Intervista a Gregory Hayes • XIBT Contemporary Art Mag

Gregory Hayes esplorara le sconfinate possibilità cromatiche della composizione pittorica elaborando un originale metodica di analisi imperniata sullo studio della gestualità e sulla composizione geometrica ed analitica. Veicolo del processo è spesso un contagocce, riempito con vari colori di vernice acrilica. Piccole gocce vengono depositate con grande attenzione sulla superficie di una griglia, un modello impostato di quadrati concentrici.  Gli strati di vernice nella bottiglia si mescolano dolcemente rilasciando porzioni di colori all’interno di ogni goccia che mutano progressivamente, generando un’insolita e inattesa variazione. Osservate a distanza, le varie gocce di vernice sembrano fondersi in un’unica entità, per tornare poi identificabili in gocce distinte quando ci si  riavvicina. L’artista rivela il suo estro nelle linee di grafite disposte nella griglia e nella disposizione decentrata dei vari punti di colore.  Ogni elemento è un turbine di vernice unico e irripetibile che partecipa alla complessità del progetto generale, ma ogni piccolo segno rivela caratteristiche peculiari di colore come un piccolo dipinto unico e completo in grado di rafforzare però la propria armonia nella dinamicità complessiva.  Ogni goccia di pittura includendo una varierà di toni cromatici sempre mutevole e mobile, spostandosi in modo assolutamente imprevedibile sulla superficie della tela o della carta, sfugge al controllo mirato del gesto stesso. Dal tentativo dunque di ottenere il massimo rigore formale scaturisce nell’artista la consapevolezza della sua inarrivabilità.  Ed è in questa paradossale contraddizione che Hayes scorge la perfezione stessa. In ognuna delle serie di Hayes, scelta consapevole e casualità convivono in una sublime simbiosi formale che conduce a scenari imprevedibili, capaci di definire inediti archetipi.

Muovendo dalle esperienze dell’espressionismo astratto americano, la gestualità si pone come elemento fondante nella tua ricerca pittorica. Coesistono però una componete di rigore e studio ed una di casualità in quanto le gocce, soggette alla gravità ed all’imprevedibilità con la quale si posizionano e muovono sulle superfici, sfuggono al tuo controllo. Allo stesso tempo, nella serie “Color Array” per esempio, cerchi di limitare questa libertà con uno schema predefinito. Quanto esiste di pianificato e quanto è lasciato alla libera ispirazione nelle tue composizioni? Mi parli della tecnica usata, come prepari la base per le tue composizioni?

Esiste una componente di pianificazione nel modo in cui faccio arte, ma all’interno delle strutture che creo, lascio spazio alle possibilità. Nel mio lavoro cerco l’esattezza, ma forse è paradossale che nel cercare la perfezione – e mai nel raggiungerla – è lì che è possibile trovarla davvero. Ma la perfezione comincia ad apparirti diversa. Per me questo è un elemento chiave nel mio lavoro. È l’imperfetto che diventa unico, i difetti che diventano interessanti, la casualità che porta a nuove idee. La perfezione come ideale è una prospettiva limitata, ma molto radicata in noi, molto potente. Quindi, per ampliare o cambiare la sua presa sulle nostre idee, potrebbe permetterci di usare questo potere per scorgere di più nella bellezza che ci circonda ogni giorno. La perfezione è ovunque. I suoi limiti derivano dalla percezione del pensatore. Per me la perfezione è permettere a ogni segno che traccio di rivelarsi in quel preciso istante. Ho una precisa idea di come vorrei che le cose apparissero ma lascio sempre uno spiraglio aperto affinché esse possano scorrere e deviare come desiderino. Essere consapevole di questo – della sottile linea che separa ciò che è in controllo con l’assenza di esso – questo è ciò che io considererei perfetto.

Gregory Hayes, Untitled (OB), 2015, acrylic on canvas, 48 x 48 inches, courtesy Nancy Margolis Gallery NYC
Come è nata l’idea di usare proprio un contagocce?

Nei primi anni in cui ho iniziato a fare arte non avevo una formazione formale in tecnica. Avevo fatto alcuni disegni a tratteggio e disegni a carboncino su fiori e nature morte in un college della comunità vicino a Buffalo, New York, nella mia tarda adolescenza, ma non avevo ancora dipinto. La mia conoscenza era molto limitata. Quando avevo 24 anni, ho iniziato a sperimentare con la pittura al Rocky Mountain College of Art + Design di Denver, in Colorado, mentre cercavo di prendere la laurea. Non sapevo davvero come usare un pennello (a parte imbiancare i muri), o la pittura ad olio o acrilico, o qualsiasi mezzo in realtà, così ho iniziato a sperimentare con ciò che era intorno a me e nella lista dei materiali dei corsi di pittura che frequentavo. Inoltre non avevo un argomento specifico, quindi tutto è diventato davvero un modo per capire la materia in modo pratico e materiale in sé.

Gregory Hayes, UNTITLED (RBO), ACRYLIC ON PAPER, 2015, 24 X 24IN | 60 X 60CM

 

Fondamentalmente ho iniziato a formulare composizioni usando la geometria, in un modo simile agli scarabocchi che facevo sulle mie cartelle e quaderni al liceo – quando avrei dovuto invece prendere appunti in classe – ed ho iniziato a mescolare i colori delle vernici acriliche che trovavo interessanti: un sacco di tentativi ed errori in quel momento. Ho scoperto poi il lavoro di artisti come Frank Stella, Al Held, Barnett Newman, Josef Albers, Ellsworth Kelly e Sol Lewitt. Vedere il loro lavoro mi ha dato molti punti di partenza dai quali muovermi. Ma quello che sembrava attrarmi di più è stato organizzare i colori in gruppi e capire come si comportassero e come li sentivo. L’impatto emotivo di un dipinto attraverso il colore sembrava essere importante per me e lo è ancora oggi. Così da lì ho iniziato a dipingere grandi tele come se stessi dipingendo case, usando diversi pennelli, nastro adesivo e i colori che avevo già mescolato. Una volta fatto ciò avevo sempre della vernice avanzata nei vasetti di vetro. Ma i vasetti non facevano durare la vernice a lungo così a un certo punto ricordo di aver iniziato a usare i colori che erano avanzati e a farli gocciolare e scorrere su delle tele che avevo a disposizione. Si può dire che non volessi che la vernice andasse sprecata. Per questo motivo ho iniziato davvero a sentire come se potessi organizzare lo spazio sulle tele in un modo simile a quello fatto con un pennello, ma con meno sforzo. Questo ha permesso un nuovo tipo di libertà in quello che stavo facendo. Riuscivo anche a far gocciolare la pittura per fare cerchi in maniera molto agevole. Da quel momento in poi ho cominciato a organizzare gli elementi compositivi dei miei lavori utilizzando i cerchi che facevo facendo gocciolare il colore dai vasetti.

Gregory Hayes, UNTITLED (RYB), ACRYLIC ON CANVAS, 2011, 60 X 60IN | 152 X 152CM

 

Mentre frequentavo il Rocky Mountain College of Art + Design, il capo del dipartimento di pittura, Clark Richert, visitava spesso il mio studio per vedere cosa stavo facendo. È diventato un mentore per me e spesso parlavamo di pittura attraverso la matematica, la scienza e la geometria. Era anche un pittore, quindi un giorno entrò nel mio studio con una piccola bottiglia di plastica con un piccolo beccuccio, come un pennarello, che aveva usato nel suo lavoro per disegnare cerchi. Me lo diede senza alcuna spiegazione e disse: “Cosa pensi di poter fare con questo?” Cominciai a giocare con la piccola bottiglia e mi resi conto che potevo gocciolare la vernice con un controllo notevole; così da lì ho iniziato a usarlo per fare tutte le mie opere. La mia prima serie di dipinti che ho creato con questa tecnica si chiamava “ Vibrations “. In questi lavori si può vedere come stavo esplorando le possibilità che il contagocce mi ha dato riguardo alle dimensioni di ogni goccia.

Gregory Hayes, 1st Amalgamation, 2018, acrylic on canvas, 60 inch diameter, courtesy Nancy Margolis Gallery NYC
Cosa ha portato il passaggio dall’utilizzo della griglia al movimento fluido? Mi parli delle serie Amalgamation, Ribbon e Reticulum?

Le mie prime serie di dipinti sono quelli che hanno una natura più sistematica. In quelli della serie Primary Array la maggior parte del processo è basato su una formula matematica che è la Spirale di Ulam. È ciò che crea la disposizione generale che si vede sulle tele. Ho anche creato regole specifiche per disperdere il colore su tutto il dipinto con l’uso di una griglia a maglie larghe ¼ di pollice (0,6 cm) disegnata a mano che ricopre l’intera superficie della tela. L’ho fatto perché avevo bisogno di giustificare le mie decisioni. Avevo bisogno di trovare una motivazione per i movimenti che compievo e mi sentivo meglio ad affidarmi a uno schema. Anche se la scelta dei colori dipendeva sempre da me, questo era e rimane un processo intuitivo o, come mi piace dire, una intuizione raffinata, qualcosa che ha dietro un’esperienza pluriennale ma che comunque lascia spazio al sentire per la sua realizzazione.

Gregory Hayes, UNTITLED (YGR), ACRYLIC ON CANVAS, 2011, 60 X 60IN | 152 X 152CM

 

Quando sono passato alla serie Color Array ho semplificato i sistemi. In questi dipinti ho usato la griglia da  ¼ di pollice direttamente per la struttura compositiva, facendo gocciolare la vernice in una spirale, partendo dal centro della tela muovendomi verso l’esterno, posizionando successivamente le gocce all’interno di ciascuna cella. In questi dipinti ho anche iniziato a gocciolare vorticosamente colori di vernice invece di usare un colore alla volta. Una goccia ora potrebbe contenere 3 o più colori in sé. Ho sentito che questo ha portato più possibilità ai miei lavori. La spirale delle gocce e i colori vorticosi che cambiano creano motivi quadrati concentrici con tonalità morbidamente mutevoli che sembrano far inspirare ed espirare i dipinti quando vengono visti da lontano. Se visti da vicino, evidenziano la complessità che ogni singolo gocciolamento ha in sé.

Gregory Hayes / Nancy Margolis Gallery NYC / credits: Alice Zucca

 

Gregory Hayes, 2ND AMALGAMATION, ACRYLIC ON CANVAS, 2016, 60 X 70IN | 152 X 178CM

 

Quando ho iniziato a creare la serie Amalgamation, ho sentito la necessità di trovare un modo per avere più libertà nel posizionamento delle gocce. Così ho deciso di estrarre la griglia e utilizzare una maniera più intuitiva per distribuire la vernice. Ho iniziato a gocciolare la vernice emulando il movimento di un serpente che nuota attraverso l’acqua, un movimento “a esse”, da un’estremità della tela a un’altra cercando di riempire l’intera superficie con gocce di ¼ di pollice di colore vorticoso. Ho anche iniziato a usare più colori in ogni quadro. Ad esempio, nei miei quadri Color Array ho scelto 3 o 4 colori con cui lavorare, ma nei dipinti di Amalgamation uso a volte fino a 40 colori, rendendo l’esplorazione del colore più complessa. In ogni serie che creo, cerco di lavorare lontano dal processo sistemico, e più verso un processo intuitivo.

Gregory Hayes, 2nd Reticulum, acrylic on paper, 2017, 20 x 20in | 50 x 50cm

 

Gregory Hayes, Detail: 1st Reticulum, acrylic on paper, 2017, 20 x 20in | 50 x 50cm

 

Per le serie Ribbon e Reticulum ho voluto trovare nuovi modi per usare la pittura e distribuire il colore sul piano dell’immagine. Entrambe le serie implicano un processo simile, la creazione di piccole strisce di colore acrilico, di un unico colore o di colori mischiati, che sono lunghe più o meno 12 pollici (30 cm) e larghe ¼, che possono essere prese e posizionate prima di essere fissate sulla tela in modo permanente. I dipinti della serie Ribbon sono fissati sulla superficie in modo più ordinato, mettendo più enfasi sulle relazioni di colore. I dipinti della serie Reticulum riguardano più la tessitura dei nastri in modo intuitivo, e la mia manipolazione fisica di essi, poiché sono io a piegarli e a torcerli. Nel complesso, questi dipinti mi rivelano che anche una leggera variazione nell’ordine di un processo può creare una nuova complessità pittorica. In definitiva, la creazione di questi lavori più recenti mi ha aiutato ad apprendere come utilizzare ancora meglio la mia intuizione e a dipendere meno dai processi sistemici che hanno definito gran parte del mio lavoro precedente. Aprendo il mio processo in questo modo, sfido me stesso come pittore con la speranza di far avanzare anche il processo pittorico. Inoltre, sento che lo spettatore sarà in grado di interagire con i miei dipinti su un livello maggiormente emotivo, piuttosto che tecnico.

Gregory Hayes, 1st Ribbons, acrylic on canvas, 2018, 60 x 63in | 152 x 160cm

 

Il colore ha senz’altro un ruolo fondamentale nell’intera composizione. Che rapporto hanno con la struttura finale ed in che misura la scelta dei colori è basata su uno studio cromatico?

I miei quadri riguardano principalmente il colore e l’interazione dei colori. Quando scelgo i colori per un dipinto mi baso principalmente sull’intuizione. Tuttavia, sono stato immerso nel mio processo per oltre un decennio, quindi c’è molto che viene dall’esperienza riguardo al mio pensiero sul colore. Un’altra cosa che considero sono le proprietà fisiche della vernice stessa. Ad esempio, a volte colori diversi hanno viscosità diverse quando escono dal tubo e possono influenzare il modo in cui interagiscono o fluiscono con altri colori mentre li faccio gocciolare. Questo può creare diversi tipi di vortici e una varietà di modelli di colore unici per alcune combinazioni di colori. Anche la marca di vernice può cambiare le cose. I diversi attributi cambiano il risultato di un dipinto, una cosa che trovo molto eccitante. Il più delle volte mi piace esplorare combinazioni di colori che non ho ancora provato, per vedere fino a che punto posso spingerli. Spesso mi piace scegliere un set di colori con cui lavorare prima di iniziare, a volte 3, a volte 30; a seconda di quale serie sto dipingendo. Il risultato finale del processo è uno spazio di colori risonanti che occupano tutto il campo visivo dell’osservatore quando il dipinto è visto nel suo complesso oppure una esperienza che può essere molto più intima quando ogni punto di colore è guardato individualmente uno per uno. I colori in un dipinto interagiscono in modi diversi a seconda dei colori di ciascun punto e di come si classificano in quelli precedenti, nonché quali altri colori finiscono per circondarlo. Spero che i miei quadri possano suscitare emozioni attraverso i colori. Una importante per me è la gioia. Ho un grande senso di gioia mentre creo le opere e voglio che venga fuori. Tuttavia, ogni dipinto può avere un aspetto molto diverso e può suscitare molte emozioni nello spettatore. La volontà dell’artista non è sempre un’esperienza fissa per lo spettatore.

Gregory Hayes, PRIMARY ARRAY #19, ACRYLIC ON CANVAS, 2010, 48 X 48IN | 121 X 121CM

 

L’impatto che la visione della composizione unitaria di sfumature, colori ed i pattern che si definiscono dall’amalgamarsi di questi è in grado di creare una sollecitazione psichico-emozionale nel fruitore attraverso le geometrie delle forme ed i colori. Mi parli di questo aspetto? Cosa intendi suscitare in chi guarda una tua opera?

Mi piace come un fiore possa essere così espressivo. La varietà di intensità e valore nel colore di un fiore e la complessità della sua forma fanno sembrare che ogni petalo sia una composizione unica, ciascuno dei quali scaturisce da un evento casuale. Sebbene quando lo guardi da una prospettiva diversa, la maggior parte delle proprietà del fiore proviene da una configurazione sistemica: i suoi pattern, colori e forme sono costruiti a partire da ripetizioni e regolarità. La magia del fiore è l’atto di equilibrio mantenuto così bene tra la sua natura sistemica ed espressiva. Questo per me rende l’osservazione di un fiore un’attività quasi infinita; un singolo bocciolo è un’abbondante esibizione di bellezza e mistero. Le sue forme e colori rivelano costantemente la grandezza dei dettagli incorporati nella sua forma matematicamente modellata, ma all’interno della complessità del fiore c’è un’aura di disinvoltura naturalezza. È questo tipo di equilibrio che mi sforzo di realizzare nei miei dipinti. Voglio che i colori attirino e affascinino, ma creino anche tensione e disordine; che la struttura mantenenga la simmetria e l’equilibrio, ma allo stesso tempo si pieghi e fletta organicamente. Mi piacerebbe che i pattern mantenessero lo sguardo dell’osservatore in movimento attraverso il piano dell’immagine o portassero a fissare un complesso insieme di colori. Tuttavia, i dipinti non sono necessariamente di concentrazione o di stimolazione costante per la mente, o di capire qualcosa. Piuttosto, sono un luogo in cui l’occhio e la mente possono incontrare un senso di gioia e calma, un luogo in cui colore e struttura non hanno bisogno di essere pensati, ma sentiti.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sono appena tornato da Parigi, dove ho passato la primavera lavorando a un nuovo set di dipinti della serie Color Array per una mostra lì. Ho intenzione di passare l’estate sperimentando nuove idee, con la pittura ed il colore e per realizzare alcuni nuovi disegni. Tuttavia, lavorerò principalmente alla mia quarta personale alla galleria Nancy Margolis di New York che inaugurerà a febbraio 2019.

Alice Zucca

 

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