The Bounty Killart è un collettivo fondato a Torino nel 2002 da Gualtiero Jacopo Marchioretto, Rocco D’Emilio, Dionigi Biolatti e Marco Orazi, al tempo giovanissimi studenti dell’Accademia delle Belle Arti. Già la scelta dello pseudonimo instrada verso intenti ribelli e dissacranti. È legittimo pensare che Bounty faccia riferimento al più famoso ammutinamento di tutti i tempi, quello ad opera della ciurma dell’omonimo vascello; Killart, poi, non lascia dubbi circa la verve demistificante. L’ipotesi è azzeccata per metà: “Il nome The Bounty Killart – mi risponde Dionigi- è ispirato dal film “il Bello, il Brutto, il Cretino”, spaghetti western demenziale del 1967, e deriva dalla storpiatura di Bounty Killer, ma la tua interpretazione descrive bene il nostro percorso di gruppo: nel corso degli anni si sono aggiunte e tolte tante persone, creando un vero e proprio ammutinamento.” Caratteristica vincente dell’estetica Bounty  Killart è una proposta accattivante, il cui lato più seducente, ammiccante, risiede nell’utilizzo di magnifiche icone della storia dell’arte (dei olimpici, personaggi mitologici, superstar della Historia) riconvertite in sentenze ironiche, argute e pop, capaci di unire con dileggio i miti di un passato aulico con l’attuale immaginario frutto di un presente social e massmediatico. 

Bounty Killart
The Bounty Killart, game of thrones, 2016

 

Bounty Killart
The Bounty Killart, game of thrones, 2016

 

Ma che cosa dicono queste opere? 

“Domanda difficile.. dovremmo chiederlo all’opera che per il momento non parla, ma se parlasse  non direbbe  nulla di serio.  Il linguaggio delle nostre opere è comprensibile al grande pubblico ma contiene dei sottolivelli nei quali le citazioni e le simbologie sono codificate.  I temi che trattiamo appartengono al mondo contemporaneo, sono sia positivi che negativi, ma sempre riletti in una chiave ironica”. 

The Bounty Killart, Love Me Tinder, 2016

 

Aldilà dell’apparenza spassosa, dietro queste immagini vi è un’ampia e approfondita conoscenza della storia dell’arte scultorea e della storia delle immagini in generale; i riferimenti spaziano dall’arte antica alla filmografia recente. Prendiamo ad esempio Basic instinct: la figura virile in cima al vaso ricorda il Mercurio di Pigalle, scultura disarticolata del Settecento francese; la testa del serpente, invece, mostra un ritratto di Socrate. La donna rimanda a un personaggio prelevato da un Ratto delle Sabine, o a una Proserpina, mentre lo pseudo telamone alla base è una citazione cinematografica prelevata da Pulp fiction. Infine, il rilievo sul vaso assomiglia ai modelli che Flaxman realizzò per la manifattura Wedgwood. 

The Bounty Killart, Love Me Tinder, 2016

 

Come nasce un’opera del genere? 

“Per spiegare il nostro processo creativo vorremmo fare un esempio: conservata all’interno dei musei Capitolini c’è una scultura antica alquanto curiosa, si tratta di un frammento di una copia del solo torso del discobolo di Mirone (460 a.C). Questo frammento rinvenuto in uno scavo venne successivamente reintegrato delle parti mancanti dallo scultore francese Pierre-Etienne Monnot (1658-1733)nella forma di un guerriero ferito in procinto di cadere. La storia dell’arte è piena di esempi simili, basti pensare all’ “Ermafrodito Dormiente” che giace su un materasso scolpito dal Bernini: quello che facciamo è molto simile, noi però ignoriamo deliberatamente il senso della scultura originale per darle un nuova forma ispirata al nostro presente”.

The Bounty Killart, My Pussy My Rules, 2017

 

Mi raccontate la storia della nascita di un’opera che vi sta particolarmente a cuore?

“Love me Tinder”, la nostra prima fusione in bronzo. Un sabato mattina nel caos del Balon (storico mercato delle pulci di Torino) compriamo per pochi euro un modello in gesso di una figura maschile. Scopriamo poi che la scultura originale rappresenta un Narciso ritrovato a Pompei nel 1862. Questo fortunato ritrovamento ci ha spinto a riflettere sulla figura di Narciso, simbolo del culto della propria immagine: lo abbiamo quindi immaginato intento a “swippare” su Tinder (nota app di dating) nella frenetica ricerca di compagnia e approvazione.” 

The Bounty Killart, My Pussy My Rules, 2017

 

La loro produzione è colta e cult a un tempo. Lo sviluppo è trash. Apollo, Paolina Borghese, Dante Alighieri rinascono negli anni Duemila, attori in un B movie che mette in scena un corto circuito storico avente tutti i crismi di una rappresentazione filologica delle forme ma con un’evoluzione ironicamente pop dei personaggi.  “Se non ne puoi ridere, non è niente di davvero serio” diceva Lao Tsu, che potrebbe anche celarsi nel  tipo dai tratti levantini, stilita meditabondo seduto in cima alla colonna di spazzatura.

Lavinia Pini

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