Muovendosi con destrezza tra l’immateriale ed il concreto senza ripetizioni, Wolfgang Tillmans ha scavato un varco nell’interiorizzazione del concetto di movimento, per ripeterlo sotto forme sempre nuove. Nonostante le sue origini possano considerarsi prettamente pragmatiche, provenienti dalle fondamenta razionali appartenenti alla cultura tedesca, Tillmans decise fin dal principio di slegare quella razionalità per umanizzarla con lo scorrere del tempo, e approfondire così l’analisi sull’essere, in ogni sua forma reale o apparente. I suoi scatti possono sembrare casuali, senza un filo logico conduttore. Eppure i piccoli ritratti che egli collezionò fin dagli anni giovanili possono considerarsi come un reale reportage in prima persona dell’underground londinese legato alla sfera omosessuale.

Wolfgang Tillmans, Dm9r HHuSYA, 1993

 

Wolfgang Tillmans, wolfsnap, 2002, C-type print © Wolfgang Tillmans, courtesy Maureen Paley, London

 

Gli oggetti appaiono minimalisti, concentrati per lo più sul soggetto che entra in contrasto con l’ambiente circostante. Tra i colori e gli elementi scelti, tutto è in disaccordo con l’armonia del paesaggio, e ancor più se è l’essere umano ad essere coinvolto. Dalla collezione Love Parade di Berlino (1992) a quella dell’Europride di Londra, i frammenti di realtà catturati dalla pellicola del fotografo raccontano uno spaccato della società in procinto di affacciarsi ad una nuova era. Se il mondo circostante finisce ben presto per esaurire gli input di lettura, ecco che entra in soccorso il viaggio come riscoperta di nuove frontiere del sé. E allora Tillmans si allontana dalle certezze della sua Germania per scoprire il fascino underground della capitale Londra, e successivamente della Grande Mela, vivendo a New York dalla metà degli anni ’90. Qui il concetto di esposizione viene dilatato fino ai suoi estremi, distaccandosi dal convenzionale dell’epoca per abbracciare l’avanguardia della visione. Più frequenti sono le mostre, più grande è lo spazio richiesto per l’esposizione delle opere, le quali non restano più connesse ad una successione sequenziale come tradizionalmente condiviso, ma si espandono fino a coprire l’intera superficie delle stanze, includendo anche locazioni più inusuali come i soffitti.

Wolfgang Tillmans, Freischwimmer 25, 2003

 

Wolfgang Tillmans
Wolfgang Tillmans, Freischwimmer 42, 2004

 

Ciò denota l’estensione che Tillmans applicò alle creazioni artistiche che, non fermandosi più all’opera singola, includevano l’intero concetto di esibizione. Ciò che più stupisce di questo artista visionario è la sua non continuità nel percorso stilistico. Ed è anche la chiave di unicità che gli permette di restituire al mondo una visione tanto realistica quanto iperbolica di ciò che lo stimola nel quotidiano. Tra le più note va ricordata la Concorde Grid, collezione composta da cinquantasei scatti prodotti attorno alla zona aeroportuale di Londra che vedono come protagonista assoluto, appunto, il celebre aeromobile Concorde. Ancora una volta, ciò che contribuì a lasciare il segno non fu unicamente il soggetto prescelto, ma anche la modalità espositiva decisa per la sua destinazione. Inseriti in una griglia composta da quattro righe e quattordici colonne, tutti gli scatti vanno a comporre una narrazione a metà tra il fantasioso e l’iperreale. Il cambio dall’analogico al digitale ha aperto per Tillmans nuovi orizzonti cognitivi, applicabili sia alla sua percezione della realtà, che alla sua trasposizione in formato digitale. “Un vero cambiamento nel modo di pensare la fotografia” ha dichiarato Tillmans, “che inevitabilmente si riflette nel mio processo creativo in tutte le sue fasi”. Ciononostante, anche questa nuova sfida viene colta voracemente per dare vita a nuove forme espressive, sempre in contrasto, ma comunque rivoluzionarie.

Martha Pulina

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