Con il suo universo dal sapore retrò che oscilla tra continui rimandi dal virtuale al reale, dal digitale all’analogico, tra passato e progresso, l’opera di Nick Gentry si inscrive nel mondo dell’arte contemporanea come testimonianza di un mutamento in atto. L’artista londinese analizza la frenetica trasformazione sociale in relazione ad un elemento ormai fondante ed imprescindibile della società moderna: il progresso tecnologico. Ed è il supporto tecnologico stesso a divenire il mezzo per documentare un mondo in rapida trasformazione; Nick Gentry interviene direttamente su materiali tecnologici ormai obsoleti come floppy disks, negativi da 35mm o VHS e radiografie. Riciclandoli ed elevandoli allo status di opera, Gentry focalizza l’attenzione sul rapporto tra gli esseri umani ed il mondo artificiale che invade con sempre più prepotenza la vita di tutti i giorni e la velocità con la quale tale rapporto ed i sistemi d’archiviazione cambino. La forma eletta per indagarne i processi è proprio il volto umano che si fonde al supporto diventandone parte integrante, in un processo di disumanizzazione che appare del tutto naturale – esattamente come accade quando affidiamo la nostra memoria ai device  – così, il cerchio metallico (perno del disco magnetico) di un floppy disk diviene l’occhio di questa nuova forma di vita quasi robotica che però conserva in sé lineamenti e fisionomie del tutto umane oppure la stratificazione tono su tono di negativi e radiografie, diventa il mezzo per delineare i contorni e le linee dei volti.

Nick Gentry, Life on Earth, 2015 Nick Gentry, Lost Moments, 2012

 

Nick Gentry, D Base, 2013

 

Una nuova forma di vita, che però, appena nata,  ha già una o diverse storie in sè da raccontare.  Tutti i mezzi usati da Gentry, come base per le sue opere, sono memorie di registrazione dati ed arrivano all’artista attraverso le donazioni dei membri di un progetto di “social art”, questo sistema di scambio e riciclo della tecnologia ormai obsoleta è in grado di creare storie condivise ed ogni opera acquista una grande potenza poiché racchiude in sé un’identità collettiva, una storia dell’umanità in divenire.  Floppy, vhs come i più moderni sistemi di archiviazione quali cd, pen drive, dvd hanno il compito di fermare nel tempo un’infinità di informazioni, registrano immagini della nostra vita, ne custodiscono i suoni, racchiudono documenti, fondendosi indissolubilmente con le nostre persone ma in un tempo come questo, in cui la realtà è una dimensione in continuo movimento, velocemente muta anche la tecnologia che ci accompagna e così, soprattutto con la mole d’informazioni ormai affidate al World Wide Web, molti supporti, un tempo innovativi, divengono obsoleti.

Nick Gentry, The Immortal, 2011 Nick Gentry, Metropolis, 2014

 

Nick Gentry, analizzando questo processo di mutamento, attraverso il riciclo dona nuova vita ai materiali inutilizzati, che nuovamente hanno ragion d’essere e funzione, come opera d’arte e spunto di riflessione attualissimo sul legame uomo-macchina, in un mondo in rapido sviluppo. Si pensi come a distanza di oltre 100 anni dalla sua realizzazione noi siamo in grado di visualizzare con un proiettore il celeberrimo cortometraggio dei Flli Lumiere “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat”. Ma se ci spostiamo dal dominio analogico a quello digitale siamo cosi certi che un qualsiasi elaborato audiovisivo digitale fruibile oggi, sarà ancora fruibile, ed allo stesso modo,  fra 100 anni nel futuro? La risposta non è necessariamente positiva. La stupefacente velocità con cui si evolve la tecnologia informatica produce il risultato di rendere disponibili supporti di archiviazione e sistemi di codifica e traduzione dei contenuti sempre più efficienti  e a costi sempre più bassi. Ma l’effetto collaterale derivante da questo inarrestabile e velocissimo processo di continuo miglioramento è l’ineluttabilmente precoce obsolescenza delle macchine, delle memorie digitali e dei software di codifica e decodifica dei contenuti.  Decine e decine di standard diversi e incompatibili tra loro che si susseguono, si sovrappongono, e poi,  si abbandonano e si dimenticano. Questo processo conduce ad una sorta di rapido oblio digitale che rende inutilizzabili in tempi sempre più brevi dispositivi di uso comune sino a pochi anni prima. Una mole imponente  (e in continua crescita) di sistemi  differenti e inconciliabili tra loro che renderanno certamente arduo il compito di chi nell’anno 2117  vorrà cimentarsi nell’impresa di visualizzare i files contenuti in una pen drive dei primi anni 2000, magari rinvenuta in soffitta. L’opera di Nick Gentry, focalizzando l’attenzione sui supporti ormai obsoleti punta i riflettori su questo processo evolutivo e facilita la comprensione dei cambiamenti che la tecnologia attua sull’umanità in un mondo in cui la realtà si fonde sempre più con il mondo invisibile del virtuale.

Alice Zucca

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