Recensione estetica a cura di PAOLO MENEGHETTI

A Vicenza, presso l’Apart Spazio critico è stata visibile (fino allo scorso Aprile) un’interessante mostra dell’artista Matteo Giagnacovo, e dal titolo Luoghi, oltre. Esteticamente, pare che a lui interessi prendere “a sciabolate” la cartina geografica al rilievo. C’è la prospettiva dal sotto in su, tramite cui l’ombra finirebbe “a sguazzare” sul primo piano. Qualcosa che più realisticamente apparterrà alla prominenza d’un vulcano, e con la “sciabolata” della colata lavica. L’artista prova a “spalmare” l’ombra sguazzante, grazie al raccordo anulare. Ogni isoipsa riceverebbe uno “scossone”, facendo cadere i “birilli” delle creste o degli alberi. Per la maggiore i quadri sono in bianconero, mentre la luce prenderà “a sciabolate” la sua ombra, in un “sopra in giù” dell’Oltre.

Matteo Giagnacovo, Senza titolo, tecnica mista su carta (1)

 

Parimenti, Matteo Giagnacovo raffigura i promontori, laddove sguazzano le onde. La cartografia al rilievo avrà poi il sotto in su attraverso un’elettrizzazione: dei gambi e dei tronchi. Qualcuno riconoscerà il torrente, così ingrossato da “fasciare” più i raccordi delle isobate che gli zampilli fra i sassetti. Sarebbe la prospettiva d’una cascata dal “sopra in giù”. Oppure, si può percepire il nero “spalmato” come un tubero, per il “raccordo” appena sotterraneo dell’ombra. L’artista prova a raffigurare l’anello, tramite cui la “sciabolata” dell’oltre (all’orizzonte) avrà una “scossa d’assestamento”. Forse con più realismo, le creste dei colli si canalizzerebbero, grazie alle loro isoipse. Il poeta Harry Northup ricorda il Nebraska, laddove egli faceva il lanciatore a baseball, contro i blocchi di cemento (su edifici pubblici e privati). Qualcosa che ricalcasse i venti. Quelli avrebbero frustato la neve, come “un pane bianco”, sulla propria “grattugia” attraverso le barriere rosse, lungo le strade. Gli autisti sarebbero stati ipnotizzati: dal timore di sbandare, in curva. Per Harry Northup, la loro faccia avrà scoperto il tono “rosso” d’una “dannazione”, fra le barriere dei viadotti o delle colline. Pare che Matteo Giagnacovo permetta una “sciabolata” d’un campo “a diamante”. E’ la sommità smussata del colle, che a volte giunge persino “ad ipnotizzarci”, mediante l’albero affusolato “a tergicristallo”. Ma quanto la “fascia” torrentizia si percepirebbe al lancio d’un tubero oppure d’uno scoglio “in pallina”? Allora, le volute degli avvallamenti fungeranno da “guantoni”, e sempre con la complicità del tono nero (avente la pesantezza della presa). Il timore di “sbandare” ci sembra controllabile, essenzialmente dal “salvagente” dell’anello. Il tono nero sarebbe caro alla psicanalisi. Ma esso parrebbe funzionale a “spalmare” la luce in un biancore se non spiritualizzante almeno “ibernante”. E’ una barriera appena “di stand by”, esattamente come accade per le curve di livello. Qualcosa in cui possiamo “sguazzare”, e senza sprofondare. Uno sfondo “innevato” tende ad ammantare.

Matteo Giagnacovo, Senza titolo, tecnica mista su carta (2)

 

Matteo Giagnacovo, Senza titolo, tecnica mista su carta (3)

 

I massi hanno una stratificazione “grattugiata”, dal segno dell’artista; e comunque realisticamente c’è pure la cresta calanchiva. Tutto questo si farà raccordare dal “guantone” del manto ibernante. C’è una sorta di pane azzimo, dove gli steli o gli alberi non riusciranno a “lievitare”. Paradossalmente, la “sciabolata” rifrangente dell’onda marina si percepirà in via più psicanalitica, a prescindere dal “riposo” nel tono azzurro. Matteo Giagnacovo non rappresenta né i ponti né i viadotti. Se questi virtualmente esistessero nel gioco del baseball, allora noi li percepiremmo attraverso il loro “oltre”, al lancio d’una gittata “sciabolante” (anche solo nella dialettica dall’arcata alla presa, o viceversa). Forse, vale uno strikeout sul manto che evita la “lievitazione” dei colli. Le anse torrentizie saranno adatte al “guantone” del ricevitore… Tale immagine c’aiuta un po’ a percepire l’anello in cui la cresta “sguazzi”. Più in generale, a noi non sembra possibile “mappare” l’inconscio. E’ qualcosa in cui i pensieri “sguazzano” per l’ibernamento della logica. L’artista tende a “spalmare” anche ogni luce dell’Idea. Normalmente s’immagina che l’Oltre faccia “sprofondare”; qui esso diventa lo “sguazzare” d’un… “guantone”,in raccordo sull’inafferrabile (per uno strikeout sulla logica come “battitrice” d’una comprensione). Così si percepisce soprattutto l’isoipsa ibernante.

Paolo Meneghetti

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