz-, mira ad investigare l’universo del Toy Design nella sua complessità, ponendo un occhio di riguardo all’artisticità dei suoi attuali prodotti. 

Fidia Falaschetti, Freaky Mouse, resin, iron structure, automotive painting, 2015 NOT AN ARTIST LOS ANGELES, 2018 ©IED

 

NOT AN ARTIST, TOYBOYZ EDITION LOS ANGELES, 2018 ©IED

 

La progettazione di giocattoli è un territorio ibrido, che mescola scultura, installazione, grafica ma anche design industriale e merchandising. La stessa cosiddetta cultura del giocattolo, la cui fucina è rintracciabile nella Hong Kong degli anni ’90 -ex enclave britannica e perciò ponte tra oriente e occidente- si sviluppa come fenomeno eteroclito, sorto da una doppia radice e basato sul singolare sincretismo di due correnti: l’estetica della West Coast e della street art americane da un lato, l’universo manga e la passione tecnologica levantina dall’altro. I quattro artisti protagonisti della mostra, scelti dal curatore Igor Zanti, sono Fidia Falaschetti, Joe Ledbetter aka J. Led, Massimo Giacon e Simone Legno. Questa rosa di nomi contiene personalità differenti, illustrative, nelle loro diversità e tangenze, della varietà di approcci e della miscela di discipline correlate all’universo del toy design.

Fidia Falaschetti Social Security Camera – Instagram, recycled surveillance camera, leather, aluminium, automotive painting, stencil, 2014 NOT AN ARTIST LOS ANGELES, 2018 ©IED

 

La ricerca di Fidia Falaschetti è forse quella autenticamente più artistica:“Art is made to be used with your soul, Design is made to use your soul artistically”. Le sue sculture dall’aspetto pop, accattivanti e immediatamente riconoscibili all’occhio come qualcosa di noto (Freaky Mouse), svelano istanze critiche, sollevate e proposte con l’arguzia e il fascino di un oratore scaltro e suadente. Simone Legno, che sembra essere tra quelle in mostra la personalità più prossima alla toy culture, fornisce la misura dell’interdisciplinarità propria di chi si muove nell’universo creativo odierno; cofondatore e direttore creativo del brand Tokidoki, i suoi interventi spaziano dalla direzione artistica alle campagne promozionali, dall’abbigliamento all’arredamento e comprendono la progettazione di installazioni urbane e di visual concept per hotel e negozi. Il suo pupazzo Karl per il brand di Karl Lagerfeld, diretta derivazione dagli anime, costituisce una perfetta testimonianza dell’incrocio e della concreta tangenza tra i vari ambiti della produzione contemporanea. Lo stesso vale per le creazioni di Giacon e J. Led esposte in mostra, seppur esse, a differenza del lavoro di Legno,  mantengano un più evidente legame con le origini dei rispettivi autori. Del disegnatore di fumetti Massimo Giacon è visibile Nativity, una reinterpretazione stilizzata del presepe, tema iconico della tradizione italiana, progettata per l’azienda di design Alessi.

Not an Artist1. Joe Ledbetter Colossus Bunny , fiberglass, 2010 / 2. Simone Legno, tokidoki for KARL LAGERFELD – NOT AN ARTIST LOS ANGELES, 2018 ©IED

 

NOT AN ARTIST, TOYBOYZ EDITION LOS ANGELES, 2018 ©IED

 

I coniglietti di J.Led , californiano purosangue, scoprono invece la derivazione geografica e culturale dell’artista, il cui lavoro risulta da sempre fortemente ispirato alla street art e alle iconografie della cultura skate americana. Ledbetter trasporta così nel mondo del toy caratteri formali provenienti dalla più aggiornata street culture. La dialettica che si sprigiona tra le differenti opere esposte a Los Angeles permette di intensificare la vista, rendendo percepibile allo spettatore almeno una parte dei fili sottili che collegano la cultura alla creazione artistica e che agganciano quest’ultima al mondo della produzione industriale. La prospettiva che si ottiene è quella di un punto d’osservazione trasversale, altrimenti difficilmente raggiungibile se non dagli addetti ai lavori.

Lavinia Pini

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