H. Cartier-Bresson

 

Il periodo di lenta affermazione della fotografia coincise con quello in cui la capitale francese fu il centro della cultura artistica mondiale, ovvero l’800 e la prima metà del 900. Durante questo lasso di tempo i fotografi, se dapprima si cimentarono nella ritrattistica, molto richiesta e fonte di reddito, si lasciarono poi andare a più ampie espressioni, guardandosi attorno e cominciando a prediligere come soggetto lo spazio urbano, ed in particolare quello di Parigi, città che accoglieva artisti fotografi da ogni angolo del mondo. Il vero pioniere del genere che noi oggi chiamiamo Street Photography, fu però un francese, Eugene Atget, operante tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, rivalutato durante gli anni venti dai surrealisti, quando ormai era alla fine della sua vita, e quando la fotografa statunitense Berenice Abbott fu colpita a tal punto dalle sue opere da divenire la portavoce post mortem dell’estetica del fotografo.

Eugene Atget, Bon Marche, Paris, 1927

 

Atget cominciò a puntare l’obiettivo sullo scenario urbano parigino: architetture e monumenti, strade deserte o popolate, vetrine, lavoratori, parchi, giostre, e tutto ciò che la città poteva offrire al suo occhio di flâneur insaziabile; per l’epoca in cui operava, i suoi lavori costituivano davvero un’eccezione ed una novità che non ebbero un riscontro positivo tra i contemporanei, e solo qualche decennio più tardi, gli artisti d’avanguardia scorsero nella sua opera un’inesauribile fonte di ispirazione. Non appare dunque inverosimile un’influenza della fotografia di Atget su quella dell’ungherese Brassaï, che nel 1933 pubblicò una raccolta di fotografie intitolata “Paris de nuit”, in cui i soggetti sono gli stessi di quelli di Atget, ma ripresi di notte; molti scatti ritraggono scene di caffè parigini pullulanti di artisti e prostitute, altri riprendono sagome di amanti come fossero fantasmi che si attardano per le strade brumose della ville lumière.

Brassaï, Une Fille, Rue Quincampoix, Paris
Brassaï, 1931-32

 

Un altro protagonista della Street Photography, che ha dedicato tutta la propria vita a catturare “l’attimo fuggente”, è stato il francese H. Cartier- Bresson; il suo palcoscenico fu la vita di strada, che lo ha reso uno dei fotografi più celebri al mondo. Anch’egli ha immortalato la vita parigina in ogni sua sfaccettatura dando impulso e spunto all’opera di molti colleghi che ruotavano attorno ai circoli artistici tra gli anni trenta e quaranta del Novecento.

H. Cartier – Bresson Le Pont Neuf Paris

 

Volendo evocare lo scenario che ha ispirato l’opera di questi grandi artisti in una sintesi poetica di immagini e parole, si può ricorrere a ciò che scrisse Giorgio de Chirico al suo ritorno a Parigi nel 1924: “Cosi Parigi. Ogni muro tappezzato di reclames è una sorpresa metafisica; e il putto gigante del sapone Cadum, e il rosso puledro di cioccolatto Poulain sorgono con la solennità inquietante di divinità di miti antichi. Di notte il mistero non muore. I negozi chiudono le loro porte ma le vetrine, come i teatri nelle serate di gala, restano illuminate. Passeggiando a notte alta per i Boulevards tu vedi sfilarti innanzitutto il romanticismo della vita moderna…”.

Dolores Pulella

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