Diane Arbus fu una delle più grandi fotografe della sua generazione, rivoluzionò la fotografia d’Arte durante il periodo che va dal 1959 al 1971.  Divenne nota a livello internazionale per la sua straziante vena documentaristica che attraverso la fotografia in bianco e nero, ritraeva una realtà surreale fatta di personaggi eccentrici e persone ai margini della società; individui affetti da disabilità come il nanismo, altri da gigantismo o personaggi travestiti, circensi e via omettendo.

Il film di Tod Browning, “Freaks”, del 1932 è sicuramente uno dei film che ben si accostano alla sua idea estetica. Si dice che lo abbia visto molte volte dopo che il suo amico Emile De Antonio glielo fece conoscere. La storia di questa grande fotografa è certo molto complessa, dalla storia “d’amore e  fotografia” con Allan Arbus, alle esperienze d’insegnamento e le importanti collaborazioni con il MOMA ed il Guggenheim, fino all’anno 1971 nel quale, all’età di 48 anni, si tolse la vita. In tal modo inavvertitamente, agli occhi della critica, aggiunse se stessa alla categoria di persone disagiate che apparivano nelle sue foto. Questo contribuì senza dubbio al crescente consenso che ora la vede come una figura di culto della sua generazione, posizionandola tra i migliori ritrattisti degli anni sessanta.

Il suo stile austero, quasi brutale influenzò fortemente altri grandi fotografi, modificando radicalmente la nostra percezione di ciò che è  consentito o giusto ritrarre in fotografia. Diane Arbus contribuì ad estendendere notevolmente lo spettro di soggetti accettabili. Un anno dopo la sua morte, nel 1972, dieci delle sue foto furono mostrate alla Biennale di Venezia. Ha volutamente esplorato l’ambiguità visiva dei gruppi marginali, così come delle persone ben integrate nella società, documentando il suo rapporto con la città di New York attraverso i suoi abitanti. Con rare eccezioni, ha realizzato fotografie con tipi umani semplici, era interessata ai suoi soggetti per quello che erano più specificamente, non rappresentanti di posizioni filosofiche, di stili di vita o tipi fisiologici, ma un mistero nella loro unicità.

“Una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere.” Diane Arbus

Claudia  Piccolomini

 

 

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