Toulouse-Lautrec
Maurice Guibert, Henri de Toulouse-Lautrec in abiti giapponesi che si finge strabico, 1892 circa, fotografia, Musée Toulouse-Lautrec, Albi

 

“Sempre e dovunque anche il brutto ha i suoi aspetti affascinanti; è eccitante scoprirli là dove nessuno prima li ha notati”. Così sosteneva Henry de Toulouse-Lautrec (1864 -1901), raffinato e strepitoso cronista per immagini della vita bohémien di fine Ottocento, della Parigi notturna dei cafè-chantan di cui era assiduo frequentatore. Ora Milano lo celebra con una ricca mostra a Palazzo Reale dal titolo “Toulouse -Lautrec, il Mondo fuggevole”. Dal 17 ottobre 2017 al  18 febbraio 2018 più di 200 opere esposte tra fotografie, dipinti, stampe, litografie e acqueforti provenienti dalla collezione pregiata del Museé Toulouse Lautrec di Albi e da altri importanti musei  internazionali come la Tate Gallery di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Museo Puskin di Mosca, il Museum of Fine Arts di Houston, il Museu de Arte di San Paolo, la Bibliotheque Nationale de France di Parigi. La mostra, a cura di Danièle Devynck (direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi) e Claudia Beltramo Ceppi Zevi, è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa che ne cura il catalogo , in collaborazione con il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia.

Henri de Toulouse-Lautrec, La clownesse assise, Mademoiselle Cha-U-Kao, 1896, litografia, tavola 1 della serie Elles, Bibliothèque Nationale de France, Parigi

 

La figura atipica del pittore Toulouse Lautrec si inserisce nel contesto della pittura bohémienne di fine secolo. Mentre la maggior parte degli Impressionisti era di origine medioborghese, Henry-Marie-Raymond de Tolouse-Lautrec proveniva da una famiglia aristocratica la cui genealogia risaliva al Medioevo. A queste nobili origini si deve il suo gusto raffinato, la passione per i cavalli e della vita mondana ma, allo stesso tempo in Toulouse nasce il desiderio di una frequentazione dei bassifondi metropolitani privi di formalismo. Era nelle oscure atmosfere della vita notturna che Toulouse-Lautrec si muoveva per trarre ispirazione, immortalare i suoi soggetti preferiti e scovare aspetti a volte torbidi, a volte semplicemente inattesi, che nessuno prima di lui aveva raccontato con accertata veridicità. In quegli ambienti di luci soffuse e ombre si rifugiava per riuscire a mitigare la deformità che fin da piccolo lo accompagnava. Soffriva infatti di una rara malattia congenita, dovuta alla consanguineità dei genitori, che ostacolava la crescita degli arti inferiori. Il percorso della mostra è introdotto da uno sguardo introspettivo sulla famiglia di Toulouse-Lautrec attraverso le testimonianze fotografiche. Una serie di fotografie lo ritraggono in maniera dissacrante e provocatoria come se volessero mostrarci la fatica dell’artista di accettare il proprio corpo fortemente menomato. Si prosegue con illustrazioni, disegni e tele appartenenti al suo periodo di formazione in cui abbondano rappresentazioni classiche di cavalli in movimento e altri animali.  All’inizio della sua carriera infatti adottò lo stile naturalistico di Degas, ma il suo spirito mordace lo condusse a una visione caricaturale degli ambienti che frequentava nel quartier di Montmartre.

Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais,1892-1893, litografia, manifesto, collezione privata

 

Il sobborgo parigino ricco di cabaret, trattorie, caffè, sale da ballo e piccoli negozi che mescolavano una folla eterogenea e variopinta di poeti, scrittori, attori e artisti. In questo ambito Toulouse-Lautrec condusse la sua “lettura della vita moderna” a esiti davvero sorprendenti. Il percorso ci conduce finalmente al cuore di questa mostra: la rassegna della serie completa di tutti i 22 manifesti realizzati da Toulouse-Lautrec, accompagnati da studi e bozzetti preparatori. Attraverso le sue linee sinuose, ottenute con un tratto molto sicuro e continuo, Toulouse-Lautrec mescolò il gusto dell’Art Nouveau con gli aspetti più avanzati di quell’estetica moderna tipica del mondo della pubblicità. Il risultato è sorprendente e come di incanto prendono forma e vita i personaggi artistici di quel variopinto caleidoscopio della Parigi di fine Ottocento: La Goulue, la cantante e ballerina  Jane Avril, Yvette Guilbert, Aristide Bruant. Di notevole interesse è l’accostamento, da parte dei due curatori, di antiche stampe giapponesi alle opere pittoriche di Lautrec.

Henri de Toulouse-Lautrec, Jane Avril, 1899, litografia, Bibliothèque Nationale de France, Parigi

 

Nel 1862 all’esposizione di Londra vennero presentate i primi prodotti artigianali giapponesi: stampe e oggetti di ceramica comparvero sul mercato europeo diventando molto di moda tra gli ambienti medio borghesi. Toulouse-Lautrec conobbe fin dalla gioventù l’arte giapponese e le sue opere ne furono certamente influenzate da questa cultura fatta di linee essenziali e colori vivaci. Mostrandosi sensibile all’influsso delle stampe orientali, Lautrec impiegò linee impetuose, tagli compositivi audaci, colori intensi e squillanti che, applicati omogeneamente su superfici estese, rendevano il manifesto pubblicitario visibile anche da lontano. In mostra il visitatore potrà inoltre ammirare la serie completa della “Maison verte” di Utamaro che raffigura l’ambiente dei postriboli nipponici, con tutto l’universo di uomini e di donne che li abitavano. L’esposizione si concentra poi sul ritratto, una delle tematiche più caratteristiche della sua ricerca, tra cui mirabile è il dipinto “’Étude de nu. Femme assise su un divan”, del 1882. Il rapporto con le “ragazze” delle case chiuse costituì uno dei temi della vita di Toulouse-Lautrec e una fonte di ispirazione decisiva al pari di quello con le cantanti, attrici e ballerine dei café-concert. In mostra s’incontra la serie Elles, dedicata alla descrizione della vita nelle case chiuse, che s’impone come uno dei capolavori di Toulouse-Lautrec e di tutta l’arte di fine Ottocento. Chiude idealmente il percorso espositivo la sezione dedicata alle affiche. La modernità di Toulouse-Lautrec non si esprime soltanto nella forma e nei colori utilizzati, ma anche nei suoi contenuti che rivelano una costante attenzione alla vita moderna in tutti i suoi aspetti: come le corse ciclistiche, le prime automobili a motore che sfrecciano idealmente su questi grandi manifesti. Molti storici e critici dell’arte vollero dare di Toulouse Lautrec una visione leggendaria e maledetta, come se la principale attenzione della sua pittura fosse focalizzata sulle perversioni sessuali. Al contrario molte prostitute sue modelle non vengono mai ritratte in maniera scabrosa, come più tardi avrebbe dimostrato il realismo crudo di Schiele. Lautrec le rappresenta assorte in momenti della vita quotidiana: chi intenta a pettinarsi i capelli, chi si intrattiene in chiacchere adagiata su morbidi divani, chi invece semplicemente addormentata. La modernità dello stile  mescolata ad un gusto raffinato composto da tratti decisi e colori accesi, ci conduce verso questo “mondo fuggevole” ben descritto dalle opere in mostra a Milano.

Giacomo Cazzaniga

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Henri de Toulouse-Lautrec, Au lit, 1892, olio su cartone, Foundation E.G. Bührle Collection, Zürich

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