La ricerca artistica di Roberto Pugliese utilizza come fulcro centrale della sua analisi il fenomeno sonoro concentrandosi sul legame esistente fra i dispositivi meccanici che compongono i suoi lavori, le manifestazioni acustiche da essi prodotte ed il rapporto con lo spazio. Il suono è quindi visto come mezzo di espressione dell’opera ma anche come interfaccia tra la composizione artistica, l’ambiente in cui è immersa e l’esterno. Creatore di prospettive e di profondità, da un lato come fenomeno fisico, dall’altro come messaggio parte di un dialogo che indaga la relazione fra l’arte e l’uomo, la natura, la tecnologia . Una ricerca che trae ispirazione dalla tradizione dell’arte cinetica e degli esperimenti spaziali e visivi della sound art, nelle opere di Pugliese si nota una costante indagine dello spazio legato ai fenomeni fisici, al suono, in un aperto dialogo sonoro-tecnologico-esperienziale. Matematica, statistica e fisica applicata alla musica, un concetto che si collega alle sperimentazioni della musica elettronica degli anni ‘50 di Xenakis, Stockhausen, Schaeffer, Lucier, affrontato però da Pugliese con approccio estetico e formale diverso. Pugliese è interessato infatti alla traduzione dello spazio stesso in un risultato sonoro in dialogo tra estetica e funzionalità sonora reale in un equilibrio formale, tecnico e concettuale che a volte richiede un’interazione, a volte si pone come un sistema chiuso.

Roberto Pugliese, Equilibrium Variant , 2011, Ph Thomas Nitz, Marco Gargiulo

 

Un interessante esempio di interazione tra dispositivi robotici è l’opera Equilibrium variant, importante lavoro di cibernetica, per il quale Pugliese ha ricevuto una menzione d’onore ad Ars Electronica, festival di arte, tecnologia e società con sede a Linz in Austria, ha vinto Vida 14 concorso sull’arte e l’intelligenza artificiale della compagnia telefonica “Telefonica Fundaciòn” di Madrid  ed una versione parallela di Equilibrium è nella collezione permanente dello   ZKM Museum di Karlsruhe, nel Centro per l’Arte e la Tecnologia dei Media. Due bracci meccanici si fronteggiano, su di uno c’è un microfono e sull’altro c’è un altoparlante. I due bracci sono programmati per trovare un equilibrio mediante il feedback anche chiamato fenomeno larsen. L’altoparlante emette un suono, il microfono capta tale suono e lo invia all’amplificatore che lo amplifica e lo ritrasmette allo stesso altoparlante. Allora il microfono capterà nuovamente lo stesso suono, ma ad un volume più alto, che verrà poi ulteriormente amplificato e rinviato allo stesso altoparlante e così via. Ad ogni passaggio si avrà quindi un incremento del volume che crescerà sempre più rapidamente producendo il caratteristico “effetto Larsen”, una sorta di “reazione a catena elettroacustica”. La ricerca perpetua di un equilibrio da parte dei bracci robot è destinata a seguitare poichè il feedback non ha un’equilibrio. Sono dunque destinati a vivere cercandosi perennemente.

Roberto Pugliese, Equilibrium Variant , 2011, Ph Thomas Nitz, Marco Gargiulo

 

Roberto Pugliese, Equilibrium Variant , 2011, Ph Thomas Nitz, Marco Gargiulo

 

Nella pratica comune, quando si verifica il fenomeno, ad esempio durante un’esibizione dal vivo, il fonico deve rapidamente individuare il microfono che causa l’effetto Larsen, ma non può chiuderlo completamente, perché così mancherebbe anche il suono (la voce del cantante o lo strumento musicale) captato da tale microfono. Deve eseguire invece una progressiva parzializzazione del livello di tale microfono agendo sul relativo dosatore del Mixer. La perizia del fonico consiste appunto nel ridurre il livello solo di quel tanto strettamente necessario per scongiurare l’effetto Larsen garantendo però l’udibilità dello strumento musicale captato da quel microfono. Il principio di funzionamento cui si ispira l’originale installazione di Roberto Pugliese è assimilabile in breve al compito che deve assolvere il fonico durante un concerto Live. Cosi come un cantante che si agita sul palco cambiando continuamente la posizione del suo microfono rispetto agli altoparlanti, costringe il fonico a regolare continuamente il dosatore relativo a quel microfono per evitare l’innesco del feedback, allo stesso modo assistiamo ad un’analoga incessante ricerca dei due bracci robotici che si muovono in uno spazio tridimensionale per inseguire dinamicamente un punto di equilibrio tra l’innesco e la soppressione dell’effetto stesso. La peculiarità di tale installazione consiste nel rendere fruibile tramite i nostri occhi un fenomeno che abbiamo sinora percepito unicamente col senso dell’udito: è la geniale rappresentazione visiva di un fenomeno meramente sonoro.

Roberto Pugliese, Equilibrium Variant , 2011, Ph Thomas Nitz, Marco Gargiulo

 

L’ulteriore magia cui assistiamo è l’effetto ipnotico generato dalla danza sinuosa e instancabile dei due bracci robotici, alla continua quanto vana ricerca di un equilibrio impossibile. Rievocano nell’osservatore l’interazione tra due animali: in certi momenti il rituale di corteggiamento nella stagione degli amori o in altri momenti lo scontro tra due maschi alfa per il predominio sul branco. Ma in ogni istante appaiono, pur nelle loro incontrovertibili sembianze di dispositivi meccanici, come creature viventi che disperatamente si dimenano, intrappolate in strutture artificiali dalle quali tentano strenuamente di erompere. Le opere di Pugliese, costituite da dispostivi elettronici e sistemi di diffusione sonora includono rimandi alla componente naturale in un approccio installativo che si articola in più fasi: l’analisi strumentale dei fenomeni naturali, l’elaborazione dei dati rilevati, la traduzione mediante apparecchiature informatiche. Si perviene in tal modo ad una originale ricostruzione multisensoriale dell’incessante mutare della realtà.

Roberto Pugliese, Concerto per natura morta, 2014 / ph. Michele Alberto Sereni

 

Roberto Pugliese, Concerto per natura morta, 2014 / ph. Michele Alberto Sereni

 

Affronta questa tematica con l’opera Concerto per natura morta. Fluttuanti a mezz’aria a varie altezze, grazie a dei cavi di sospensione in acciaio, vediamo un surreale quanto suggestivo “stormo” di tredici tronchi di castagno ricavati da alberi morti,  tutti orientati in posizione orizzontale e tutti sottoposti a un processo di fresatura attraverso un macchinario costruito dall’artista per svuotarli dalla parte interna. Nella cavità cilinfrica cosi ottenuta in ogni albero, è stato collocato un altoparlante. Ovviamente il suono riprodotto da ogni altoparlante è influenzato dall’aspetto e dalle dimensioni peculiari di ogni singolo tronco producendo sonorità tangibilmente differenti. I contenuti sonori udibili comprendono i suoni dei luoghi ove sono stati prelevati i tronchi, e delle macchine impiegate per le lavorazioni.  La manipolazione digitale di questi suoni mediante software creati ad hoc e la successiva rielaborazione compositiva trasportano il visitatore in un’affascinante “natura morta”  in cui la particolarissima impronta sonora si coniuga brillantemente con l’impressionante impatto visivo garantendo un travolgente coinvolgimento emotivo.

Alice Zucca

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