Hans Hartung,  figura di spicco dell’astrattismo lirico, è considerato soprattutto un pittore del dopoguerra. La sua carriera inizia nel 1922, quando all’età di soli diciotto anni, malgrado non conoscesse ancora Kandinsky, produsse una serie di acquarelli astratti che colpiscono per la loro intensità espressiva. È l’inizio di una lunga carriera. Gli anni sessanta segnano una svolta decisiva; nel 1960 vince il premio per la pittura alla Biennale di Venezia, raggiungendo il vertice del riconoscimento internazionale.

Hans Hartung nel suo atelier – 1975 / Ph. François Walch

 

Per celebrare la grandezza di Hans Hartung la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia presenta quaranta lavori su carta e sedici dipinti di grandi dimensioni mai esposti prima. La rassegna è curata da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, organizzata in collaborazione con la Fondation Hartung-Bergman di Antibe. I primi polittici di Hans Hartung appaiono nel 1961 e già nei primi si distinguono i suoi principali metodi di elaborazione: la prima tipologia attiene alla continuità, infatti Hartung decide di riunire diversi pannelli per farne un unico insieme, ma questi sono stati elaborati in maniera autonoma, cosicché non vi è alcuna coincidenza dei bordi dei dipinti. È questo il caso, per esempio dei dittici T 1961-H8/H9 oppure T 1988-K31/K32.

Hans Hartung / Polittici alla Galleria Nazionale dell’Umbria / Perugia Credits > Giulia Venturini / La critica A parte
Hans Hartung / Polittici alla Galleria Nazionale dell’Umbria / Perugia Credits > Giulia Venturini / La critica A parte

 

È proprio Hartung, al momento di catalogare le proprie opere, a indicare esplicitamente nelle schede descrittive che si tratta di un polittico. Hartung adotta un’altra tecnica, che potremmo definire una tecnica di superficie continua: dispone, facendole combaciare, più tele e le attraversa dipingendo con un unico gesto come del caso delle opere T 1974-R 13/R 14 oppure T 1980- E 34/E 35. È ben visibile all’estremità di un bordo la fine di un tratto o di una zona colorata che riprende all’estremità del bordo contiguo. Questo tipo di configurazione è divenuta possibile soltanto a partire dal 1973, quando l’artista disponeva di un grande atelier, poiché le tavole possono superare anche i sei metri di lunghezza. Occorre ricordare che l’artista, arruolato durante la seconda guerra mondiale, fu ferito al fronte e gli fu amputata una gamba, quindi in un primo momento fu obbligato a lavorare su tavole dal formato limitato.

Hans Hartung / Polittici alla Galleria Nazionale dell’Umbria / Perugia Credits > Giulia Venturini / La critica A parte

 

Dopo questo evento ha sicuramente trovato nel polittico e nella giustapposizione dei pannelli in un unico insieme inscindibile, una risposta alla sua frustrazione; infatti queste opere incarnano la collera e la rivolta dell’artista. Lungo il percorso espositivo si possono ammirare moltissimi lavori su carta, il supporto più utilizzato sarà un cartone baritato, la cui superficie liscia e lucida riesce a enfatizzare gli accorgimenti tecnici messi in campo dall’artista. Lo sperimentalismo di Hartung non arretra di fronte alle ridotte dimensioni e alle maggiori fragilità della carta; i cartoni diventano così il terreno nel quale i segni del colore aggrediscono il bianco del fondo. Il foglio è sempre suddiviso in spazi uguali da un nastro da pacchi marrone, il quale privo di ogni decorazione e preziosità entra a far parte della composizione; altre volte invece il nastro viene rimosso una volta compiuta l’opera generando così lacune nel tracciato del segno. Luci e ombra, pieni e vuoti si alternano con ritmi diversi e sincopati. Il percorso espositivo è ricco di suggestioni, poiché i polittici di Hartung dialogano con opere di Gentile da Fabriano, Piero della Francesca e Perugino, facendo entrare lo spettatore in un luogo magico nel quale è possibile riavvolgere il tempo.

Giulia Venturini

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