In mostra nella galleria romana Futurism&co, 20 opere di Pierluigi Bossi, detto Sibò, presentano l’attività artistica del pittore futurista negli anni Trenta, anni in cui egli operò come Geometra professionista a San Casciano dei Bagni partecipando alla preparazione del progetto generale per la Bonifica della Val di Paglia, anni in cui Pierluigi Bossi iniziò ad elaborare progetti architettonici di stampo futurista e disegni a matita colorata su carta. È del 1932 il suo primo lavoro aerofuturista rappresentante la Bonifica della Valle del Paglia. Successivamente Bossi fu trasferito a Littoria come Capo Sezione del Comune dove iniziò una stagione di mostre e incontri che lo condussero sempre più verso il futurismo come la I Mostra di Arte Provinciale di Littoria tenutasi a Sabaudia, l’incontro con Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista, che gli permise di frequentare la sua casa a Roma e decise di ribattezzarlo artisticamente attribuendogli il nome di Sibò.

1. Sibò (Pierluigi Bossi) – Marinetti: da Bossi a Sibò, 1936  / 2. Sibò (Pierluigi Bossi) – Dalle paludi alle città, 1936-37

 

La bonifica dell’agro Pontino e la nascita delle città nuove ispirarono Sibò che, valorizzando la peculiare prospettiva ottica mobile delle riprese aeree di un territorio in trasformazione, riuscì ad intuire che dall’attività di trasformazione del territorio operata dall’uomo scaturiva un mutamento dell’uomo stesso. Ispirato dunque dal cambiamento e dalla nascita delle città nuove, Sibò collegò la prospettiva mobile dal cielo a un territorio in trasformazione.

Sibò (Pierluigi Bossi) Sorvolando Littoria, 1937

 

Le città nuove e il territorio dell’agro, furono designate come emblema dello sviluppo futuro della realtà, e gli uomini come trasfigurati in macchine ed entità arborescenti, fertilizzate: un suggestivo espediente, dal grande potere evocativo, che raccordò l’aeropittura e l’idealismo cosmico Prampoliniano. Somiglianti a squadre da disegno, gli aeroplani sagomati di Bossi (matrice ineludibile che testimonia la sua originale attività di geometra), costituiscono un elemento fondamentale del tema ricorrente dei suoi quadri, dall’edificazione della città nuove, di Littoria, di Sabaudia, di Aprilia alle “trasfigurazioni” di uomini al lavoro nella costruzione della città stesse. Le ali di Sibò si fondono e si confondono con gli elementi delle architetture delle città in una sublime riduzione a oggetto di uomini-aerei che non solo costruiscono ma diventano parte integrante della città che stanno edificando.

Pierluigi Bossi1. Sibò (Pierluigi Bossi) Nascita di Aprilia, 1937 / 2. Sibò (Pierluigi Bossi) Il grande bonificatore, 1936

 

1. Sibò (Pierluigi Bossi) Spirale tricolore su Sabaudia, 1936-37 / 2. Sibò (Pierluigi Bossi) La conquista dello spazio biennale, 1938

 

1. Sibò (Pierluigi Bossi) Nascita di Littoria, 1936 / 2. Sibò (Pierluigi Bossi) Veduta aereaaa di Sabaudia, 1939 ca.

 

Secondo le parole di Giancarlo Carpi, curatore dell’esposizione “Bossi ha applicato la poetica sintetica e contemplativa dell’aeropittura, già appagata di aver trovato una nuova prospettiva (dall’alto e in movimento) sull’oggetto – il paesaggio – a un oggetto terrestre “in divenire” come apparivano i lavori di trasformazione di una intera area geografica. Per questo la visione dall’alto di Bossi è trasformativa, non contemplativa e lirica; una visione deformata ancorata al dato fattuale. E le stesse alterazioni ottiche del paesaggio sono servite non tanto a ridare formalmente l’esperienza umana del volo in aeroplano, quanto quella di un territorio in trasformazione”. Nell’esposizione, visibile fino al 30 settembre 2018, affiancano le opere di Sibò tre lavori di Enrico Prampolini, Tato e Renato Di Bosso, dedicati a Littoria e alla bonifica.

Alice Zucca

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