A Castel del Monte, Nino Longobardi rende omaggio a Federico II distribuendo le sue sculture nel castello medievale; le sale del maniero federiciano sono interamente occupate con sacrali e minacciose presenze. Non è un caso che la mostra si chiami Apparenze, interamente curata da Achille Bonito Oliva e coordinata da Dafna Napoli in collaborazione con Nuova Apulia.

nino longobardi
Nino Longobardi Castel del Monte ph. Fulvio Ambrosio

 

La mostra si sviluppa in tutte le sale del castello in interni ed esterni. Partendo dal cortile troviamo un Cristo deposto che sovrasta in bellezza e monumentalità il perimetro ottagonale del castello; la resina del corpo del Cristo cede il posto alla potente armatura che la sostiene, sviluppando nello spazio giochi concentrici di ferro e dondolando a ogni soffio di vento. Qui è nascosta la chiave di tutto il percorso espositivo: il gioco tra pieno e vuoto, luci e ombre, morte e vita con le presenze di teschi e crani, bicchieri, imbuti e strumenti musicali, ma anche il tema della metamorfosi ed il superamento dei limiti spaziali, il tutto in un’atmosfera comica e tragica.

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Nino Longobardi, Castel del Monte, ph. Fulvio Ambrosio
Nino Longobardi, Castel del Monte, ph. Fulvio Ambrosio

 

Molti sono gli omaggi alla storia dell’arte, in particolare a Magritte e Van Gogh: il primo lo troviamo nei piedi recisi fino alla caviglia pronti per indossare immacolati calzini bianchi ed il secondo nelle teste che oscillano in sedie bucate. Percorrendo le sale del castello si notano opere come Hoplà in cui in uno scuro e ridente teschio è inserito un bicchiere, la Tromba di Eustachio, una tromba inserita nell’orecchio di una piccola testa, Parafulmine in cui uno scheletro inginocchiato sostiene un corpo umano nudo e infine il calco di un corpo umano che rimanda al monaco pisano Fibonacci e ai suoi studi sui numeri e sulle sequenze matematiche.

Fibonacci 2017, 210x90cm, resina e ferro ph Fulvio Ambrosio.
Profeta 2016, dimensioni naturali, resina e stoffa. Courtesy of Galleria Il Ponte, Roma.
Testa di Poeta 2014, dimensioni naturali, alluminio e pittura ad olio. Courtesy of Galleria Il Ponte, Roma.
Tromba di Eustachio 2016, dimensioni naturali, alluminio e ottone.

 

Sempre in tema di evocazione nell’ultima stanza l’artista rende nuovamente omaggio a Federico con Gute Shlafen Federico, un’augurale buonanotte con un letto che poggia su cumuli di detriti umani, ossa e teschi. Una particolare attenzione è rivolta allo spazio espositivo che è talmente magnifico ed evocativo che crea un perfetto connubio tra architettura del passato e arte contemporanea. L’esperienza che si prova visitando questa mostra è mistica, poiché rianima ricordi, sollecita qualche paura ancestrale, ma soprattutto ricorda che la vita come la morte coabitano. Una volta chiusa la mostra e spente le luci, nel silenzio della notte andriese, sembra che il padrone di casa si materializzi chiamando a sé tutti i lacerti di ossa e teschi per danzare alla vita e beffarsi della morte. Un teatrino, questo, ipotizzato dallo stesso Achille Bonito Oliva: “la morte torna in vita attraverso una rappresentazione che sdrammatizza il referto definitivo della scomparsa e ipotizza invece un suo riscatto mediante la sorpresa d’innesti sorprendenti e carichi d’ironia”.

Giulia Venturini

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